Il mio pischello


A maggio dello scorso anno mi operai alla schiena. Mi avevano appena riportata in camera dalla sala operatoria ed ero ancora stordita dall’anastesia. Presi il cellulare e scrissi a Carunchio ” vorrei tu fossi qui”. Non ricordo cosa mi rispose ma io per scherzo lo chiamai pischello. Rimase interdetto, pensava che con quell’appellativo sminuissi la sua matura virilità. Mi chiese perché lo avessi chiamato così e io gli risposi “perché non conosci le donne”, e gli chiesi se conosceva la canzone Guaglione di Carosone. Non la sapeva. Così tra le nebbie dell’anastesia iniziai a cantare:

E passe e spasse sott’a stu barcone,

ma tu si’ guaglione…

Tu nun canusce ‘e ffemmene,

si’ ancora accussì giovane!

Tu si’ guaglione!…

Che t’ha miso ‘ncapa?

va’ a ghiucà ‘o pallone…

Era un uomo di poca autoironia, non amava essere preso in giro sulle sue doti mascoline. Ma l’anestesia fa brutti scherzi ad alcune persone, io invece ero di buon umore e cantavo. Per me da allora resta il mio “pischello “.

fe91cebd4eeb56f0b507b3ef8a494410

 Ciao Pischello ❤

8 pensieri riguardo “Il mio pischello

  1. Ahahah…sei tremenda!!
    Con i pischelli puoi giocarci senza che se accorgano ed il bello sta proprio in questo, ironizzare sulla loro presunta virilità.
    Esiste un detto dalle mie parti, chi ostenta tanta pratica è sempre colui che vorrebbe averla.
    I pischelli lasciamoli sbizzarrire con youporn, pian piano impareranno dove mettere mani e lingua… :D. 😀

    Ciao Daniela, buon lunedì!!!

    Piace a 1 persona

Lascia un commento