Il Sammaro è uno dei principali affluenti del fiume Calore nel Parco Nazionale del Cilento. Per arrivare alle Gole si scende lungo una strada sterrata. Un sentiero, che corre lungo il lato sinistro del fiume, conduce alle sorgenti, circondate da una folta vegetazione. Il luogo ebbe insediamenti già in età preistorica. Alla fine del sentiero si giunge ad una grotta, nota come Grotta Grande di Sacco (Sacco è il vicino paese) o Grotta di Jacopo, a un centinaio di metri dalle sorgenti, che fu abitata da una comunità di pastori nell’età del Bronzo (XV – XIV sec. a.C.). Il luogo è magico e surreale. Non lontano dalle Gole vi è un altro posto altrettanto suggestivo, il paese abbandonato di Rescigno vecchia, di cui parlo in un altro articolo.
Il Parco Nazionale del Cilento è un luogo meraviglioso, un paradiso della natura con tanti borghi tutti da visitare. Avendo casa a Paestum, ci vado molto spesso, soprattutto in primavera che è la stagione ideale per godere della sua bellezza. Il fiume Calore attraversa l’intero territorio del Cilento e le Gole sono uno dei sentieri di trekking più belli. Si segue il corso del fiume per inoltrarsi poi nel bosco, si scala la montagna e si scende a valle attraversando il ponte medioevale. Le immagini parlano da sole.
Un progetto di arte pubblica a cura di Collettivo Fx e Nemo’s.
di Redazione Art Vibes
Picture:Non me la racconti giusta – Casa circondariale di Ariano Irpino. photo credits: Antonio Sena.
“Non me la racconti giusta” è una di quelle frasi che esprimono diffidenza, è una frase a volte leggera ma che nasce dalla mancanza di fiducia o dal pregiudizio, “raccontare” inoltre, presume il desiderio di saperne di più. “Non me la racconti giusta” è anche un progetto di arte pubblica che nasce dalla collaborazione tra gli artisti Collettivo Fx e Nemo’s, il magazine di arte e cultura contemporanea ziguline e Antonio Sena, fotografo e videomaker. L’obiettivo è quello di riportare l’attenzione sul carcere, una dimensione scomoda per la nostra società e spesso trascurata dalle istituzioni. Uno dei paradossi del carcere è che i detenuti vivono quotidianamente una realtà che non gli appartiene e che non li rispecchia, di conseguenza, la realizzazione di un’opera d’arte ideata e concretizzata attraverso il loro lavoro rappresenta qualcosa che possano sentire proprio. Attraverso un intervento artistico, la realizzazione di un video-racconto e il coinvolgimento attivo di un gruppo di detenuti, il progetto si propone di riflettere e di far riflettere sulla dimensione “carcere” attraverso la street art.
Il rapporto con gli altri, la natura, il lavoro e lacultura sono gli spunti che Collettivo Fx e Nemo’s hanno fornito ai partecipanti per innescare la discussione e coinvolgerli attivamente. Oltre alla fase progettuale gli artisti hanno posto le basi per la realizzazione pratica dell’opera, attraverso lo studio delle tecniche di tracciamento e riempimento, la definizione di linee, figure e perimetri, lo studio dei volumi e la definizione dei dettagli.
NON ME LA RACCONTI GIUSTA – ARIANO IRPINO- video courtesy of: Antonio Sena
Per ogni tappa un gruppo di detenuti viene coinvolto nella realizzazione di un muralesall’interno del carcere dove l’ideazione e la progettazione dell’opera non vengono imposte dai coordinatori ma generate dal confronto tra gli stessi detenuti. Questo aspetto rappresenta un elemento molto importante, in quanto, tra i principali obiettivi c’è quello di dare ai detenuti la possibilità di mettersi alla prova in un progetto culturale, pensato e realizzato da loro, e per loro, e non introdotto dall’esterno. Il metodo di lavoro consiste nel creare un tavolo di discussione sul quale i coordinatori pongono degli spunti di riflessione per animare un dibattito, da questa fase emergono dei contenuti che i detenuti andranno a tradurre in immagini, infine, fornite le basi tecniche, si passa alla realizzazione materiale del disegno.
Il primo intervento ha preso vita dal 7 all’11 novembre 2016 nella Casa circondariale di Ariano Irpino dove, Collettivo Fx e Nemo’s hanno guidatoAleksandr, Antonio, Dymitro, Giuseppe, Jimmy,Roberto e Stanislao nella realizzazione di un murales di 20×5 metri raffigurante il volto di Ulisse. La scelta non è caduta su questo personaggio in modo casuale, infatti, il suo lungo viaggio pieno di insidie si associa facilmente alla personale odissea dei detenuti e, per entrambi, il ritorno a casa è la forza motrice che spinge a superare ogni difficoltà. Un esempio positivo di come la forza d’animo sia determinante per la buona riuscita delle proprie imprese.
NON ME LA RACCONTI GIUSTA -CASA DI RECLUSIONE DI SANT’ANGELO DEI LOMBARDI – video courtesy of: Antonio Sena
Il secondo step si è svolto invece dal 21 al 25 novembre nella Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi dove Antonio, Carmine, Danilo,Francesco, Gianluca, Giuseppe, Pasquale, Raffaele,Renato e Vincenzo hanno dato vita a un Totò alatodi 30×5 metri nel passeggio principale del carcere. Anche in questo caso, il metodo è stato lo stesso ovvero sedersi a un tavolo per decidere insieme come strutturare il progetto, quindi l’idea da esprimere e come realizzarla praticamente. L’immagine di Totò è stata fortemente voluta dal gruppo, composto interamente da napoletani, ma dedicata a tutti i detenuti del carcere, per lo più partenopei. Dipingere Totò ha significato dare voce alla napoletanità, quella buona, essendo un personaggio riconosciuto universalmente come emblema del teatro e del cinema ma anche un uomo umile e generoso che non ha mai dimenticato le sue origini.
“Non me la racconti giusta” rappresenta il primo appuntamento di un ideale percorso in più istituti carcerari e si pone l’obiettivo di coinvolgere altre città per creare una rete di interventi e inviare il messaggio in modo più chiaro e forte. In seguito, gli interventi saranno accompagnati da un’opera all’esterno, a simboleggiare il detenuto fuori e dentro la dimensione carceraria, e mirata a ricordare che si commettono errori ma che ilpregiudizio non da nessun apporto positivo alla risoluzione dei problemi che riguardano la nostra società. Lavoro manuale, coinvolgimento in un’iniziativa culturale e la creazione di un progetto continuativo sono le basi sulle quali si fonda questa iniziativa.
Non me la racconti giusta – Casa circondariale di Ariano Irpino. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa circondariale di Ariano Irpino. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa circondariale di Ariano Irpino. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa circondariale di Ariano Irpino. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi. photo credits: Antonio Sena
Non me la racconti giusta – Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi. photo credits: Antonio Sena
Disse Lei: “Ma non possiamo vivere ‘sta cosa senza doverla per forza chiamare amore?” Rispose lui: “Ma se io ti amo, di che cos’altro dovrei parlare?” Allora Lei: “Mi ami? -rise- Non sai nemmeno che cosa vuol dire amare!” Lui: “Ah, perché tu lo sai?” E Lei: “Io? No, non lo so! E infatti non […]
Le reazioni e i comportamenti, i pensieri e le emozioni di fronte a qualcosa che ci attrae, incuriosisce.
Possiamo immedesimarci o rifiutare quello che abbiamo di fronte oppure sentirlo come parte della nostra realtà o un universo del quale non conosciamo le leggi ma ne percepiamo la grandezza assoluta.
Inutile è il silenzio
la distanza, il tempo.
Ascolta ben,
le senti?
Son le nostre anime
si parlano,
mentre noi litighiamo
discutiamo, non capiamo,
ridono di noi.
Ci confondono.
Quando sia successo
non sappiamo
che si son toccate
e fuse, e libere
da noi e dal mondo
incuranti
se ne vanno.
E anche quando noi
più non ci vedremo
loro insieme
resteranno.
La sostanza dove io manco è tutta avvolta nella coperta di lana.
Di quelli che più volte ho toccato ricordo le mani le facce le pance le voci le pettinature.
Mi stanno aiutando.
Enigma: io sono la mancanza – la mancanza che sono – sono ciò da cui manco – sono tutta mancanza – e non c’è nostalgia – neppure lontananza – essendo ciò che manca – adesso e sempre – io
Ormai è sazio
di ferite e di cielo. Si chiama uomo. Si chiama donna. È qui
nel celeste del pianeta – dice mamma. Dice cane
o aurora.
La parola amore l’ha inventata
intrappolato nel gelo.
Perso. Lontano. Solo. L’ha scritta
con ditate di rosso
in un silenzio caduto giù
dalla neve.
Ad ottobre del 2015 una mia amica mi chiede di accompagnarla in Sicilia per lavoro e io accetto, avevo voglia di distrarmi a causa di una storia che avevo chiuso nel mese precedente. Durante il viaggio chiedo di fermarci a Taormina per visitare il Teatro Greco, una tappa obbligatoria e io ero piena di entusiasmo all’idea. Quando ho visto la bellezza dell’arte unita a quella del paesaggio sono rimasta estasiata, ero lì ferma con lo sguardo perso a 360 gradi. Ma quello che ho visto era molto di più, l’Inferno in quel Teatro.
Troppo, troppo forte quello che provavo, una vertigine, non potevo più guardare …
Volevo che sparisse tutto, che l’Etna ingoiasse tutto davanti a me fino al limite dei miei piedi, veder sprofondare tutto e poi davanti al nulla andare via finalmente in pace.
Invece sono andata via io annientata. Ho lasciato la mia amica e mi sono recata a Stromboli, un altro vulcano, ma nessun Teatro con dentro l’Inferno.
Il fuoco non ha bruciato Taormina ma me. Racconto quest’esperienza perché oggi un amico che non vedevo da anni mi ha guardata e ha detto: sei come l’araba fenice. E io ho pensato subito a Taormina. E’ vero, risorgo … sempre. Brucia invece adesso Taormina e che non risorga mai più.
P.S.
oggi Domenica delle Palme. Nella simbologia cristiana si pensa che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) muore: il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio. Infatti nella simbologia cristiana, la palma è presente fin dall’epoca paleocristiana ed è legata a un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto. Rimanda così all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (Vangeli, Giovanni 12,13) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte.
Come rinascita iniziatica, la troviamo nell’antica simbologia greca accanto alla fiaccola ardente, simbolo del sole, fuoco e luce. Si collega infine alla fenice, associata alla palma sin dalla tradizione degli antichi egizi, e arrivati sino a noi attraverso il deposito culturale cristiano.
Resurrezione, quindi, rinascita.
“Post fata resurgo” (“dopo la morte torno ad alzarmi” epiteto della fenice).
Sono Daniela, benvenuti nel mio blog. Questo è il mio spazio dedicato a chi s’innamora delle opere d’arte, a chi crede nella bellezza, a chi riesce ad avere un dialogo muto ammirando lo spettacolo della natura o leggendo una poesia.
La mia città è Napoli, sono stata restauratrice e attualmente docente di storia dell’arte, sono segno zodiacale Pesci, la mia casa è il mare il mio elemento l’acqua. Grazie per essere qui.
"A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì, altre volte di coppie sì, ma non d'amore, ed è il caso più ordinario", p. 1386, R. Musil, 'L'uomo senza qualità'