Del buio esaurito di Beatrice Cristalli


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‘Del buio esaurito’ di Beatrice Cristalli

«Per cui, non farti perdonare».
Mai che mi fosse accaduto considerarti
Un progetto, ma un suono di qualche buona tecnica.
Non c’è tuttavia rimedio al voler essere
A tutti i costi; a quest’ora, se hai bisogno, trovi
Qualche pezzo di ciabatta e le immagini
Della sera delle scelte.

È tardi – era davvero presto – per
Commettere ancora qualche grosso sbaglio.
Il tempo di riordinare la posa
O di chiarire gli spasmi; ma le chiavi
Non erano già più,
Non erano più gli anni,
Gli attimi, le vigorose alleanze del vivere.
Inventerei,
per ricominciare dove
La disillusione pesava.

Screpolato il ventre – ma non è poi
Così male essere e basta – le parole
Non frugano più. Nell’adagio tutto
Può schiudersi in un’annoiata bugia
O in un pianto che voleva stare da solo
Nell’umido che sempre salva.

Guarda che sei libero, verrà un ladro
E vorrà rubarti perché non potrà mai capire.
Essere le immagini della sera
Delle scelte, delle rivolte mature,
essere tutte le mie volte; al di qua
della tua mano la riva da cui le buone
proposte ripresentano le mancanze
e credono di essere cambiate.
Non è vero niente.

© Inedito di Beatrice Cristalli

Liquidazione di saldi


 

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Carroña di Javier Pérez

Liquidazione di saldi di Julio Cortazar 

Mi sento morire, in te, attraversata da spazi che crescono, farfalle affamate che mi mangiano,

appena viva, con le labbra aperte dove risale il fiume della dimenticanza.

E tu con delicate pinze di pazienza mi strappi i denti, le ciglia, mi denudi

Del trifoglio della tua voce, dell’ombra del desiderio

Vai aprendo in mio nome finestre allo spazio

E fori azzurri nel mio petto

Da cui le estati fuggono lamentandosi

Trasparente, affilata, intessuta d’aria

Fluttuo nel dormiveglia, e ancora

Dico il tuo nome e ti sveglio d’angoscia

Però tu ti sforzi e mi dimentichi

Già sono appena la liquida bolla dell’aria

Che ti riflette, che distruggerai

Con un solo palpebrìo.

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Javier Pérez – Carroña

Opera in vetro dell’artista Javier Pérez, chiamato ‘Carroña’ (carogna), raffigura una scena con corvi sul loro pasto fatto a pezzi. Pérez utilizza un lampadario in vetro di Murano, color rosso sangue, posto su frammenti di vetro spezzati e ritrae il lampadario frantumato come una carogna lacerata dai corvi. ‘Carroña’ è sicuramente un pezzo di forte impatto visivo ed emotivo. Il colore del vetro e la sua dispersione sul terreno, rammentano schizzi di sangue.

In quanti modi è possibile raffigurare il dolore

Il futuro


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‘Great Chandelier’ installation by Werner Reiterer

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

  • Julio Cortazar –

La presunta cecità di Irene


La presunta cecita di Irene , di Giuseppe Peveri in arte Dente (Fidenza 28 febbraio 1976), cantautore italiano.

Irene è molto bella
e ha le spalle più piccole
e gli occhi
gli occhi non hanno una fine
e ha molti biondi capelli
due mani e molte gonne.

Per colpa delle mani
solo due
lei non sa più cosa fare
scegliere un uomo
o prendere il volo.

E l’acqua il sale e la terra
non hanno nessuna colpa,
è tutto ciò che c’è nel cielo
che me l’ha portata via,
la cosa più bella che avevo.

Così le scrivo una lettera su un fiore
tutto nero su bianco
e il vento felice mi aiuta
portandola via.
Vento, adesso vola nel cielo.

Su un fiore che il vento le ha donato
Irene leggerà:
le mani amore non toccano il cielo.
E un giorno di bianchi capelli
avrà gli occhi molto stanchi.

Sentendo i profumi di Maggio
Irene, penserà …

Yannis Ritsos Bello il tuo corpo


Bello il tuo corpo
Infinito il tuo corpo.
Mi sono perso nell’infinito.

Le mie labbra
percorrono il tuo orecchio.
Cosi minuto e tenero
come può contenere
tutta la musica?

L’assenza di perifrasi – diceva –
annienta la poesia.
E sia.
Preferisco il tuo corpo.

Nudo il tuo corpo,
autentico –
risposta definitiva al niente.
Vieni.

Tutta notte
il tuo nome
mi cinguetta in bocca,
mi beve la saliva,
mi beve.
Il tuo nome.

Le mie mani ti ricordano
più profondamente della memoria

Due mesi senza incontrarci.

Un secolo
e nove secondi.

― Yiannis Ritsos

Tiempo y silencio Cesária Évora


UNA CASA NEL CIELO
UN GIARDINO NEL MARE
UN’ALLODOLA NEL TUO CUORE
UN TORNARE A COMINCIARE

UN DESIDERIO DI STELLE
UN BATTER D’ALI DI UN PASSEROTTO
UN’ISOLA NEL TUO LETTO
UN TRAMONTO

TEMPO E SILENZIO
GRIDA E CANTI
CIELI E BACI, VOCE E AFFLIZIONE

NASCERE NEL TUO SORRISO
CRESCERE NEL TUO PIANTO
VIVERE SULLA TUA SPALLA
MORIRE NELLE TUE BRACCIA

TEMPO E SILENZIO
GRIDA E CANTI
CIELI E BACI, VOCE E AFFLIZIONE

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Marina Abramovic Gianna Nannini – il sesso l’amore e la sua fine


Nell’articolo che ho scritto, intitolato “Era bello” e che potete leggere qui https://danielamargherita.wordpress.com/2017/02/09/era-bello/ , ci sono due elementi che sono passati inosservati e che invece aprono e chiudono il mio discorso.

Nel dialogo fra le due persone, Lei dice: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli? 

Questa frase è il ritornello della canzone di Gianna Nannini che si chiama ” Io” , come viene detto appunto nel dialogo, che vi invito ad ascoltare:

Io che non ho capito niente
Tu che non mi basti mai
E mi dai tutto

Io che non so fermare il tempo
Tu che non mi vedi mai
E sono dappertutto

Scendi dal mio letto scendi
Scendi dal mio letto scendi

 L’amore è bello solo se lo fai con me
Allora che ti meravigli ?

 Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida
Come un bacio
Come la pioggia il sentimento
Spegnera’ la nostra rabbia
Solo una goccia
Sopra il viso
Poi ancora il sole

 Io che non so
Lasciarti e vivere
Tu che non mi ascolti mai
E parli a vanvera

 Tu che accendi e pieghi il desiderio
Si ! decidi solo tu
Mi fai passar la voglia

 Scendi dal mio letto scendi
Scendi dal mio letto scendi

 L’amore è bello solo se lo fai con me
Allora che ti meravigli ?

 Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida
Come un bacio

Come la pioggia il sentimento
Spegnera’ la nostra rabbia
Solo una goccia
Sopra il viso
Poi ancora il sole

L’altro elemento trascurato è la foto che ho messo in chiusura dell’articolo. In quella foto ci sono due persone, un uomo e una donna, seduti uno di fronte all’altro mentre si guardano. La donna è l’artista Marina Abramovic e la foto la ritrae in una performance artistica diventata famosissima. Il senso di quello che vedrete nel video va anticipato da una breve presentazione dei due protagonisti. Dopo una relazione sentimentale e artistica durata dodici anni,  tra il 1976 e il 1989, Marina Abramovic e Frank Uwe Laysiepen (Ulay), crearono la loro ultima performance, The Lovers, nella quale partirono a piedi dai due estremi opposti della Muraglia Cinese (Ulay dal deserto del Gobi e Abramovic dal Mar Giallo) per incontrarsi a metà strada dopo novanta giorni e dirsi addio. Ciascuno aveva camminato per 2500 km. Da allora, Ulay e Abramovic non hanno mai più lavorato insieme.

Nel 2010, durante l’importante retrospettiva dedicata a Marina Abramovic al MoMa (Moderne Museum of Art di New York ), dal titolo The Artist is Present, l’artista è rimasta seduta immobile su una sedia per sette ore ogni giorno, per tutta la durata della retrospettiva, cioè dal 14 marzo al 31 maggio, guardando negli occhi senza parlare chiunque volesse sedersi davanti a lei. Il primo giorno, fra l’alternarsi delle persone  (ognuna con gli occhi fissi in quelli dell’artista), senza preavviso Ulay si è seduto davanti a lei, come uno dei tanti spettatori. Ecco cosa è successo:

Un minuto lungo un’eternità, in silenzio, e il passaggio nei loro occhi di tutto quello che è impossibile da dire ( lost in translation ). Poi Marina Abramovic si sporge sul tavolo che li separa, allunga le mani e prende quelle di Frank Ulay.

Nel video emerge la loro passione intatta nonostante il tempo e la separazione. Attualmente tra i due è in corso una disputa giudiziaria: Ulay chiede soldi alla Abramovic, un risarcimento dei diritti per la realizzazione di molte delle opere senza la sua firma. Si potrebbe pensare di conseguenza che quello che è accaduto al MoMa sia stata una finzione, ma non è così: il lavoro e la sfera affettiva sono due mondi separati (e nel loro caso è stato uno dei motivi della separazione).  Il loro amore è finito e quel minuto resterà uno dei ricordi più intensi, la testimonianza di come un sentimento vero e forte non si esaurisce con la fine di un rapporto, resta in noi, è nel nostro fiume sotterraneo, leggi in proposito https://danielamargherita.wordpress.com/2016/12/19/stop-by-this-river/ )

Un raviolo in campagna


Lo chef Sasy oggi propone :

Avatar di Light

La pasta fresca è una vera e propria droga: quando inizi a farla non puoi più farne a meno, e ti ritrovi ad impastare uova e farina senza nemmeno rendertene conto. Credo che tutti convengano nel dire che la regina della pasta fresca sia la pasta ripiena. Oggi vi propongo ravioli al ragù di pollo e cipolla accompagnati da una crema di cavolo nero e zeste di scorza di limone.

Ingredienti per 4 persone:

-300 g farina 00

-3 uova fresche

-250 g di petto di pollo

-200 ml di vino bianco

-1 cipolla ramata grande

-150 g di concentrato di pomodoro

-1 costa di sedano

-olio e.v.o.

-1 cavolo nero

-1 limone biologico

Procedimento:

Iniziamo preparando il ripieno. Sminuzzate finemente sedano e cipolla, metteteli in una casseruola con due cucchiai di olio e fate soffriggere per cinque minuti. Quindi aggiungete la carne e fate rosolare su tutti i lati…

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Era bello


27.06.2015

  • LUI : Comunque a me piaceva farlo con te
  • IO : Anche a me, ma so cosa pensi e so le tue convinzioni
  • LUI: Bhe allora dimmele così le scopro pure io
  • IO: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli?
  • LUI: Bambini?
  • LUI: Nannini?
  • IO: Si, te l’ho sempre dedicata ma non l’hai mai ascoltata
  • LUI: Bhe, è pretenziosa non credi?
  • IO: No, tu sei presuntuoso e orgoglioso
  • IO: E capatosta
  • IO: Stai pensando?
  • LUI: Scusa, la frase è chiara … Dici a me che posso godere solo con te
  • LUI: È presuntuosa da parte tua
  • IO: No. La Bellezza del sesso è diversa dal godimento. Insieme era bello. Tu pensi solo al godimento. […..] Ci stai pensando? Vogliamo aspettare e far passare altri tre mesi?
  • LUI: Daniela, a me sembri confusa
  • IO: Ti sto prendendo in giro, ma fare l’amore con te per me era bello
  • LUI: Era bello farlo insieme è vero
  • IO: Esatto
  • LUI: E con molte altre non lo è stato. Ma non ti mettere in competizione, per favore
  • IO: Assolutamente. Non mi interessa, non è il sesso che mi interessa di te
  • LUI: Ah no? Pensavo di sì.
  • IO: Tutto intero, e tu mi hai detto di no
  • LUI: Vero. E quei motivi sono rimasti
  • IO: Ti dissi che potevamo continuare a vederci facendo solo sesso, ma tu non volesti
  • LUI: Esatto. Per cui, vederci ???
  • IO: solo sesso?
  • LUI: Non funziona e lo sai
  • IO: sei tu confuso
  • LUI: Ahhhhh no
  • IO: Ahhhhh si
  • LUI: Ti assicuro su questo no
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E QUEI MOTIVI SONO RIMASTI

 

L’abbandono assoluto


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The silky robe by Johanna Harmon 1968

Qualche anno fa lessi il romanzo  La casa delle belle addormentate dello scrittore giapponese Yasunari Kawabata (Osaka 1899 – Zushi 1972), Premio Nobel per la letteratura nel 1968, definito da Goffredo Parise “capolavoro della vecchiaia”, della morte, dell’amore, della sessualità, della memoria [fonte Wikipedia].

La trama era molto particolare: il protagonista, Eguchi si reca in un postribolo dove i clienti possono trascorrere la notte con giovanissime donne addormentate da un potente narcotico. I frequentatori della casa devono sottostare ad una regola ben precisa: non possono svegliare nè molestare le belle dormienti per nessun motivo.

Un piacere incontrollabile produceva l’ammirare quei corpi di donna addormentati per poi addormentarsi fra le loro braccia. La  contemplazione dei corpi portava la mente del protagonista, in una oscillazione tra veglia e sonno, tra il risvegliarsi dei sensi e il loro sopirsi, ad abbandonarsi al flusso dei ricordi che si mescolavano ai sogni. 

Quando lessi questo romanzo ne rimasi molto colpita. L’esperienza di un piacere totale legato al semplice dormire accanto ad un’altra persona di cui non sai nulla e col quale non hai alcun tipo di rapporto, mi lasciava nella completa ignoranza.

Dormire insieme alla persona che si ama è uno dei più grandi piaceri. Il “dormire” è una condizione talmente personale e intima che si condivide solo con poche persone e in condizioni particolari, altrimenti si dorme da soli.

Ebbene, per me oggi il romanzo di Kawabata ha acquisito un senso. Da un po di tempo ho un desiderio: addormentarmi la sera fra le braccia di un uomo, vorrei il calore la forza la dolcezza del suo corpo, chiudere gli occhi sul corpo di un altro, niente di più. Non sto dicendo che voglio dormire con un uomo che amo o col quale ho fatto sesso, nooooooo  !!!!! Desidero proprio l’abbandono assoluto senza nessuna implicazione. È una fantasia? Io penso sia altro ma non so spiegarlo.

Il sonno di una donna fa parte dei suoi misteri. Gli artisti riescono a comprenderlo, come ha scritto Kawabata nel suo romanzo, e come alcuni pittori, che ne sono affascinati. Vi propongo a chiusura dei miei pensieri i dipinti che rappresentano quest’enigma.