Scusa questo mio domandare


 

scusa

                       Scusa questo mio domandare – da Canto di ferro

Amore mio,

è difficile da questo fondo, da questo finale,
dire come mi manchi, come immenso tu sei nel mancare,
adesso che mi sono persa fra masse dure, fra cinghie di buio pesto,
senza divinità, senza la tua mano che tutto sorregge.
Tu mi credi più forte, mi pensi in oro e argento, ma guarda l’orma che lascio,
come di cagna, di passero stanco, di bruco, di mosca.
Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta.
Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa.
Amami come amano i forti spiriti,
senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento.
E scusa questo mio domandare ciò che si deve dare,
questo avere bisogno,scusalo.
Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo,
la rosa al suo profumo, il vino al suo colore, il tuo cuore al mio cuore.

Mariangela Gualtieri

Sii dolce con me


lui 1

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.

Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente
poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il tuo mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.

Mariangela Gualtieri

Uno di Uno


tre.jpg

C’è un impulso vero
E pochi sobbalzi – entusiasta.
Io so cosa fare:
Sentire senza pace le cose
Dicevi che è un dono
<<Un dono che fa male>>
Ma io guardo sotto
E’ perfetto nella sua
Inconsistenza – mare
Non può salire
Regge il suo farsi senza fondo
Nel pozzo che vedo anche io
Perché soffro i silenzi come un
Neonato
E solo le comete conoscono
I passaggi – tra sinapsi e globuli
Sparerei un canto che è solo
Sangue trattenuto

Ma quanto bene mi fa
Guardarti dopo anni senza volerti
Musa
Per dirmi quello che rimane fuori
Dalle parole – le altre
Quelle che non si dicono
Con il peso dell’ironia e l’abisso
Facile – è così, è così:
Sentirmi lontana dal mio sentimento
E fingermi a posto.

Dovrei rispondere solo a me,
Dici che troverei la meraviglia
Ma quel verso non sai indirizzarlo
Io non voglio alcun atto
Nel teatro qui sotto
Io pretendo il mare in cima
Che resta:
Ci sono cose che ritornano
E non avvisano
Le vedo,tra una mano mai chiesta
E la voglia di intrufolarsi
Nel giardino privato
Con il piacere di una sola carezza.
Nessuno apre
Ma non chiederti le cause
Vale solo la forza degli effetti,
Come guardare il vento che passa
E volerne prendere parte
In mezzo a una forma,
A un amore che squilla.

L’amore? L’amore è un’altra cosa …


mani 2

Tu dici che non è necessario, anzi non è nemmeno possibile “sapere come si fa ad amare”? Ti sbagli.
L’amore c’è o non c’è. Che altro resta da capire?
Ma il punto è un altro: quando si invecchia si scopre che le cose stanno in modo diverso, che bisogna sempre “sapere come si fa”, bisogna imparare tutto, anche ad amare. Siamo esseri umani e ciò che accade nella nostra vita viene filtrato dalla ragione. Ed è sempre attraverso la ragione che i nostri sentimenti e le nostre passioni diventano sopportabili, oppure ci paiono intollerabili.
Amare non è sufficiente.
Solo la realtà, i fatti compiuti sono certi. Mi chiedi che cosa disprezzo sopra tutto?
Quel tragico malinteso chiamato amore? O semplicemente il genere umano?
Non disprezzo niente e nessuno. Ma per il tempo che mi resta da vivere, ho intenzione di abbandonarmi a una passione. La passione per la verità. Non tollero di sentirmi raccontare menzogne, e non mi permetterò in alcun modo di mentire a me stesso.
Oltre alla passione e alla felicità esistono anche altri legami fra le persone. Ci sono l’affetto, la pazienza, la compassione, il perdono. Sì, la famiglia è forse uno degli scopi della vita. Ma non risolve tutto.
Una gioia assoluta non l’ho trovata in nessuno. Poi ho letto che forse si tratta della “solitudine della civiltà”. E’ come se il fuoco della gioia si fosse spento sulla Terra. A volte, per qualche istante, qua e là arde ancora. In fondo all’animo umano vive il ricordo di un mondo felice, solare, giocoso, nel quale il dovere è al tempo stesso divertimento, e ogni sforzo è gradevole e sensato. Forse i Greci, ecco, loro saranno stati felici.
Noi invece non viviamo in una vera civiltà, una vera cultura. La nostra è una civiltà di massa, meccanizzata ed enigmatica. Tutti hanno la loro parte, ma nessuno ne trae vera gioia. La civiltà di oggi è la somma di tutte le censure.
Se fossi un sacerdote, un artista, uno scrittore, implorerei ognuno di convertirsi alla gioia, inciterei tutti a dimenticare la solitudine, a farla svanire. A volte provo un gran pena nel contemplare gli esseri umani: corrono in modo sfrenato, si affannano inutilmente, mi verrebbe voglia di dire loro << Smettetela di agitarvi !>>. Non sanno che a volte per vivere sereni basta avere semplicemente un po di pazienza, perché l’armonia che cercano tanto affannosamente – e alla quale, con un termine piuttosto vago, danno il nome di felicità – deriva da pochi e semplici accorgimenti.
Dimmi, perché nelle scuole non si insegna nulla sul rapporto tra uomo e donna? E’ una cosa importante, influisce sulla serenità di una persona. Si dovrebbe parlare ai giovani delle gioie della convivenza, non di <<vita sessuale>>, ma di gioia, pazienza, modestia, appagamento.
Amo la verità e il più delle volte non ho sentito altro che bugie. Ma, che cos’è la verità? come si può guarire e imparare a gioire? Umiltà e coscienza di sé. Il segreto è tutto qui.
Umiltà è forse una parola troppo grossa. Per raggiungerla bisogna saper perdonare, bisogna sapersi disporre a uno stato d’animo straordinario. Nella quotidianità basta essere modesti e sforzarsi di capire quali siano veramente i nostri desideri, le nostre inclinazioni, e poi ammetterli senza vergogna. E sforzarsi di conciliare le nostre aspirazioni con le possibilità offerte dal mondo.
Adesso vivo da solo. Sai, nella vita esistono anche grandi rivincite e gioie. Arrivano tardi, in una forma inaspettata e grottesca. Ma arrivano. Bisogna pagare un prezzo molto alto, ma alla fine la vita ce le concede.
Gioia, naturalmente, non è proprio la parola precisa. Un bel giorno ci si scopre tranquilli. Non si desidera più la felicità, ma non ci sente inariditi o ingannati. Un giorno si capisce di aver ricevuto tutto, il castigo e il premio, e di aver ricevuto secondo i propri meriti. Non si tratta di gioia, ma di quiete e condiscendenza. Si arriva anche a questo alla fine, ma bisogna pagare un prezzo altissimo.
Arriva un momento in cui la tua anima si riempe del desiderio di restare solo, ma non si deve barare. Finché agisci per egoismo, cerchi la solitudine per comodità, o per risentimento, sei ancora in debito col mondo e con tutti coloro che costituiscono il tuo mondo. Fino a quando avrai dei desideri, avrai anche dei doveri.
Dapprima la solitudine è pesante, è una condanna e sembra meglio avere qualcuno con cui condividerla. Sono momenti di debolezza. E speri ancora che possa esserci una soluzione.
Io speravo in un miracolo: l’amore, che con la sua forza misteriosa e soprannaturale dissolvesse la solitudine, annullasse la distanza tra due esseri umani, demolisse ogni muro artificiale che società, educazione, passato e ricordi avevano eretto.
L’amore, che dopo anni di peregrinazioni, torna nella sua terra d’origine, a casa. Per un adulto soltanto l’amore è in grado di restituire quell’attesa piena di trepidazione e di speranza, i momenti in cui due persone si cercano, l’attesa e la speranza che le attraggono l’una verso l’altra, un altrove incontaminato e primordiale. A una certa età a letto non ci si aspetta più dall’altro il piacere sessuale, la felicità o l’estasi, ma una verità semplice e profonda: l’autentica consapevolezza che siamo esseri umani, uomini e donne, e abbiamo un compito comune su questa terra, un impegno che forse non è così privato. E’ impossibile sottrarsi a tale impegno, ma lo si può deformare con le bugie.
Dopo una certa età si pretende la verità in ogni cosa, quindi anche a letto, nella dimensione più fisica e oscura dell’amore. E’ importante essere spontanei, riuscire a sorprendere noi stessi con il dono del piacere, e nello stesso tempo, nonostante il nostro egoismo e la nostra avidità, essere capaci di dare con pari generosità, senza calcolo, senza secondi fini, con leggerezza, quasi inavvertitamente.
Ma l’amore, quello vero, è sempre letale. Il suo scopo non è la felicità. E’ una fiamma più sinistra, più tragica. Un giorno si accende il desiderio di conoscere questa passione devastante, quando ormai non si vuole più nulla per sé,  non si cerca l’amore per essere più tranquilli, più appagati, ma si vuole soltanto essere , in modo totale. Questo accade piuttosto tardi nella vita; molti non conosceranno mai un tale sentimento: i prudenti, gli ingordi, i determinati, gli astuti, i borsaioli dell’amore, fulminei nel rubare un sentimento, abili nell’estorcere un pò di tenerezza e intimità, i vigliacchi, gli accorti … gente vile e meschina.
Infine, può anche accadere che un giorno qualcuno comprenda quale sia lo scopo dell’amore, per quale motivo la vita abbia offerto questo sentimento al genere umano. Lo ha fatto per il nostro bene? La natura non è benigna e non ha bisogno delle illusioni umane, vuole semplicemente creare e distruggere. E’ spietata, ha donato all’uomo la passione, ma pretende che questa passione sia senza riserve. In ogni vita degna di questo nome arriva il momento in cui ci si immerge in una passione come ci si lancia nelle cascate del Niagara. Non credo negli amori esuberanti, quella esuberanza nelle fasi iniziali delle relazioni umane: non bisogna assolutamente fidarsi, la passione non ha niente di festoso. Questa forza truce che incessantemente crea e distrugge il mondo, non si preoccupa granchè dei sentimenti umani. Dà tutto e pretende tutto, esige uno slancio senza condizioni, alimentato della stessa energia primordiale della vita e della morte.
Dietro ogni amplesso, ogni bacio, dei veri amanti, si nasconde il desiderio segreto di annientarsi, quel senso estremo di felicità che non scende a patti con nulla, la consapevolezza che il vero modo di essere felici non è mai stato altro che svanire del tutto e lasciarsi completamente andare a un sentimento. E questo sentimento non ha nessun fine.
L’amore, vale a dire la piena espressione della vita, la perfetta comprensione del senso dell’esistenza e, quale suo esito, l’annientamento. Amare significa semplicemente conoscere appieno la gioia, sapersi donare in maniera incondizionata, e poi morire, come la conclusione di tutte le vicende umane.

verità

La donna giusta : Judit


donna 10

Guarda pure la sua foto, guardala bene. Questa l’ho comprata all’epoca in cui facevo la serva in casa loro e lui viveva con la prima moglie.
Non ho mai voluto che si sentisse a suo agio quando veniva nel mio letto. Era proprio questo il problema … In qualche modo, non volevo che stesse bene insieme a me. Eppure, lui, poverino, aveva fatto davvero di tutto per me, ne aveva fatti di sacrifici ! Aveva rotto con la sua famiglia, con il suo ambiente, e rinunciato alle sue abitudini. Aveva deciso di fuggire da tutto per rifugiarsi da me. Forse è proprio per questo che non sono mai riuscita a riconciliarmi con lui. Era solo uno che un bel giorno decide di emigrare in un posto affascinante e una volta là si sposa con un’indigena e quando è insieme a lei, pensa ad altro. Alla sua casa, alla sua patria lontana? Forse. Questo mi dava sui nervi. Ecco perché non volevo che si sentisse davvero contento quando era insieme a me, a tavola o a letto.
Quando andai a letto con mio marito per la prima volta, il suo odore mi prese alla gola, era un profumo maschile sofisticato, che conoscevo fin dai tempi in cui gli stiravo le mutande e gli mettevo in ordine l’armadio della biancheria… E mi sentivo così felice che per l’emozione del ricordo mi venne la nausea. L’altra, la prima moglie, se n’era andata perché nemmeno lei sopportava quell’odore? Non lo so. Io so soltanto che la prima notte che passai con mio marito mi pareva quasi di non essere a letto con un uomo, ma con un odore, estraneo e artificiale. Ma poi ci feci l’abitudine. Ci si abitua a tutto nella vita.
Avevo un conto corrente in una banca dove versavo il mio guadagno personale e un giorno mio marito trovò per caso tra la posta l’estratto conto. Non mi disse niente, ma si vedeva che ci era rimasto male. Pensava che una che ormai faceva parte della famiglia non avrebbe dovuto guadagnarci su. Lo capisci tu, questo? Io ancora oggi non ci arrivo. Mio marito sapeva sorridere in un modo meraviglioso. Certe volte, dall’invidia, mi veniva quasi voglia di avvelenarlo per come sapeva sorridere. Sorrideva pure quando lo ingannavo. Qualche volta l’ho messo pure alla prova. L’ho ingannato a letto, e sono rimasta ad osservarlo. Poteva essere pericoloso e mi sentivo eccitata all’idea di quel rischio. Lui di sicuro se ne accorgeva, e invece di tirare fuori un coltello per infilzarmi mi sorrideva. Tutta la storia è stata inutile perché in cuor mio ho sempre odiato mio marito. Ma l’ho anche adorato, come una pazza.
L’ho capito nel momento in cui me lo sono visto venire incontro, là sul ponte, dopo l’assedio. Mi guardava e sorrideva, ma non credere che il suo fosse un sorriso sarcastico oppure presuntuoso. Aveva anche lui passato un bel po di tempo nei rifugi sotterranei. Era pallido, ma per il resto era tale e quale a come era sempre stato. L’impressione era data dal forte contrasto tra lui e l’ambiente circostante, come se un prezioso oggetto da museo all’improvviso fosse stato collocato in una squallida stanza di una casa proletaria. Bé, mio marito non era un’opera d’arte come la statua di Mosè. Eppure, nel suo genere, era davvero una specie di oggetto pregiato finito chissà come in mezzo alla strada … E sorrideva.
Ci dicemmo addio in silenzio. Lui proseguì lungo la riva del Danubio, io mi avvicinai all’imboccatura del ponte. Mi voltai di nuovo a guardarlo mentre si allontanava a passo lento ma sicuro, come chi sa benissimo dove sta andando, e cioè verso il nulla. E quando lo sai che quella è l’ultima volta che vedi qualcuno, ti sembra quasi di impazzire. Quell’uomo mi aveva sconvolta. Di colpo sentii di non avere più nessuna meta e che non gli portavo più nessun rancore. Ed ebbi un colpo al cuore perché, anche se io quell’uomo non l’ho mai amato, era come se avessi perduto qualcosa di prezioso.

 

La donna giusta : Peter


man

Hai conosciuto la mia prima moglie?
La prima era una creatura magnifica. Intelligente, onesta, bella, colta. Qual’era il problema allora? Perché non sono riuscito a vivere con lei? Che cosa mancava? Lei era perfetta, non posso dire di non averla amata. Qual’era allora il problema con quella donna? Ero io. E’ stata la superbia, la paura e la vanità. Le persone non osano accettare il dono dell’amore, ci vuole un gran coraggio a lasciarsi amare incondizionatamente. Un coraggio che è quasi eroismo. La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fallimento. Si vergogna a concedersi a un’altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto … Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere. Ho fallito proprio in questo. Non avevo il coraggio di vivere con la donna che mi amava; non ero capace di accettare il suo affetto, mi vergognavo, e la disprezzavo perché pensavo che che cercava di estorcermi il dono dell’amore. Non sapevo che non c’è niente di cui vergognarsi nella vita, solo della propria viltà: è per viltà che non si è capaci di dare o non si ha il coraggio di accettare i propri sentimenti.
Quella donna è ancora viva. E vive sola. Non ci frequentiamo, perché è ancora innamorata di me. Lei mi ama ancora, non amerà mai nessun altro. Non porta rancore, perché tra persone che si sono davvero amate non può esserci astio.
Una volta mi sono imbattuto in una donna, era un’amica di mia moglie, mi raccontò che Marika le aveva parlato di me, avevano parlato di tutto, che mi amava moltissimo, che si era sentita morire quando ci eravamo separati, ma poi si era calmata perché aveva capito che io non ero l’uomo giusto, o per meglio dire, che neanche io ero l’uomo giusto, anzi, per essere ancora più precisi, che in generale l’uomo giusto non esiste.
Con il passare del tempo mi sono reso conto che Marika aveva mentito. Non è vero che non esiste la persona giusta. Per lei io ero stato l’unico. Io non ho avuto nessuno, nessuno di così importante, né la seconda, né nessun’altra. Ma di tutto questo non ero ancora consapevole. E’ incredibile quanto tempo ci voglia per impararlo.
So di aver ucciso una parte di lei – una parte l’ho uccisa io, una parte la vita, una il caso, e una anche la morte del bambino. E’ così che ci uccide la vita.

Chi era la seconda? … Lei non era una borghese, era una proletaria, una plebea. La seconda era una serva. Lavorava in casa nostra come domestica. Che cosa è successo? Niente, cose di questo genere, come la passione, gli eventi decisivi nella vita di una persona maturano nel tempo, con estrema lentezza. Non posso nemmeno dire che sin dall’istante in cui la vidi io sia stato travolto da una passione ardente.
Sei mesi dopo la separazione da Marika, sposai Judit Aldozo. Speravo di avere una donna che dissolvesse la solitudine della mia esistenza. Ma lei era mossa da un’ambizione davvero tremenda, come un giovane soldato che vuole invadere e sottomettere il mondo intero. Non aveva paura di niente e di nessuno. Temeva soltanto una cosa: il proprio risentimento, il rancore tremendo e inestinguibile che covava in fondo all’anima e si sforzava di soffocarlo, con le azioni, le parole, i silenzi …
Io non lo capii. E già la prima sera mi accorsi di un qualcosa che notai anche in seguito. Lei voleva sempre qualcos’altro, aveva una perenne insoddisfazione. Che cosa voleva? La vendetta, tutto. Aveva a modo suo ingaggiato una specie di lotta di classe contro di me. Io incarnavo il mondo per il quale lei aveva sempre provato un desiderio smisurato, un’invidia disperata e morbosa, una lucida follia che l’aveva resa così infelice che, quando riuscì finalmente a riversare su di me tutte le sue aspirazioni, non ebbe più pace. Poi Judit si saziò di quanto il mio denaro poteva offrirle; aveva divorato tutto quel che aveva potuto, come un bambino ingordo, fino alla nausea. A quel punto subentrò la delusione e apatia, si era resa conto che nella vita nessuno riesce a tenere il passo, impunemente, con i propri sfrenati desideri.
Passò un anno prima che scoprissi che Judit mi derubava. Mi rapinava per bene, mi spogliava sistematicamente di ogni mio avere, in silenzio, con il sorriso sulle labbra, mostrandomi conti fasulli e nascondendo i soldi. Vivevamo tranquilli e beati, Judit rubava e io la tenevo d’occhio. Ebbe così inizio l’epilogo della nostra storia. Poi un giorno venni a sapere che non mi stava privando soltanto dei quattrini ma anche della stima di me stesso. Lo scoprì a letto. E fu talmente doloroso. Fu un solo sguardo, in un momento di intimità e di tenerezza. Avevo chiuso gli occhi, e poi li avevo riaperti all’improvviso. E nella penombra vidi un volto che sorrideva con un’espressione diffidente, smaliziata e sarcastica. Scoprì che Judit , a letto e fuori dal letto, non mi amava, mi serviva.
Ne ho sofferto molto. Ma non l’ho cacciata via subito.
Se ne andò evitando ogni protesta, non alzammo la voce nemmeno per un attimo. Sulla soglia si voltò e aveva lo stesso sguardo silenzioso, interrogativo e distaccato di quando l’avevo vista la prima volta nell’ingresso.

La donna giusta : Marika


donna 11

( Marika si confida con la suocera )
La prego, mi dica, il nostro è davvero un matrimonio sbagliato?
Va sempre così: uno dei due ama più dell’altro. Ma chi ama è facilitato. Io avevo portato in dote la fabbrica, lo sai. Lui mi amava. Io ero costretta a sopportare un sentimento che non ricambiavo. Questo è molto più difficile. Ho sopportato per tutta la vita, come vedi, e ora eccomi qui. La vita offre questo, chi vuole dell’altro vive in uno stato di febbrile entusiasmo. Io non ho mai provato un tale fervore. Ma a te va meglio, credimi. Quasi ti invidio.
Lei, mamma, pensa sia meglio che restiamo insieme?
E’ ovvio. Ma cosa ti salta in mente?
Non so che farmene della sua infelicità! Se non riesce a vivere felice accanto a me, che vada pure a cercare l’altra.
Chi? – Chiese mia suocera.
Quella giusta. – Dissi io in tono aspro.
Ne sai qualcosa? – si informò tranquilla senza guardarmi.
Di chi? – domandai smaniosa – Di chi dovrei sapere qualcosa?
Ma di lei – disse esitando mia suocera – L’hai detto tu poco fa … Di quella giusta.
Allora esiste? Vive da qualche parte? – gridai quasi
Chinò il capo sul lavoro – Da qualche parte vive sempre quella giusta. – Poi tacque. E su questa faccenda non le sentii più pronunciare parola.

E così io e lui abbiamo divorziato. Ho sofferto moltissimo, per un anno ho creduto che sarei morta di crepacuore. Ma una bella mattina mi sono svegliata e ho scoperto una cosa … sì, la cosa più importante, quella che bisogna capire da soli.
Ho scoperto che la persona giusta non esiste.
Un giorno mi sono svegliata, mi sono messa a sedere sul letto e ho sorriso. Non sentivo più alcun dolore. E improvvisamente ho capito che non c’è nessuna persona giusta. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c’è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c’è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l’unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce.
Mio marito, pover’uomo, quando un giorno si presentò Judit Aldozo, che lui credeva fosse quella giusta, l’ha sposata sei mesi dopo.
Vuoi sapere perché mi sono messa a piangere quando l’ho visto? Se è vero che l’uomo giusto non esiste, che tutto è finito e sono completamente guarita, sarà anche vero che le illusioni svaniscono, ma io lo amo – e questa è un’altra cosa. Credo che tutto passi, tranne l’amore.

Possessione luminosa


Come questo vento
voglio essere figura del mio calore
e, lentamente, entrare
dove riposa il corpo tuo
d’estate, avvicinarmi
a lui, senza che mi veda;
arrivare, come polso aperto,
pulsando nell’aria, essere
figura del pensiero mio di te, in sua presenza:
carne aperta di vento,
dimora d’amore nell’anima.
Tu – delicato avorio di sogno,
neve di carne, quiete
di palma, luna in silenzio –
seduta, addormentata, in mezzo
alla stanza. E io, entrando
come acqua chiara, inondarti tutto il corpo
fino a coprirti e, restare
così, integro dentro
come l’aria in un lampione,
incendiandoti nel mio corpo,
illuminando la mia carne,
tutta, ormai, carne di vento.

Emilio Prados