A maggio dello scorso anno mi operai alla schiena. Mi avevano appena riportata in camera dalla sala operatoria ed ero ancora stordita dall’anastesia. Presi il cellulare e scrissi a Carunchio ” vorrei tu fossi qui”. Non ricordo cosa mi rispose ma io per scherzo lo chiamai pischello. Rimase interdetto, pensava che con quell’appellativo sminuissi la sua matura virilità. Mi chiese perché lo avessi chiamato così e io gli risposi “perché non conosci le donne”, e gli chiesi se conosceva la canzone Guaglione di Carosone. Non la sapeva. Così tra le nebbie dell’anastesia iniziai a cantare:
E passe e spasse sott’a stu barcone,
ma tu si’ guaglione…
Tu nun canusce ‘e ffemmene,
si’ ancora accussì giovane!
Tu si’ guaglione!…
Che t’ha miso ‘ncapa?
va’ a ghiucà ‘o pallone…
Era un uomo di poca autoironia, non amava essere preso in giro sulle sue doti mascoline. Ma l’anestesia fa brutti scherzi ad alcune persone, io invece ero di buon umore e cantavo. Per me da allora resta il mio “pischello “.

Ciao Pischello ❤
