La paura del desiderio


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Summer whit Monica di Ingmar Bergman 

Alla donna è sempre stata negata la felicità come condizione esistenziale se non dipendente dall’uomo che ne controlli il desiderio.  L’uomo teme l’istinto di vita animale della donna, da cui è attratto e per cui perde il controllo di sé stesso, da qui la colpa e condanna della donna.

Nell’arte ci sono tantissime rappresentazioni sull’argomento e ultimamente mi hanno colpito due opere in particolare, un film e un dipinto.

Il film è ‘Monica e il desiderio’ di Igmar Bergman del 1953.

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La storia si svolge in tre tempi: ribellione, fuga e condanna. Il film alla sua uscita nelle sale destò scalpore per il personaggio femminile e la bellezza selvaggia e ribelle dell’attrice.

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Harriett Andersson in Sommaren med Monica  (Un’estate con Monica)

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Avevo già visto in passato i film di Bergman, ma non avevo fatto caso a come rappresentava la donna ricorrentemente: debole e votata all’ infelicità, come tante altre figure simili, tanto per citare le più famose, come Madame Bovary e Anna Karenina. Alla fine del film c’è un primo piano della protagonista, che volge lo sguardo verso lo spettatore prima di abbandonarsi alla corruzione, che è considerata ‘ l’inquadratura  più triste del cinema ‘ (J.L. Godard).

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Il dipinto invece è ‘ The Unequal Marriage ‘ di Vasili Pukirev del 1862.

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La scena sembra rappresentare un matrimonio dove c’è una notevole differenza di età fra gli sposi, lui vecchio e lei una ragazza, che lascerebbe intendere una motivazione di interessi fra le famiglie. Invece la storia è ben diversa: è un matrimonio riparatore poiché la ragazza ha ceduto al desiderio proprio con lo stesso artista, che è presente sulla destra del dipinto, di profilo con le braccia incrociate, con gli occhi fissi sull’anziano sposo.

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Il volto della ragazza è il più triste della storia della pittura, una rassegnazione infinita. Nessuna ribellione è possibile, il sogno d’amore con l’artista all’interno della società è negato e sta pagando per aver ceduto alla ‘debolezza dei sensi’.

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Certo sono esempi datati ma c’è un fondo che non conosce tempo, il mito di Eva, la perdita del Paradiso, del sogno, il dissidio tra l’uomo e la donna generato dalla paura.

La presunta cecità di Irene


La presunta cecita di Irene , di Giuseppe Peveri in arte Dente (Fidenza 28 febbraio 1976), cantautore italiano.

Irene è molto bella
e ha le spalle più piccole
e gli occhi
gli occhi non hanno una fine
e ha molti biondi capelli
due mani e molte gonne.

Per colpa delle mani
solo due
lei non sa più cosa fare
scegliere un uomo
o prendere il volo.

E l’acqua il sale e la terra
non hanno nessuna colpa,
è tutto ciò che c’è nel cielo
che me l’ha portata via,
la cosa più bella che avevo.

Così le scrivo una lettera su un fiore
tutto nero su bianco
e il vento felice mi aiuta
portandola via.
Vento, adesso vola nel cielo.

Su un fiore che il vento le ha donato
Irene leggerà:
le mani amore non toccano il cielo.
E un giorno di bianchi capelli
avrà gli occhi molto stanchi.

Sentendo i profumi di Maggio
Irene, penserà …

Madre


Madre, Sibilla senza Tempo
un tempo il tuo richiamo ho spento
e ora fa paura la tua voce
perché non conosci il mondo
ma l’istinto della croce.

Feroce, non hai occhi
non hai braccia
non hai sesso.

Nel limbo scisso
chino il capo
sul mio amore
risolvi
assolvi
in colpa
il mio destino
tua progenie
senza nome.