
Doveva essere un atto umile
Presentarsi prima del tempo
Già arrivati – o consapevoli
Reliquie: dove?
Cancellare i trapassi, prezzo dei
Giri nella porta, tu la vedi è
Danneggiata da mesi –
Fino a qui: dove?
Ma parliamo di te, degli umori
Che sono morsi inascoltati,
Di quel soffitto che nascondeva
I rubinetti
Il peso del legno, gocciano
I momenti vani
Io non lo so, ma
Parlami di te.
Di quello che devo fare
Nessuno si accorge che sotto
Il pelo di un cane un’anima non può
Rispondere. Ma parlami di
Me, ancora il sapore del minimo
Confronto, un nuovo mio piacere
Nel piede che scende sul lenzuolo nuovo.
E fino a qui: dove?
Senza palpito ma con una irrequieta
Voglia di sapere
Oltre i soliti echi allo specchio,
Ma parlami di te, di me – non può
Il sempre ricostituirsi così,
Senza avviso.
Qualcosa vorrà pur dire
Guardare il mare e senza dirsi
Niente
Pensare a volere essere custoditi
Solo nel male
Si sono piegati i desideri di fuga e di
Disprezzo. E le parole non uscivano sotto
Quel buio che mai domanda.
Non potevo essere altro se non
Questo
Il giusto riconoscersi nel dito che
Punta lo specchio

