Via dello sguardo


20180922_072250

Hai sognato che ero d’altri.
Com’è semplice ora spiegarti che un sogno può restare disatteso
e a noi tocca l’appartenenza alla fine.

Sono venuta per questa pena che ti abbuia il viso
la via dello sguardo
dove la mia insicurezza è saldata alla tua
e tu smetti di dire e sognare
perché parlare crea mondi, piani non finiti
che noi non abitiamo.
Vedi, ho sognato che potevo essere d’altri
ma se c’è un tempo in questa vita
io l’ho misurato tutto sul tuo polso
al termine di una notte in cui in due
si è resa possibile l’alba in una stanza

Inedito di Chiara Piscitelli

La verità, vi prego, sull’ amore


Screenshot_20180406-164413

Il tema di questa poesia è  l’amore e la disonestà – i due poli tra i quali ci ritroviamo a vivere, a volte inconsapevolmente altre in piena malafede, questo inafferrabile sentimento che chiamiamo amore. L’unica strada da percorrere è sempre quella che affronta la verità. E in che modo? Essere spietati, domandarsi dove ci si trova in questa divergenza tra amore e disonestà, pronti e bravissimi, anche quando siamo sfortunati, a conciliarli tra loro, a fonderli insieme.  I versi del poeta oscillano tra la più intensa tenerezza e la banale e dolorosa indifferenza.  Il poeta, come uomo, fa un disperato appello, vuole la verità sapendo bene che la rincorriamo per tutta la vita ma quando ci si presenta davanti abbassiamo gli occhi. Nessuno è degno , nessuno è onesto.

Ditemi la verità, vi prego, sull’amore
Alcuni dicono che l’amore è un bambino
e alcuni che è un uccello
alcuni dicono che fa girare il mondo
e altri che è solo un’assurdità,
e quando ho chiesto cosa fosse al mio vicino
sua moglie si è seccata e ha detto
che non era il caso di fare queste domande.
Può assomigliare a un pigiama
o a del salame piccante dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare un lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
È tagliente o ha gli orli lisci e soffici?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

I libri di storia ne parlano
solo in piccole note a fondo pagina,
ma è un argomento molto comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sulle copertine degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un cane affamato
o fa il fracasso di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
con una sega o con un pianoforte Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
O apprezzerà soltanto musica classica?
La smetterà quando si vuole un po’ di pace?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

L’ho cercato nei chioschi del giardino
ma lì non c’era mai stato:
ho anche esplorato le rive del Tamigi
e l’aria balsamica delle terme.
Non so cosa cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma certo non era nel pollaio
e nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon cittadino o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se un po’ audaci?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull’autobus mi pesterà un piede?
Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore

Wystan Hugh Auden

Un regalo vero


Ringrazio Beatrice Cristalli che sul suo profilo Instagram fa riferimento all’articolo che le avevo dedicato qui sul blog sul suo libro di poesie.  È stato da parte sua un gesto inaspettato che mi ha colpita molto a fondo. Grazie ancora.

E’ fuggita l’estate


fugge.jpg

E’ fuggita l’estate,
più nulla rimane.
Si sta bene al sole.
Eppur questo non basta.

Quel che poteva essere
una foglia dalle cinque punte
mi si è posata sulla mano.
Eppur questo non basta.

Ne’ il bene ne’ il male
sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso.
Eppur questo non basta.

La vita mi prendeva,
sotto l’ala mi proteggeva,
mi salvava, ero davvero fortunato.
Eppur questo non basta.

Non sono bruciate le foglie,
non si sono spezzati i rami…
Il giorno è terso come cristallo.
Eppur questo non basta.

Arsenij Tarkovskij

E lo sognavo, e lo sogno


sogno

E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie,
e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso
solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia

Arsenij TarKovskij

In che luce cadranno


 

Daniel Murtagh 1I morti continuano a porsi
le stesse domande dei vivi:
rimangono i corsi e i ricorsi
del vivere identici sulle due rive.
In che luce cadranno tornati alle cellule.

Ho letto il libro di poesie di Gabriele Galloni “In che luce cadranno”, brevi poesie, quasi pensieri, tutte dedicate ai morti.
Ebbene, mi chiedo. Cosa passa nella mente di un ragazzo ventenne?
Divertirsi con gli amici e le donne, bere fumare scopare, in ordine sparso, insomma, agire !!!
Ma se un ragazzo dedica tempo ed energie a PENSARE e ad avere come pensiero quello sulla morte, la prima cosa che automaticamente si deduce : è depresso.
Non conosco la vita privata di Gabriele ma mi da l’idea di non sapere nulla sulla morte, nel senso che non ne ha vissuto l’esperienza che possiamo semplificare in due parole:
la perdita e il dolore che ne consegue.
I morti che popolano la casa di Gabriele sono presenze, hanno sentimenti, può vederli in sogno, la loro voce la può scorgere nei rumori di casa. I veri assenti sono gli esseri umani vivi, con i loro ricordi e sentimenti verso i defunti. La vita e la morte sono due rive opposte, mondi paralleli, materia e antimateria, ma in questo mondo creato da Gabriele una legge di Natura viene  negata: i morti ritorneranno e avranno una nuova luce, una nuova vita. Ma io mi chiedo, perché vorrebbero tornare? Nessuno li desidera e ne sente la mancanza, nel mondo pensato da Gabriele.
Non discuto sulla bravura di Gabriele come poeta, non sono un critico e non mi compete.
Come lettrice mi viene da dare un consiglio a Gabriele:
dovrebbe interrogarsi più sui vivi, sulla loro luce.
Auguri Gabriele, per una tua futura nascita alla luce.

Spogliati tutta


20170227_140216
Helmut Newton 

Spogliati
Spogliati tutta,
mostrami serena le rughe
le tue piaghe,
non temere
anch’io sono ferito
spaventato dalla vita.
Strappa con rabbia
i veli adornanti
e le maschere di ghiaccio
che occultano lividi,
mostrati fiera
nei tuoi lineamenti.
Quando sarai spoglia
come un albero d’autunno,
quando sarai nuda
ed indifesa come un bambino,
ti mostrerò le mie ricchezze
nascoste in un forziere di vetro .
Solo allora ti donerò sincero
tutta la mia fragilità
le mie insicurezze
le paure ancestrali
le impurità nascoste,
ti porgerò poi con amore,
sopra un vassoio di rose bianche
-la verginità della mia anima-

Ernesto Che Guevara

Il sonno del mattino


Daniel Murtagh 3

Ho dormito. Per metà della mia vita,
ho dormito: sono stata felice.
Finchè, morendo, tu non m’hai svegliata
e detto: “Guardalo, il tuo amore. Guarda
che fragile finzione, quel che credi
duraturo, eterno!”. E mi ha colpito
il viso il tuo alito guastato.
“Tanto vale non amare. Tanto, credi,
dar fuoco a tutti i ponti”. Dunque anche tu
dormivi quando m’abbracciavi? Forse,
all’amore giovane, è complice
dei sogni – fitti e illesi – la penombra,
come nel breve sonno mattutino?
Eccoci al giorno che distrugge. Svegli,
ci guadiamo in faccia – ed è ben duro
continuare, in questa luce cruda

Armanda Guiducci

Scusa questo mio domandare


 

scusa

                       Scusa questo mio domandare – da Canto di ferro

Amore mio,

è difficile da questo fondo, da questo finale,
dire come mi manchi, come immenso tu sei nel mancare,
adesso che mi sono persa fra masse dure, fra cinghie di buio pesto,
senza divinità, senza la tua mano che tutto sorregge.
Tu mi credi più forte, mi pensi in oro e argento, ma guarda l’orma che lascio,
come di cagna, di passero stanco, di bruco, di mosca.
Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta.
Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa.
Amami come amano i forti spiriti,
senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento.
E scusa questo mio domandare ciò che si deve dare,
questo avere bisogno,scusalo.
Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo,
la rosa al suo profumo, il vino al suo colore, il tuo cuore al mio cuore.

Mariangela Gualtieri

Sii dolce con me


lui 1

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.

Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente
poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il tuo mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.

Mariangela Gualtieri