Le conseguenze dell’amore


Nella vita c’è un’unica esperienza in grado di cambiarla ed è l’amore, perche quello che si prova porta delle conseguenze, e queste cambiano la vita, non l’amore stesso. Non conta se il sentimento è ricambiato o meno allo stesso modo, non conta se sia “vero amore”, inutile anche chiedersi cosa sia l’amore, forse non ha un vero senso e significato.

È il cambiamento che sovverte la nostra vita, le regole non sono più importanti, il nostro comportamento acquisisce l’immunita’, possiamo infrangere le convenzioni del vivere  borghese, le usuali abitudini che ci danno tanta sicurezza, i comportamenti tradizionali, fregarcene delle relazioni civili. Viviamo una rivoluzione appagante ma della quale non sappiamo cosa comportano queste conseguenze. Se l’amore sfocia in una relazione, ci vorrà un certo impegno per farlo durare e per questo scopo si accettano tutte le conseguenze.

Se l’amore finisce o non è ricambiato, non si accettano le conseguenze, non è più possibile tornare alla propria vita, alle vecchie abitudini e regole.

Non so darvi una risposta, è quello che sto vivendo. Mi sento completamente spaesata. Vorrei ritrovare me stessa.

“Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore” (Paolo Sorrentino).

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L’assenza dell’amore


Il più grande amore e la più grande assenza, cosa possono produrre? L’assenza dell’amato produce sofferenza, ricerca, ci si sente abbandonati e ripudiati. L’amore che vive in assenza dell’amato viene messo in dubbio, vive solo grazie alla nostra fiducia: si perde l’amato, non si perde l’amore, il credere in esso, la fede che esista. L’assenza è la forma dell’amore e ne misura l’esistenza e la grandezza.

Lettera d’ amore


” Cos’è più bello, amore mio? L’amore perso o l’amore trovato? Non ridere di me, amore. Lo so, sono goffo e ingenuo quando si parla d’amore. Faccio domande che sembrano uscite da una canzonetta. Questo dubbio mi travolge e mi corrode, amore mio, trovare o perdere? Intorno a me le persone non smettono di desiderare. Hanno perso o hanno trovato? Io non lo so. Un orfano non ha modo di sapere, un orfano è sprovvisto del primo amore, quello per mamma e papà. Da qui ha origine la sua goffaggine, la sua ingenuità. Tu mi dicesti, su quella spiaggia deserta della California, “puoi accarezzarmi le gambe” ma io non lo feci. Eccolo, amore mio, l’amore mancato. Per questa ragione da quel momento non ho mai smesso di chiedermi dove sei stata e dove sei adesso e tu, bagliore della mia gioventù fallita, tu, hai perso o hai trovato? Io non lo so e non lo saprò mai. Non ricordo neanche più il tuo nome, amore mio, e non ho la risposta però mi piace immaginarla così, la risposta: alla fine, amore mio, non abbiamo scelta, dobbiamo trovare. “

(dalla serie tv The young Pope di Paolo Sorrentino)

Madre


Madre, Sibilla senza Tempo
un tempo il tuo richiamo ho spento
e ora fa paura la tua voce
perché non conosci il mondo
ma l’istinto della croce.

Feroce, non hai occhi
non hai braccia
non hai sesso.

Nel limbo scisso
chino il capo
sul mio amore
risolvi
assolvi
in colpa
il mio destino
tua progenie
senza nome.

Stop by this river


Capita in modo naturale: mi ritrovo con gli occhi chiusi e le immagini di momenti vissuti che scorrono, e allora sorrido, senza rendermene conto. Col tempo sono tutti belli i ricordi degli amori vissuti, ogni istante, anche le amarezze e le delusioni.

Non sono capace di risentimento e se ho sofferto penso sempre sia stata una mia scelta. I miei sentimenti sono come un fiume, non finiscono e continuano il loro corso scorrendo sotterranei, fino ad ora mai sfociati in un mare, immenso, capace di accoglierli, raramente diventano un affetto che si stempera nell’ amicizia. Per ora sono ferma qui, by this river.

Stop by this river  (Brian Eno)

Siamo qui/ ipnotizzati da questo fiume/ tu ed io/ sotto un cielo che continua a cadere giù/ attraverso il giorno/ come se fossimo in un oceano/ aspettiamo qui/ senza ricordare perche siamo venuti/ Mi domando perché siamo venuti/ Tu mi parli/ come da una grande distanza/ Ed io rispondo/ con sensazioni/ prese da un altro/ un altro tempo.

“Non vedi piú il tuo insieme?

L’inizio è dimenticato,

il centro mai posseduto,

e la fine fatica a venire”  

Gottfried Benn  ( ringrazio Tittideluca di Poesia in rete che mi ha fatto conoscere questo poeta)

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Lateral-mente


 

Disse Lei: “Ma non possiamo vivere ‘sta cosa senza doverla per forza chiamare amore?” Rispose lui: “Ma se io ti amo, di che cos’altro dovrei parlare?” Allora Lei: “Mi ami? -rise- Non sai nemmeno che cosa vuol dire amare!” Lui: “Ah, perché tu lo sai?” E Lei: “Io? No, non lo so! E infatti non […]

via Lateral-mente — Nea: NuovaEcologiaArtistica

La sostanza dove io manco


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Gerard Schlosser

Mariangela Gualtieri da Antenata

La sostanza dove io manco è tutta avvolta nella coperta di lana.
Di quelli che più volte ho toccato ricordo le 
mani le facce le pance le voci le pettinature.
Mi stanno 
aiutando.

Enigma: io sono la mancanza – la mancanza che sono – sono ciò da cui manco – sono tutta mancanza – e non c’è nostalgia – neppure lontananza – essendo ciò che 
manca – adesso e sempre – io

La parola amore


3b5c5ba47709b20c84a583329b570befMariangela Gualtieri da Le giovani parole

Ormai è sazio
di ferite e di cielo. Si chiama uomo. Si chiama donna. È qui
nel celeste del pianeta – dice mamma. Dice cane
o aurora.
La parola amore l’ha inventata
intrappolato nel gelo.
Perso. Lontano. Solo. L’ha scritta
con ditate di rosso
in un silenzio caduto giù
dalla neve.

Brucia Taormina


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Fire in the box di Tanapol Kaewpring 2010

BRUCIA TAORMINA

(20 marzo 2015)

Ad ottobre del 2015 una mia amica mi chiede di accompagnarla in Sicilia per lavoro e io accetto, avevo voglia di distrarmi a causa di una storia che avevo chiuso nel mese precedente. Durante il viaggio chiedo di fermarci a Taormina per visitare il Teatro Greco, una tappa obbligatoria e io ero piena di entusiasmo all’idea. Quando ho visto la bellezza dell’arte unita a quella del paesaggio sono rimasta estasiata, ero lì ferma con lo sguardo perso a 360 gradi. Ma quello che ho visto era molto di più, l’Inferno in quel Teatro.

Troppo, troppo forte quello che provavo, una vertigine, non potevo più guardare …

Volevo che sparisse tutto, che l’Etna ingoiasse tutto davanti a me fino al limite dei miei piedi, veder sprofondare tutto e poi davanti al nulla andare via finalmente in pace.

Invece sono andata via io annientata. Ho lasciato la mia amica e mi sono recata a Stromboli, un altro vulcano, ma nessun Teatro con dentro l’Inferno.

Il fuoco non ha bruciato Taormina ma me. Racconto quest’esperienza perché oggi un amico che non vedevo da anni mi ha guardata e ha detto: sei come l’araba fenice. E io ho pensato subito a Taormina. E’ vero, risorgo … sempre. Brucia invece adesso Taormina e che non risorga mai più.

P.S.

oggi Domenica delle Palme. Nella simbologia cristiana si pensa che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) muore: il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio. Infatti nella simbologia cristiana, la palma è presente fin dall’epoca paleocristiana ed è legata a un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto. Rimanda così all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (Vangeli, Giovanni 12,13) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte.

Come rinascita iniziatica, la troviamo nell’antica simbologia greca accanto alla fiaccola ardente, simbolo del sole, fuoco e luce. Si collega infine alla fenice, associata alla palma sin dalla tradizione degli antichi egizi, e arrivati sino a noi attraverso il deposito culturale cristiano.

Resurrezione, quindi, rinascita.

“Post fata resurgo” (“dopo la morte torno ad alzarmi” epiteto della fenice).

Buona Domenica delle Palme a tutti.