Il ritorno della parola


Dopo che mi lasciasti sola su quel treno che portava a Milano, dal momento che ti alzasti e senza ne rivolgermi uno sguardo e neanche un saluto scendesti indifferente e infastidito, rimasi li incapace di qualsiasi reazione. Ero nel vuoto assoluto e piangevo in silenzio, non so per quanto tempo, poi mi accorsi guardando fuori che non sapevo dov’ero, era una periferia sconosciuta, avevo superato Milano e chissà in che posto ero finita. Scesi ad una fermata appena il treno si fermò e ne aspettai uno che mi riportasse indietro a Milano, avevo telefonato a degli amici che mi vennero a prendere.  Dopo due giorni tornai a Napoli. Da allora ero rimasta in una bolla di silenzio, cancellai tutto quello che avevo scritto sul mio blog, non pensavo nulla e non avevo nulla da dire.

La cosa strana è che, oggi posso constatare, non ho risentimento, sapevo che sarebbe andata così, te lo dissi pure quel giorno a casa tua: “questo è un addio”. È stato difficile chiudere con te, e volevo farlo da vicino non per telefono. Tutto il silenzio è in proporzione al dolore della perdita. E ora che resta solo il ricordo posso ritrovare la parola, posso scrivere. Posso dire quello che mi era negato dire e fare con te: io amavo la tua voce, la curva delle tue spalle, il sorriso sarcastico, mi piaceva dormire e svegliarmi con te. Posso ora col pensiero accarezzare il tuo viso, stringere le tue mani, darti dolcezza tenerezza affetto tutto quello che per te non era compreso nel nostro rapporto, che ti faceva sentire costretto, legato, calato in un ruolo che non volevi.

Non resta che il ricordo. Sono già fuori tempo massimo per parlare di te.

 

Un pomeriggio estivo


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A vent’anni, periodo universitario, studiavo nella biblioteca di mio padre, intere pareti ricoperte di libri di ogni genere. Nella ripetizione continua degli stessi argomenti, mi concedevo spesso distrazioni e pause: telefonate agli amici, caffè e sigaretta, chiaccherata con mia sorella e i suoi colleghi che studiavano in un’altra stanza.  Un pomeriggio estivo, pochi giorni prima della data dell’esame da sostenere, stavo studiando (non ho mai imparato a memoria, leggevo una volta il testo e poi divagavo in mie argomentazioni) insieme ad una collega; lei leggeva e io guardavo intanto dalla vetrata il giardino di casa. Era pomeriggio, il sole faceva risaltare il verde delle foglie dei limoni e degli aranci, le piante erano piene di passeri e nidi che spesso andavo a spiare. All’improvviso mi venne in mente ” L’albero a cui tendevi la pargoletta mano / il verde melograno da’ bei vermigli fior  “. Non ricordavo il resto della poesia e così iniziarono a venirmi in mente tutte le poesie che avevo imparato, dalle elementari alle superiori. Ma ricordavo solo le prime frasi:

T’amo pio bove

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole

Meglio venirci con la testa bionda, che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co’ bei capelli a onda, tua madre… adagio, per non farti male

Ritornava una rondine al tetto, l’uccisero: cadde tra spini

«O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna;

Oh Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini

La nebbia a gl’irti colli, piovigginando sale, e sotto il maestrale,
urla e biancheggia il mar; 

stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar. 

Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

La bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse

Sparse le trecce morbide Sull’affannoso petto

Né mai più toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne

Solo chi non lascia eredità d’affetti

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine

M’illumino, d’immenso. 

Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie. 

Non ho voglia, di tuffarmi, in un gomitolo, di strade.

Sto, con le quattro, capriole, di fumo, del focolare.

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici

E piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella, che ieri m’illuse, che oggi t’illude, o Ermione.

Così iniziai a cercare tra i libri di mio padre quelli di poesia e rilessi tutte quelle che avevo ricordato in frammenti, scoprendo una bellezza che, quando le avevo studiate a scuola, non avevo colto. Le imparai di nuovo a memoria e con una gioia mista a divertimento le recitavo ad alta voce per casa.
A trent’anni, in seguito ad una esperienza personale traumatica, scoprì nuovamente la poesia, casualmente, sentendone recitare una in un film. In quel periodo ripresi a leggere poesie, quelle che già conoscevo, ma scoprendo anche nuovi autori, e scrivevo su un quaderno quelle che più mi avevano colpito. Da allora non ho più perso questo filo, un legame che cambia e si evolve con me, con il tempo che passa e il mio vissuto.

L’esame che stavo studiando, comunque, andò bene, anzi, benissimo.

 

C’eravamo solo noi


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Umberto Saba

Giugno 2015. Mi sono sempre piaciuti i borghi abbandonati. Un pomeriggio estivo,  dopo aver trascorso la mattina al mare a Palinuro, convinsi Carunchio ad andare a San Severino di Centola.  Non fu facile entrare nel paese perché interamente barricato a causa di un roccione pericolante.  Riuscimmo nell’intento e iniziammo a girare per i vicoli e le case abbandonate. Era quasi il tramonto e la vista spettacolare. Non c’era nessuno e nel silenzio si sentivano solo le nostre voci e i nostri passi sulle rocce. Ero un pò stanca e allora mi sedetti su una roccia molto alta e sporgente. Lui si avvicinò e iniziò ad abbracciarmi e baciarmi. La calma del luogo ci dispose in una condizione di assoluta libertà per cui io cedetti e mi riversai all’indietro sulla roccia con le braccia aperte verso il cielo. Era il paradiso, un uomo e una donna immersi nella natura, non c’era nessun’altro al mondo al di fuori di noi due.

E invece. Nel meglio delle nostre prestazioni sentimmo all’improvviso delle voci in lontanza. Per fortuna ero in costume da bagno quindi velocemente mi ricomposi e ci rialzammo.

Erano dei turisti stranieri, mamma papà e due bambini, si avvicinarono e cortesemente ci chiesero delle spiegazioni sul luogo e i percorsi da fare. Risposi a tutto gentilmente e ognuno poi continuò per conto suo. Chissà se ci avevano visti da lontano, penso di no altrimenti avrebbero cambiato strada per non disturbarci, per me è sempre un peccato profanare i giochi e i sogni degli amanti. Il nostro abbraccio era davvero incantevole in quel contesto, non c’era indecenza, eravamo l’erba e i sassi, la vita che al tramonto usciva di nascosto dalle mure delle case per respirare libera.

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Questo è l’ultimo ricordo, nel senso che non ne scriverò degli altri. Li ho tutti in bozze ma resteranno lì. Avevo bisogno di parlare, raccontare, il tempo stava passando e di tutta questa storia restavano solo i ricordi, ma ancora per poco.  Era una lotta contro il tempo e la vita, dovevo accettare la perdita, lasciare andar via i ricordi e accettare l’idea che quella persona non ci sarebbe più stata in futuro, che sarebbe diventata solo un pensiero privo del carico emotivo. Il dolore è passato, consumato, lascio andare quello che resta. Chiudo con questa citazione:

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Eugenio Montale

Un ultimo bacio, e poi via.

Tutta colpa dei grattini…


Avevo conosciuto Carunchio a settembre, il legame che s’instauro fu naturale, privo di forzature e imbarazzi. Ci scrivevamo ogni giorno e ci sentivamo la sera al telefono. Ad ottobre ci rivedemmo ma io avevo maturato una convinzione: volevo prendere le distanze, c’era troppa assiduità nel rapporto e io iniziavo a sentirmi coinvolta.

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Era la prima volta che usavo una chat e lui era stato il primo che avevo conosciuto. Volevo avere altre esperienze, maturare il mio rapporto con gli uomini, far emergere la mia femminilità. Avevo incontrato altre persone ma non mi era piaciuto nessuno. Solo un invito accettai, un fine settimana a Praiano, in Costiera Amalfitana, ma a lui non lo dissi. Non ero tenuta a dirlo, eravamo entrambi liberi e d’altronde lui sulle sue esperienze era molto vago, confusionario e reticente. Sapevo che aveva altre relazioni, ma io non chiedevo e lui non mi diceva niente. Prediligeva le amicizie femminili, ne aveva diverse e le definiva “relazioni affettive costruite nel tempo” poiché iniziavano con attrazioni sessuali e sfociavano poi in rapporti amichevoli che potevano contemplare sporadici e occasionali rapporti sessuali. Io non avevo nessuna intenzione di far parte dell’ harem !!!! Avevo da subito chiarito che io non ero sua amica, e che davo un valore diverso all’amicizia soprattutto fra uomo e donna.

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Amori sfigati di Chiara Rapaccini

Trascorremmo tre giorni a Paestum ad Ottobre. La sera a cena ad Agropoli Vecchia gli spiegai appunto la mia esigenza di distacco e gli dissi anche che avevo già avuto un’altro, oltre a lui … Non battè ciglio, si alzò dal tavolo e si allontanò per una telefonata, per un’ora circa. Tornò tranquillo, la situazione era serena, ci godemmo il resto della serata.

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Agropoli Vecchia

Il giorno dopo era un po taciturno, pensai fosse normale, in fondo ci conoscevamo pochissimo e non sapevo che tipo era. Eravamo stati tutto il giorno al mare; nel pomeriggio eravamo ancora in spiaggia (e lui sempre taciturno … ) quando ad un certo punto mi chiese di fargli un po di grattini.

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Essere o non essere?

Vidi che si era seduto di spalle, e allora mi avvicinai e con delicatezza (e assoluta improvvisazione) iniziai ad accarezzargli la schiena. Nun’se po spiegà in che modo si girò verso di me …

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T’HOOO DETTO GRATTINI !!!!!!!!!!!!!!

Nero come il catrame che ti ritrovi sotto i piedi, disprezzò le mie carezze dicendomi che … non sapevo come toccare gli uomini.

Mia reazione, in successione: ferita nella mia femminilità mi misi a piangere, poi mi alzai e gli dissi “sei uno stronzo stai lontano da me”.

E qui m’ha fregata !!!!!! Mi chiese scusa e disse “LA MIA PORTA È APERTA PER TE” E io gli ho credutooo!!!!! mannaggia la p…………..aaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!! Ma quanto so’ scema !!!!!!!!!!!!!!!!!!! Le distanze  !!!!!!! Io volevo le distanze, come ho fatto a cadè in stò tranello??? Sto ancora a pensà a li grattini, ma te la dovevo scorticare a unghie quella schiena!!!!!!!!!

Tutta colpa di quei maledetti grattini. Gli dicevo “non li so fare” e finiva lì quel pomeriggio del mese di ottobre, lui se ne partiva e spariva dalla mia vita così mi sarei risparmiata tempo energie parole discussioni, non avrei sprecato le mie emozioni, dato spazio ai miei sentimenti, riposto fiducia in una persona che si incazzava per dei ‘grattini’. Sò scema, sò proprio scema  …

Era bello


27.06.2015

  • LUI : Comunque a me piaceva farlo con te
  • IO : Anche a me, ma so cosa pensi e so le tue convinzioni
  • LUI: Bhe allora dimmele così le scopro pure io
  • IO: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli?
  • LUI: Bambini?
  • LUI: Nannini?
  • IO: Si, te l’ho sempre dedicata ma non l’hai mai ascoltata
  • LUI: Bhe, è pretenziosa non credi?
  • IO: No, tu sei presuntuoso e orgoglioso
  • IO: E capatosta
  • IO: Stai pensando?
  • LUI: Scusa, la frase è chiara … Dici a me che posso godere solo con te
  • LUI: È presuntuosa da parte tua
  • IO: No. La Bellezza del sesso è diversa dal godimento. Insieme era bello. Tu pensi solo al godimento. […..] Ci stai pensando? Vogliamo aspettare e far passare altri tre mesi?
  • LUI: Daniela, a me sembri confusa
  • IO: Ti sto prendendo in giro, ma fare l’amore con te per me era bello
  • LUI: Era bello farlo insieme è vero
  • IO: Esatto
  • LUI: E con molte altre non lo è stato. Ma non ti mettere in competizione, per favore
  • IO: Assolutamente. Non mi interessa, non è il sesso che mi interessa di te
  • LUI: Ah no? Pensavo di sì.
  • IO: Tutto intero, e tu mi hai detto di no
  • LUI: Vero. E quei motivi sono rimasti
  • IO: Ti dissi che potevamo continuare a vederci facendo solo sesso, ma tu non volesti
  • LUI: Esatto. Per cui, vederci ???
  • IO: solo sesso?
  • LUI: Non funziona e lo sai
  • IO: sei tu confuso
  • LUI: Ahhhhh no
  • IO: Ahhhhh si
  • LUI: Ti assicuro su questo no
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E QUEI MOTIVI SONO RIMASTI

 

Il mio pischello


A maggio dello scorso anno mi operai alla schiena. Mi avevano appena riportata in camera dalla sala operatoria ed ero ancora stordita dall’anastesia. Presi il cellulare e scrissi a Carunchio ” vorrei tu fossi qui”. Non ricordo cosa mi rispose ma io per scherzo lo chiamai pischello. Rimase interdetto, pensava che con quell’appellativo sminuissi la sua matura virilità. Mi chiese perché lo avessi chiamato così e io gli risposi “perché non conosci le donne”, e gli chiesi se conosceva la canzone Guaglione di Carosone. Non la sapeva. Così tra le nebbie dell’anastesia iniziai a cantare:

E passe e spasse sott’a stu barcone,

ma tu si’ guaglione…

Tu nun canusce ‘e ffemmene,

si’ ancora accussì giovane!

Tu si’ guaglione!…

Che t’ha miso ‘ncapa?

va’ a ghiucà ‘o pallone…

Era un uomo di poca autoironia, non amava essere preso in giro sulle sue doti mascoline. Ma l’anestesia fa brutti scherzi ad alcune persone, io invece ero di buon umore e cantavo. Per me da allora resta il mio “pischello “.

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 Ciao Pischello ❤

Il tipo conosciuto in chat


Visto che ci saranno gli sviluppi da raccontare in questa pagina che va sotto la categoria dei “Ricordi”, è bene dare un nome al protagonista maschile della storia, lo chiameremo Carunchio, in omaggio al personaggio del film Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto. Trovo una certa similitudine di comportamento da maschio predatore con sentimenti di rivalsa sulle donne borghesi di  carattere volitivo. Per chi non avesse visto il film (che consiglio) per avere un’idea del genere d’uomo di cui parlo, basta guardare un po di foto:

Il resto vi sarà più chiaro man mano che scriverò quel che è successo.

Open your eyes


Avevo conosciuto una persona su una chat, ci fu subito intesa, dopo pochi giorni ci sentimmo al telefono e trascorremmo cinque ore a parlare. Decidemmo di vederci, ma per vincere le mie paure e insicurezze mi disse di bendarmi e lasciare la porta di casa aperta per farlo entrare. Non ho avuto paura, avevo una fiducia e abbandono nell’altro che non avevo mai provato. Quando arrivò lo senti ma non perché parlasse o facesse dei rumori, sentivo la sua presenza, ero felice, sorrisi e allungai una mano nel vuoto.

Mi tolse la benda dopo aver fatto l’amore e mi chiese: “potresti innamorarti di me?” , e io “si”. Poi mi chiese di scrivere su fb che ero felice, e io scrissi “mai stata così felice in vita mia “. Poi mi chiese se mi sarei tatuata le sue iniziali sul mio corpo …

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No, le iniziali proprio no, “non ti conosco, non c’è niente fra di noi, che senso ha? “. Sta’ storia della richiesta di tuatuarmi le sue iniziali era un tarlo, così un giorno mi chiese di scriverle a penna per accontentarlo e così feci. Dopo qualche giorno chiese di rivederle  … ma io mi lavo !!!!!! Che fine potevano fare secondo voi ??? Apriti cielo e scroscia a diluvio ….. Non era difficile da capire cosa cercava: dominio, una che si lasciasse dominare. A me piaceva, ma come carica sessuale, come donna invece aveva sbagliato persona, e mi rimproverava pure !!!! Diceva ” tu ti lasci dominare quando vuoi tu “. Lui invece pensava fosse in altro modo in cui condurre il gioco a suo favore  …

45c8f13c61c0247517512b823cb5fff6Non vi fate idee strane. Ognuno di noi ha le proprie fantasie sessuali, lui stava vivendo la sua. Ma la richiesta delle sue iniziali tatuate ad una sconosciuta era troppo. Forse aveva letto Histoire d’O e sognava una schiava d’amore in suo possesso.

Personalmente penso che abbia perso un’ occasione, era così preso dalle sue fantasie che non vedeva chi aveva davanti e con quanta innocenza e fiducia gli si era donata. Abbiamo continuato a frequentarci per un po di mesi, ma quando gli chiedevo di lasciarsi andare diceva che volevo mettergli vincoli, privarlo della libertà, avere una relazione esclusiva. Sono stata un bel gioco per lui, mi sono divertita anch’io, ma non era paritario: volevo anch’io le mie iniziali sul suo corpo, che scrivesse pubblicamente “che non era mai stato tanto felice in vita sua” , che si fosse concesso la libertà di potersi innamorare di me. E invece no, doveva giocare lui solo e io dire solo “si”.

Ecco, una bella sigaretta e finiamola qui.

Ancora auguri …


Dopo il pranzo di Natale in famiglia parti’ per raggiungerlo. Arrivai che era già sera. Bisceglie era splendida di notte con tutte le mure di pietra bianca. Arrivammo fino al mare: era così limpido e calmo, l’acqua trasparente era invitante come se fosse estate. In piedi sulle pietre del lungomare ci baciammo mentre un tipo che aveva fatto pesca subacquea usciva in quel momento dall’acqua, lo vedemmo ma divertiti non ci fermammo e facemmo l’amore li, di fronte al mare. Avrei dovuto lasciare una scarpa sulla riva, forse così il destino avrebbe fatto il suo corso. Dovevamo trascorrere le vacanze natalizie insieme, invece il giorno dopo aspettai che si svegliasse e dissi: io vado  …

20161225_113733Io: Daniela ma basta !!!!! Stai ancora a        pensare a  lui !!!!! Sei ridicolaaaa

Me: non sono io !!!!  è lui che continua a gironzolare nei miei ricordi  !!!!!! Poi il tempo rende tutto piu bello …

Io: ma se era uno psicopatico !!!!!!

Me: dici ? … a me sembrava un bravo ragazzo, diceva che cercava la compagna per la vita, che si voleva sposare …

Io: ma non con te !!!!!

Me: …. infatti, me lo diceva sempre.  Hai ragione. Sono psicopatica io. Auguri. Buon Natale, me ne vado …

 

Brucia Taormina


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Fire in the box di Tanapol Kaewpring 2010

BRUCIA TAORMINA

(20 marzo 2015)

Ad ottobre del 2015 una mia amica mi chiede di accompagnarla in Sicilia per lavoro e io accetto, avevo voglia di distrarmi a causa di una storia che avevo chiuso nel mese precedente. Durante il viaggio chiedo di fermarci a Taormina per visitare il Teatro Greco, una tappa obbligatoria e io ero piena di entusiasmo all’idea. Quando ho visto la bellezza dell’arte unita a quella del paesaggio sono rimasta estasiata, ero lì ferma con lo sguardo perso a 360 gradi. Ma quello che ho visto era molto di più, l’Inferno in quel Teatro.

Troppo, troppo forte quello che provavo, una vertigine, non potevo più guardare …

Volevo che sparisse tutto, che l’Etna ingoiasse tutto davanti a me fino al limite dei miei piedi, veder sprofondare tutto e poi davanti al nulla andare via finalmente in pace.

Invece sono andata via io annientata. Ho lasciato la mia amica e mi sono recata a Stromboli, un altro vulcano, ma nessun Teatro con dentro l’Inferno.

Il fuoco non ha bruciato Taormina ma me. Racconto quest’esperienza perché oggi un amico che non vedevo da anni mi ha guardata e ha detto: sei come l’araba fenice. E io ho pensato subito a Taormina. E’ vero, risorgo … sempre. Brucia invece adesso Taormina e che non risorga mai più.

P.S.

oggi Domenica delle Palme. Nella simbologia cristiana si pensa che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) muore: il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio. Infatti nella simbologia cristiana, la palma è presente fin dall’epoca paleocristiana ed è legata a un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto. Rimanda così all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (Vangeli, Giovanni 12,13) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte.

Come rinascita iniziatica, la troviamo nell’antica simbologia greca accanto alla fiaccola ardente, simbolo del sole, fuoco e luce. Si collega infine alla fenice, associata alla palma sin dalla tradizione degli antichi egizi, e arrivati sino a noi attraverso il deposito culturale cristiano.

Resurrezione, quindi, rinascita.

“Post fata resurgo” (“dopo la morte torno ad alzarmi” epiteto della fenice).

Buona Domenica delle Palme a tutti.