Il mio pischello


A maggio dello scorso anno mi operai alla schiena. Mi avevano appena riportata in camera dalla sala operatoria ed ero ancora stordita dall’anastesia. Presi il cellulare e scrissi a Carunchio ” vorrei tu fossi qui”. Non ricordo cosa mi rispose ma io per scherzo lo chiamai pischello. Rimase interdetto, pensava che con quell’appellativo sminuissi la sua matura virilità. Mi chiese perché lo avessi chiamato così e io gli risposi “perché non conosci le donne”, e gli chiesi se conosceva la canzone Guaglione di Carosone. Non la sapeva. Così tra le nebbie dell’anastesia iniziai a cantare:

E passe e spasse sott’a stu barcone,

ma tu si’ guaglione…

Tu nun canusce ‘e ffemmene,

si’ ancora accussì giovane!

Tu si’ guaglione!…

Che t’ha miso ‘ncapa?

va’ a ghiucà ‘o pallone…

Era un uomo di poca autoironia, non amava essere preso in giro sulle sue doti mascoline. Ma l’anestesia fa brutti scherzi ad alcune persone, io invece ero di buon umore e cantavo. Per me da allora resta il mio “pischello “.

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 Ciao Pischello ❤

Il tipo conosciuto in chat


Visto che ci saranno gli sviluppi da raccontare in questa pagina che va sotto la categoria dei “Ricordi”, è bene dare un nome al protagonista maschile della storia, lo chiameremo Carunchio, in omaggio al personaggio del film Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto. Trovo una certa similitudine di comportamento da maschio predatore con sentimenti di rivalsa sulle donne borghesi di  carattere volitivo. Per chi non avesse visto il film (che consiglio) per avere un’idea del genere d’uomo di cui parlo, basta guardare un po di foto:

Il resto vi sarà più chiaro man mano che scriverò quel che è successo.