Un libro senza parole


Se ti baciassi adesso, come stanotte, in sogno. L’ illusione del tempo, l’eterno presente che ci dona lo stesso inganno. Smetteremmo di amare se potessimo non ricordare. Vorrei essere una foglia trascinata dal fiume. Una mela che cade dal ramo. La neve che si scioglie per assetare la terra. Un’onda allungata sulla riva. Un gabbiano che annuncia tempesta. Un libro senza parole.

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Bellissima


Bellissima, mi ascolti,
non sopporto il tuo amore.
Mi guardi, osservi come
il tuo amore mi nuoce e mi distrugge.
Se fossi solo un poco meno bella,
se avessi solo un piccolo difetto,
un dito mutilato ed evidente,
un qualcosa di aspro nella voce,
un taglietto vicino a quelle labbra
di frutto in movimento,
una qualche lentiggine nell’anima,
con un brutto ritocco impercettibile
nel sorriso…
io potrei tollerarlo.

Però la tua crudele bellezza è implacabile,
bellissima;
non c’è fronda in riposo
per la tua luce acuta
di stella sempre in fuga
e dispero di capire
che anche se mutilata saresti ancor più bella
come certe statue.

Eduardo Lizalde

POESIE SCELTE di Rafał Wojaczek “il poeta maledetto”


Avatar di giorgio linguaglossaL'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Rafał WojaczekRafał Wojaczek,  poeta e prosatore polacco, annoverato nel gruppo dei poeti maledetti. Nacque a Mikołów il 6 dicembre 1945 e morì suicida a Wrocław l’11 maggio 1971. Debuttò nel 1969 con la raccolta Sezon (La stagione), accolta con lusinghieri giudizi dalla critica. Nel 1970 uscì la sua seconda raccolta Inna bajka (Una diversa favola). Postume uscirono Którego nie było (Colui che non c’era, 1972) e Nie skończona krucjata (La crociata non finita, 1972).

   Scriveva solo quando non era in stato di ubriachezza. Si chiudeva in casa per due settimane e senza interruzione scriveva, correggeva, limava. Poi subentrava un intervallo di due-tre settimane, durante il quale si ubriacava da non reggersi in piedi, faceva scenate, provocava scandali. Più volte tentò di togliersi la vita. I medici gli diagnosticarono la schizofrenia. Questa diagnosi pesò su tutta la sua vita. Egli stesso chiese di trascorrere una settimana in una clinica psichiatrica…

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La conclusione


E’ la foto di un’alba o di un tramonto?
Questa che vedete è la foto del mio profilo Fb poiché rappresenta la mia disposizione d’animo da un paio d’anni.
Si arriva ad un certo punto della vita che coincide nella somma delle tue esperienze con quella della tua età e allora si cambia, si ha un evento.
E’ l’inizio della fine o di un principio? Io mi sono sempre immaginata la mia vita come una serie di somme di cerchi (il primo è solo un piccolo punto alla nascita) che si addizionano e si includono uno dopo l’altro; ma un cerchio non può racchiudere l’ultimo, e tutti i suoi precedenti, se prima non sia concluso il suo tragitto.

Io ho appena concluso un cerchio, l’ultimo che racchiude tutto quel che ho vissuto in questi ultimi sei anni di vita, sei anni densi di amore e dolore, ho provato tutte le emozioni più forti e le esperienze più importanti nella vita di un essere umano: l’esperienza della morte e della perdita, quella di amare incondizionatamente, quella del dolore causata da una malattia che sono riuscita a vincere. E ora si apre un altro cerchio.
L’inizio e la fine coincidono, l’alba e il tramonto sono il circolo perfetto: nell’istante in cui il sole non c’è, è il tempo sospeso tra due mondi, il giorno e la notte.
E’ il momento in cui ci troviamo quando qualcosa è finito nella nostra vita, sentiamo un vuoto. Ma è solo un vuoto su cui inizia il nuovo ciclo, un nuovo cerchio della vita.
Un nuovo giro di giostra.

Mia giovinezza


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Mia giovinezza

Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all’essere. Sei tu, Ma un’altra sei:
senza fronda né fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto: Un’altra sei, più bella.

Ami, e non pensi esser amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi rendi grazie in cuore.

Anno per anno, entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese: ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo. Or guardi al Lume
che non inganna: nel suo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un’età che non ha nome:
umana tra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.

O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno: – infin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quand’è spento il sole.

Ada Negri

La foto che ho pubblicato è della fotografa Annie Leibovitz, famosa per aver ritratto tutti i personaggi più importanti del Novecento. Quella che vedete ritratta è Vivienne Westwood con il marito Andreas Kronthaler. Lei è una famosissima stilista che negli anni ’70 a Londra creò lo stile punk, non come moda, era il suo modo di essere. Nel 1962 sposa Derek Westwood da cui prende il nome. Nel 1971 inizia una relazione con Malcom McLaren, manager dei Sex Pistols, band punk rock, e apre il suo primo negozio. Nel 1988, insegnante alla Scuola d’Arte di Vienna, incontra Andreas, un suo studente: lei 47 anni e lui 22.

Da allora vivono e lavorano insieme, nel 1992 si sposano. Venticinque anni di differenza, ma Vivienne non ha età, ha superato il tempo, e Andreas continua a darle amore come un dono, capace di cogliere la straordinaria bellezza di una donna che ha sempre vissuto il corpo come scandalo e provocazione.
Io la ammiro, deve avere una forza straordinaria perché ha avuto il coraggio di vivere un amore con un uomo molto più giovane di lei senza la paura del tempo. Io al suo posto mi sentirei straziare se il mio uomo mi guardasse e vedesse non me ma una vecchia. Io ho paura del tempo che passa, della perdita della giovinezza.
Eppure so che giovinezza e bellezza non sempre sono un’unica cosa. Forse ho paura di chi mi guarderà e non vedrà quanto sarò ancora bella.

  

 

Sul tavolo


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Ci terrei a precisare che ho comprato
questa tovaglia
con il suo semplice disegno ripetitivo
di fiori viola scuro non menzionati
da alcun botanico
perché mi ricorda quel vestito stampato
che indossavi
l’estate che ci siamo conosciuti (un vestito
– hai sempre sostenuto –
che non ti ho mai detto che mi piaceva).
Be’, mi piaceva, sai. Mi piaceva.
Mi piaceva un sacco, che ci fossi tu dentro
oppure no.

Come è potuto uscirsene così in silenzio
dalla nostra vita?
Detesto (proprio detesto) l’idea di qualche
altro sedere
che faccia svolazzare a sinistra e a destra
quelle pesanti corolle.
Detesto ancor più immaginarmelo sgretolarsi
in una discarica
o fatto a brandelli – un pezzo qui che pulisce
un’astina dell’olio
un pezzo là intorno a una crepa in un tubo
di piombo.

È passato tanto tempo ormai, amore mio,
tanto tempo,
ma stanotte proprio come la nostra prima
notte sono qua,
la testa leggera tra le mani e il bicchiere
pieno,
che fisso i grossi petali sonnolenti fino
a quando si mettono in moto,
amandoli ma con il desiderio di sollevarli,
di schiuderli,
persino di farli a pezzi, se questo è quanto
ci vuole per arrivare
alla tua bellissima pelle, desiderosa,
calda, candida come la luna.

Andrew Motion

Via dello sguardo


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Hai sognato che ero d’altri.
Com’è semplice ora spiegarti che un sogno può restare disatteso
e a noi tocca l’appartenenza alla fine.

Sono venuta per questa pena che ti abbuia il viso
la via dello sguardo
dove la mia insicurezza è saldata alla tua
e tu smetti di dire e sognare
perché parlare crea mondi, piani non finiti
che noi non abitiamo.
Vedi, ho sognato che potevo essere d’altri
ma se c’è un tempo in questa vita
io l’ho misurato tutto sul tuo polso
al termine di una notte in cui in due
si è resa possibile l’alba in una stanza

Inedito di Chiara Piscitelli

Chiari del bosco


bosco 2

“Il chiaro del bosco – dice Marìa Zambrano –  è un centro nel quale non sempre è possibile entrare; lo si osserva dal limite  e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo. E’ un altro regno che un’anima abita e custodisce. Qualche uccello richiama l’attenzione invitando ad avanzare fin dove indica la sua voce. E le si dà ascolto. Poi non si incontra più nulla, nulla che non sia in un luogo intatto che sembra essersi aperto solo in quell’istante e che mai più si darà così.  Non bisogna cercarlo. Non bisogna cercare. E’ la lezione più immediata dei chiari del bosco: non bisogna andare a cercarli e nemmeno a cercare nulla da loro. Nulla di determinato, di prefigurato, di risaputo. (…) Sospendere la domanda che crediamo costitutiva dell’umano.”

(Marìa Zambrano, Claros del bosque, 1977. Traduzione dallo spagnolo di Carlo Ferrucci, Feltrinelli, Milano 1991, pp. 11-12)

Ho riportato questo brano dal blog:
http://lacasayemenita.blogspot.com/search/label/Anna,
commentato dall’autrice dell’articolo: Anna.
Ho letto in questo brano la rivelazione di una grande verità, è come un ossimoro: quando smetti di cercare, hai finalmente trovato quello che volevi. Mi è stato di grande conforto leggere queste parole perché pensavo di essere in errore, che nell’ultimo anno mi ero lasciata andare e non avevo più interesse per nulla. Invece semplicemente è avvenuto un cambiamento e la presa di coscienza di essere arrivata al centro del bosco, senza più paure e senza cercare la strada giusta. C’è una luce, un chiarore al centro. So che se anche dovessi di nuovo perdermi e avere paura, quella luce non mi abbandonerà mai.

La verità, vi prego, sull’ amore


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Il tema di questa poesia è  l’amore e la disonestà – i due poli tra i quali ci ritroviamo a vivere, a volte inconsapevolmente altre in piena malafede, questo inafferrabile sentimento che chiamiamo amore. L’unica strada da percorrere è sempre quella che affronta la verità. E in che modo? Essere spietati, domandarsi dove ci si trova in questa divergenza tra amore e disonestà, pronti e bravissimi, anche quando siamo sfortunati, a conciliarli tra loro, a fonderli insieme.  I versi del poeta oscillano tra la più intensa tenerezza e la banale e dolorosa indifferenza.  Il poeta, come uomo, fa un disperato appello, vuole la verità sapendo bene che la rincorriamo per tutta la vita ma quando ci si presenta davanti abbassiamo gli occhi. Nessuno è degno , nessuno è onesto.

Ditemi la verità, vi prego, sull’amore
Alcuni dicono che l’amore è un bambino
e alcuni che è un uccello
alcuni dicono che fa girare il mondo
e altri che è solo un’assurdità,
e quando ho chiesto cosa fosse al mio vicino
sua moglie si è seccata e ha detto
che non era il caso di fare queste domande.
Può assomigliare a un pigiama
o a del salame piccante dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare un lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
È tagliente o ha gli orli lisci e soffici?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

I libri di storia ne parlano
solo in piccole note a fondo pagina,
ma è un argomento molto comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sulle copertine degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un cane affamato
o fa il fracasso di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
con una sega o con un pianoforte Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
O apprezzerà soltanto musica classica?
La smetterà quando si vuole un po’ di pace?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

L’ho cercato nei chioschi del giardino
ma lì non c’era mai stato:
ho anche esplorato le rive del Tamigi
e l’aria balsamica delle terme.
Non so cosa cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma certo non era nel pollaio
e nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon cittadino o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se un po’ audaci?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull’autobus mi pesterà un piede?
Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore

Wystan Hugh Auden

Un regalo vero


Ringrazio Beatrice Cristalli che sul suo profilo Instagram fa riferimento all’articolo che le avevo dedicato qui sul blog sul suo libro di poesie.  È stato da parte sua un gesto inaspettato che mi ha colpita molto a fondo. Grazie ancora.