
Guarda pure la sua foto, guardala bene. Questa l’ho comprata all’epoca in cui facevo la serva in casa loro e lui viveva con la prima moglie.
Non ho mai voluto che si sentisse a suo agio quando veniva nel mio letto. Era proprio questo il problema … In qualche modo, non volevo che stesse bene insieme a me. Eppure, lui, poverino, aveva fatto davvero di tutto per me, ne aveva fatti di sacrifici ! Aveva rotto con la sua famiglia, con il suo ambiente, e rinunciato alle sue abitudini. Aveva deciso di fuggire da tutto per rifugiarsi da me. Forse è proprio per questo che non sono mai riuscita a riconciliarmi con lui. Era solo uno che un bel giorno decide di emigrare in un posto affascinante e una volta là si sposa con un’indigena e quando è insieme a lei, pensa ad altro. Alla sua casa, alla sua patria lontana? Forse. Questo mi dava sui nervi. Ecco perché non volevo che si sentisse davvero contento quando era insieme a me, a tavola o a letto.
Quando andai a letto con mio marito per la prima volta, il suo odore mi prese alla gola, era un profumo maschile sofisticato, che conoscevo fin dai tempi in cui gli stiravo le mutande e gli mettevo in ordine l’armadio della biancheria… E mi sentivo così felice che per l’emozione del ricordo mi venne la nausea. L’altra, la prima moglie, se n’era andata perché nemmeno lei sopportava quell’odore? Non lo so. Io so soltanto che la prima notte che passai con mio marito mi pareva quasi di non essere a letto con un uomo, ma con un odore, estraneo e artificiale. Ma poi ci feci l’abitudine. Ci si abitua a tutto nella vita.
Avevo un conto corrente in una banca dove versavo il mio guadagno personale e un giorno mio marito trovò per caso tra la posta l’estratto conto. Non mi disse niente, ma si vedeva che ci era rimasto male. Pensava che una che ormai faceva parte della famiglia non avrebbe dovuto guadagnarci su. Lo capisci tu, questo? Io ancora oggi non ci arrivo. Mio marito sapeva sorridere in un modo meraviglioso. Certe volte, dall’invidia, mi veniva quasi voglia di avvelenarlo per come sapeva sorridere. Sorrideva pure quando lo ingannavo. Qualche volta l’ho messo pure alla prova. L’ho ingannato a letto, e sono rimasta ad osservarlo. Poteva essere pericoloso e mi sentivo eccitata all’idea di quel rischio. Lui di sicuro se ne accorgeva, e invece di tirare fuori un coltello per infilzarmi mi sorrideva. Tutta la storia è stata inutile perché in cuor mio ho sempre odiato mio marito. Ma l’ho anche adorato, come una pazza.
L’ho capito nel momento in cui me lo sono visto venire incontro, là sul ponte, dopo l’assedio. Mi guardava e sorrideva, ma non credere che il suo fosse un sorriso sarcastico oppure presuntuoso. Aveva anche lui passato un bel po di tempo nei rifugi sotterranei. Era pallido, ma per il resto era tale e quale a come era sempre stato. L’impressione era data dal forte contrasto tra lui e l’ambiente circostante, come se un prezioso oggetto da museo all’improvviso fosse stato collocato in una squallida stanza di una casa proletaria. Bé, mio marito non era un’opera d’arte come la statua di Mosè. Eppure, nel suo genere, era davvero una specie di oggetto pregiato finito chissà come in mezzo alla strada … E sorrideva.
Ci dicemmo addio in silenzio. Lui proseguì lungo la riva del Danubio, io mi avvicinai all’imboccatura del ponte. Mi voltai di nuovo a guardarlo mentre si allontanava a passo lento ma sicuro, come chi sa benissimo dove sta andando, e cioè verso il nulla. E quando lo sai che quella è l’ultima volta che vedi qualcuno, ti sembra quasi di impazzire. Quell’uomo mi aveva sconvolta. Di colpo sentii di non avere più nessuna meta e che non gli portavo più nessun rancore. Ed ebbi un colpo al cuore perché, anche se io quell’uomo non l’ho mai amato, era come se avessi perduto qualcosa di prezioso.


Come nel dipinto in precedenza, il ritratto mostra il suo volto di profilo. Indossa sempre un abito scollato ma molto più aperto sul décolleté e il cinturino pende sulla spalla. Questa volta, tuttavia, il ritratto è stato ben accolto dal pubblico. Nel 1897 Virginie posò ancora una volta per un ritratto in piedi, quello che sarà la sua versione preferita, dipinto da Antonio de La Gándara.
