
“Il chiaro del bosco – dice Marìa Zambrano – è un centro nel quale non sempre è possibile entrare; lo si osserva dal limite e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo. E’ un altro regno che un’anima abita e custodisce. Qualche uccello richiama l’attenzione invitando ad avanzare fin dove indica la sua voce. E le si dà ascolto. Poi non si incontra più nulla, nulla che non sia in un luogo intatto che sembra essersi aperto solo in quell’istante e che mai più si darà così. Non bisogna cercarlo. Non bisogna cercare. E’ la lezione più immediata dei chiari del bosco: non bisogna andare a cercarli e nemmeno a cercare nulla da loro. Nulla di determinato, di prefigurato, di risaputo. (…) Sospendere la domanda che crediamo costitutiva dell’umano.”
(Marìa Zambrano, Claros del bosque, 1977. Traduzione dallo spagnolo di Carlo Ferrucci, Feltrinelli, Milano 1991, pp. 11-12)
Ho riportato questo brano dal blog:
http://lacasayemenita.blogspot.com/search/label/Anna,
commentato dall’autrice dell’articolo: Anna.
Ho letto in questo brano la rivelazione di una grande verità, è come un ossimoro: quando smetti di cercare, hai finalmente trovato quello che volevi. Mi è stato di grande conforto leggere queste parole perché pensavo di essere in errore, che nell’ultimo anno mi ero lasciata andare e non avevo più interesse per nulla. Invece semplicemente è avvenuto un cambiamento e la presa di coscienza di essere arrivata al centro del bosco, senza più paure e senza cercare la strada giusta. C’è una luce, un chiarore al centro. So che se anche dovessi di nuovo perdermi e avere paura, quella luce non mi abbandonerà mai.

