«Per cui, non farti perdonare».
Mai che mi fosse accaduto considerarti
Un progetto, ma un suono di qualche buona tecnica.
Non c’è tuttavia rimedio al voler essere
A tutti i costi; a quest’ora, se hai bisogno, trovi
Qualche pezzo di ciabatta e le immagini
Della sera delle scelte.
È tardi – era davvero presto – per
Commettere ancora qualche grosso sbaglio.
Il tempo di riordinare la posa
O di chiarire gli spasmi; ma le chiavi
Non erano già più,
Non erano più gli anni,
Gli attimi, le vigorose alleanze del vivere.
Inventerei,
per ricominciare dove
La disillusione pesava.
Screpolato il ventre – ma non è poi
Così male essere e basta – le parole
Non frugano più. Nell’adagio tutto
Può schiudersi in un’annoiata bugia
O in un pianto che voleva stare da solo
Nell’umido che sempre salva.
Guarda che sei libero, verrà un ladro
E vorrà rubarti perché non potrà mai capire.
Essere le immagini della sera
Delle scelte, delle rivolte mature,
essere tutte le mie volte; al di qua
della tua mano la riva da cui le buone
proposte ripresentano le mancanze
e credono di essere cambiate.
Non è vero niente.
Mi sento morire, in te, attraversata da spazi che crescono, farfalle affamate che mi mangiano,
appena viva, con le labbra aperte dove risale il fiume della dimenticanza.
E tu con delicate pinze di pazienza mi strappi i denti, le ciglia, mi denudi
Del trifoglio della tua voce, dell’ombra del desiderio
Vai aprendo in mio nome finestre allo spazio
E fori azzurri nel mio petto
Da cui le estati fuggono lamentandosi
Trasparente, affilata, intessuta d’aria
Fluttuo nel dormiveglia, e ancora
Dico il tuo nome e ti sveglio d’angoscia
Però tu ti sforzi e mi dimentichi
Già sono appena la liquida bolla dell’aria
Che ti riflette, che distruggerai
Con un solo palpebrìo.
Javier Pérez – Carroña
Opera in vetro dell’artista Javier Pérez, chiamato ‘Carroña’ (carogna), raffigura una scena con corvi sul loro pasto fatto a pezzi. Pérez utilizza un lampadario in vetro di Murano, color rosso sangue, posto su frammenti di vetro spezzati e ritrae il lampadario frantumato come una carogna lacerata dai corvi. ‘Carroña’ è sicuramente un pezzo di forte impatto visivo ed emotivo. Il colore del vetro e la sua dispersione sul terreno, rammentano schizzi di sangue.
‘Great Chandelier’ installation by Werner Reiterer
E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.
Nel dialogo fra le due persone, Lei dice: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli?
Questa frase è il ritornello della canzone di Gianna Nannini che si chiama ” Io” , come viene detto appunto nel dialogo, che vi invito ad ascoltare:
Io che non ho capito niente Tu che non mi basti mai E mi dai tutto
Io che non so fermare il tempo Tu che non mi vedi mai E sono dappertutto
Scendi dal mio letto scendi Scendi dal mio letto scendi
L’amore è bello solo se lo fai con me Allora che ti meravigli ?
Come l’estate piena di luce Tornera’ la nostra storia Ora e per sempre senza grida Come un bacio Come la pioggia il sentimento Spegnera’ la nostra rabbia Solo una goccia Sopra il viso Poi ancora il sole
Io che non so Lasciarti e vivere Tu che non mi ascolti mai E parli a vanvera
Tu che accendi e pieghi il desiderio Si ! decidi solo tu Mi fai passar la voglia
Scendi dal mio letto scendi Scendi dal mio letto scendi
L’amore è bello solo se lo fai con me Allora che ti meravigli ?
Come l’estate piena di luce Tornera’ la nostra storia Ora e per sempre senza grida Come un bacio
Come la pioggia il sentimento Spegnera’ la nostra rabbia Solo una goccia Sopra il viso Poi ancora il sole
L’altro elemento trascurato è la foto che ho messo in chiusura dell’articolo. In quella foto ci sono due persone, un uomo e una donna, seduti uno di fronte all’altro mentre si guardano. La donna è l’artista Marina Abramovic e la foto la ritrae in una performance artistica diventata famosissima. Il senso di quello che vedrete nel video va anticipato da una breve presentazione dei due protagonisti. Dopo una relazione sentimentale e artistica durata dodici anni, tra il 1976 e il 1989, Marina Abramovic e Frank Uwe Laysiepen (Ulay), crearono la loro ultima performance, The Lovers, nella quale partirono a piedi dai due estremi opposti della Muraglia Cinese (Ulay dal deserto del Gobi e Abramovic dal Mar Giallo) per incontrarsi a metà strada dopo novanta giorni e dirsi addio. Ciascuno aveva camminato per 2500 km. Da allora, Ulay e Abramovic non hanno mai più lavorato insieme.
Nel 2010, durante l’importante retrospettiva dedicata a Marina Abramovic al MoMa (Moderne Museum of Art di New York ), dal titolo The Artist is Present, l’artista è rimasta seduta immobile su una sedia per sette ore ogni giorno, per tutta la durata della retrospettiva, cioè dal 14 marzo al 31 maggio, guardando negli occhi senza parlare chiunque volesse sedersi davanti a lei. Il primo giorno, fra l’alternarsi delle persone (ognuna con gli occhi fissi in quelli dell’artista), senza preavviso Ulay si è seduto davanti a lei, come uno dei tanti spettatori. Ecco cosa è successo:
Un minuto lungo un’eternità, in silenzio, e il passaggio nei loro occhi di tutto quello che è impossibile da dire ( lost in translation ). Poi Marina Abramovic si sporge sul tavolo che li separa, allunga le mani e prende quelle di Frank Ulay.
Nel video emerge la loro passione intatta nonostante il tempo e la separazione. Attualmente tra i due è in corso una disputa giudiziaria: Ulay chiede soldi alla Abramovic, un risarcimento dei diritti per la realizzazione di molte delle opere senza la sua firma. Si potrebbe pensare di conseguenza che quello che è accaduto al MoMa sia stata una finzione, ma non è così: il lavoro e la sfera affettiva sono due mondi separati (e nel loro caso è stato uno dei motivi della separazione). Il loro amore è finito e quel minuto resterà uno dei ricordi più intensi, la testimonianza di come un sentimento vero e forte non si esaurisce con la fine di un rapporto, resta in noi, è nel nostro fiume sotterraneo, leggi in proposito https://danielamargherita.wordpress.com/2016/12/19/stop-by-this-river/ )
La pasta fresca è una vera e propria droga: quando inizi a farla non puoi più farne a meno, e ti ritrovi ad impastare uova e farina senza nemmeno rendertene conto. Credo che tutti convengano nel dire che la regina della pasta fresca sia la pasta ripiena. Oggi vi propongo ravioli al ragù di pollo e cipolla accompagnati da una crema di cavolo nero e zeste di scorza di limone.
Ingredienti per 4 persone:
-300 g farina 00
-3 uova fresche
-250 g di petto di pollo
-200 ml di vino bianco
-1 cipolla ramata grande
-150 g di concentrato di pomodoro
-1 costa di sedano
-olio e.v.o.
-1 cavolo nero
-1 limone biologico
Procedimento:
Iniziamo preparando il ripieno. Sminuzzate finemente sedano e cipolla, metteteli in una casseruola con due cucchiai di olio e fate soffriggere per cinque minuti. Quindi aggiungete la carne e fate rosolare su tutti i lati…
IO : Anche a me, ma so cosa pensi e so le tue convinzioni
LUI: Bhe allora dimmele così le scopro pure io
IO: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli?
LUI: Bambini?
LUI: Nannini?
IO: Si, te l’ho sempre dedicata ma non l’hai mai ascoltata
LUI: Bhe, è pretenziosa non credi?
IO: No, tu sei presuntuoso e orgoglioso
IO: E capatosta
IO: Stai pensando?
LUI: Scusa, la frase è chiara … Dici a me che posso godere solo con te
LUI: È presuntuosa da parte tua
IO: No. La Bellezza del sesso è diversa dal godimento. Insieme era bello. Tu pensi solo al godimento. […..] Ci stai pensando? Vogliamo aspettare e far passare altri tre mesi?
LUI: Daniela, a me sembri confusa
IO: Ti sto prendendo in giro, ma fare l’amore con te per me era bello
LUI: Era bello farlo insieme è vero
IO: Esatto
LUI: E con molte altre non lo è stato. Ma non ti mettere in competizione, per favore
IO: Assolutamente. Non mi interessa, non è il sesso che mi interessa di te
LUI: Ah no? Pensavo di sì.
IO: Tutto intero, e tu mi hai detto di no
LUI: Vero. E quei motivi sono rimasti
IO: Ti dissi che potevamo continuare a vederci facendo solo sesso, ma tu non volesti
Qualche anno fa lessi il romanzo La casa delle belle addormentate dello scrittore giapponese Yasunari Kawabata (Osaka 1899 – Zushi 1972), Premio Nobel per la letteratura nel 1968, definito da Goffredo Parise “capolavoro della vecchiaia”, della morte, dell’amore, della sessualità, della memoria [fonte Wikipedia].
La trama era molto particolare: il protagonista, Eguchi si reca in un postribolo dove i clienti possono trascorrere la notte con giovanissime donne addormentate da un potente narcotico. I frequentatori della casa devono sottostare ad una regola ben precisa: non possono svegliare nè molestare le belle dormienti per nessun motivo.
Un piacere incontrollabile produceva l’ammirare quei corpi di donna addormentati per poi addormentarsi fra le loro braccia. La contemplazione dei corpi portava la mente del protagonista, in una oscillazione tra veglia e sonno, tra il risvegliarsi dei sensi e il loro sopirsi, ad abbandonarsi al flusso dei ricordi che si mescolavano ai sogni.
Quando lessi questo romanzo ne rimasi molto colpita. L’esperienza di un piacere totale legato al semplice dormire accanto ad un’altra persona di cui non sai nulla e col quale non hai alcun tipo di rapporto, mi lasciava nella completa ignoranza.
Dormire insieme alla persona che si ama è uno dei più grandi piaceri. Il “dormire” è una condizione talmente personale e intima che si condivide solo con poche persone e in condizioni particolari, altrimenti si dorme da soli.
Ebbene, per me oggi il romanzo di Kawabata ha acquisito un senso. Da un po di tempo ho un desiderio: addormentarmi la sera fra le braccia di un uomo, vorrei il calore la forza la dolcezza del suo corpo, chiudere gli occhi sul corpo di un altro, niente di più. Non sto dicendo che voglio dormire con un uomo che amo o col quale ho fatto sesso, nooooooo !!!!! Desidero proprio l’abbandono assoluto senza nessuna implicazione. È una fantasia? Io penso sia altro ma non so spiegarlo.
Il sonno di una donna fa parte dei suoi misteri. Gli artisti riescono a comprenderlo, come ha scritto Kawabata nel suo romanzo, e come alcuni pittori, che ne sono affascinati. Vi propongo a chiusura dei miei pensieri i dipinti che rappresentano quest’enigma.
"A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì, altre volte di coppie sì, ma non d'amore, ed è il caso più ordinario", p. 1386, R. Musil, 'L'uomo senza qualità'