Non mi hanno fatto parlare del cielo


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Sono stata a Pavia per un concorso in storia dell’arte. Dovevo parlare dei paesaggi di John Constable, un pittore inglese Romantico, il primo che dipingeva paesaggi dal vero osservando il variare della luce nel corso del giorno e dei cambiamenti atmosferici.
La commissione mi ha stroncata, l’esame da bando doveva durare 45 minuti, invece hanno imposto ( a tutti ) la durata di 15 minuti, ho solo avuto il tempo di dire che il suo era un paesaggio realista, la presidente di commissione ha sentito idealista, ho ribattuto difendendomi  che c’era il power point alle mie spalle con su scritto quello che stavo dicendo, mi ha fatto finire l’esame in due minuti.
A parte la frustrazione ( con il termine frustrazione s’intende quello stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o a cause endogene ovvero lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio – Wikipedia ) e delusione, sono dovute passare due settimane per sbollire la rabbia. Che tristezza, l’Italia, come è trattata l’Arte, da quali personaggi burocrati e ignoranti dobbiamo essere giudicati, accattoni che si mettono in competizione, sembrava il processo di Kafka.
Si capisce che sono amareggiata ma non m’importa dell’esame, quello che per me era importante e che avevo da dire mi è rimasto tutto dentro e che iniziava con una frase di Constable :

È molto difficile indicare una categoria di paesaggio in cui
   il cielo non sia l’elemento chiave, la misura della bilancia
   e il principale organo del sentimento

Il cielo è la “sorgente di luce” nella Natura — e governa ogni cosa″

Constable, come tutti gli artisti, aveva il suo pensiero dominante che perseguirà nella sua arte per tutta la vita : il cielo. Non voglio tediarvi con inutili spiegazioni perché non ce ne sono, Constable era un Romantico, un panteista, la Natura era sacra ma non in senso religioso, era la fonte di tutte le cose e l’elemento principale era la Luce.
Studiava e dipingeva il cielo soprattutto nuvoloso dove la luce giocava i contrasti e le sfumature di colore. Ed ora vi allego alcuni suoi paesaggi e studi del cielo.
Adesso mi sento più soddisfatta. Grazie dell’attenzione.
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“Cloud Study, Hampstead, Tree at Right” (Sept. 11, 1821) by John Constable is shown in this undated handout photo released to the media on Dec. 17, 2012. This is one of many oil studies Constable made of the sky above him. Photographer: John Hammond/Royal Academy of Arts, London via Bloomberg

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Branch Hill Pond, Hampstead by Constable, John (1776-1837) oil on canvas Victoria & Albert Museum, London, UK English,

Eppur questo non basta


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Nostalgia, insoddisfazione, senso di inconcludenza, d’incompiuto. Sentimenti e stati d’animo che si presentano quando qualcosa finisce: è finita una stagione, un libro che ci piaceva tantissimo, la nostra canzone preferita. Siamo portati a ripetere, a tornare indietro, ancora una volta e poi andremo avanti finalmente. Tutto continua ma in realtà tutto si ripete, con nuove forme. Esiste davvero un cambiamento? Voluto da noi e non frutto del caso e dell’evolversi ciclico della vita, dove tutto si ripete. Mi ricorda la canzone di Fabrizio De Andrè, Canzone Dell’amore Perduto :

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole 
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”, 

vorrei dirti ora le stesse cose 
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose 
così per noi 

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai, 
non resta che qualche svogliata carezza 
e un po’ di tenerezza. 

E quando ti troverai in mano 
quei fiori appassiti al sole 
di un aprile ormai lontano, 
li rimpiangerai 

ma sarà la prima che incontri per strada 
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato, 
per un amore nuovo.

Oppure la splendida canzone di Battiato, La Stagione dell’Amore :

La stagione dell’amore viene e va
I desideri non invecchiano quasi mai con l’età
Se penso a come ho speso male il mio tempo
Che non tornerà, non ritornerà più
La stagione dell’amore viene e va
All’improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà
Ne abbiamo avute di occasioni
Perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai
Ancora un’altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore
Nuove possibilità per conoscersi
E gli orizzonti perduti non ritornano mai
La stagione dell’amore tornerà
Con le paure e le scommesse
Questa volta quanto durerà
Se penso a come ho speso male il mio tempo
Che non tornerà, non ritornerà più
Ecco, Battiato chiarisce bene il mio disorientamento: tutto cambia per ripetersi ancora;
è il tempo in cui viviamo le nostre esperienze che incessantemente cambia, da giovani ci sembra di avere un tempo indeterminato davanti, con l’età più matura siamo coscienti di quanto sia tutto breve e quindi scegliamo, dobbiamo scegliere: vivere intensamente ogni attimo, non spendere male il proprio tempo che non ritornerà più, non ci sarà più quella persona, quella casa, quella giornata vissuta insieme.
Ci sarà qualcun altro, forse … Dovrebbe consolarmi questo pensiero, e invece non basta.

E’ fuggita l’estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne’ il bene ne’ il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l’ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami…
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.