Verde dì-sperato


Harald Slott-Møller (1864–1937) Primavera 1901
Se il vento spalancasse  la finestra
l’ultimo calice di cristallo andrebbe in pezzi
preziosa reliquia del mio passato
appena consumato
un’ultima volta a cena
un’ultima volta in mano
strappato via il lenzuolo
brividi improvvisi sulla schiena
soltanto un sussulto, paura, freddo
nell’ansia del sonno interrotto
a chiedersi all’improvviso dove siamo.

Se ancora in vita si potesse
cancellare il tempo
il cambiamento
fermare la mano sul tavolo
le dita in gioco sul calice
mentre con te distrattamente parlo
nella luce della sera
prima di dirsi ciao, a domani
è stato bello rivederti
si, certo, ci rivedremo.

 

Il sonno del mattino


Daniel Murtagh 3

Ho dormito. Per metà della mia vita,
ho dormito: sono stata felice.
Finchè, morendo, tu non m’hai svegliata
e detto: “Guardalo, il tuo amore. Guarda
che fragile finzione, quel che credi
duraturo, eterno!”. E mi ha colpito
il viso il tuo alito guastato.
“Tanto vale non amare. Tanto, credi,
dar fuoco a tutti i ponti”. Dunque anche tu
dormivi quando m’abbracciavi? Forse,
all’amore giovane, è complice
dei sogni – fitti e illesi – la penombra,
come nel breve sonno mattutino?
Eccoci al giorno che distrugge. Svegli,
ci guadiamo in faccia – ed è ben duro
continuare, in questa luce cruda

Armanda Guiducci