Helga: amore, ossessione e arte per una donna


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Lovers 1981

Lovers è uno dei miei dipinti preferiti. L’autore è un artista americano, Andrew Wyeth (morto all’età di 91 anni), che realizzò tra il 1971 e il 1985 240 opere (aquerelli, alcuni studi a schizzo e un numero minore di tele) con un unico soggetto, la donna che vedete nel dipinto, Helga Testorf, senza che ne la moglie del pittore ne il marito di Helga ne fossero a conoscenza. Andrew aveva incontrato Helga quando lei aveva 32 anni. Di origine prussiana, era emigrata negli Stati Uniti e arrivata nel 1961 nella città dove viveva il pittore, Chadds Ford in Pennsylvania. Essendo una persona totalmente diversa da lui, Andrew ne rimase affascinato. Alcuni ipotizzano che era il colore dei capelli biondi con tonalità rosse e l’espressione enigmatica del volto che ispirarono Wyeth, tanto da dedicare così tanto tempo e fatica per cercare di catturarne il suo mistero.

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Helga Testorf

I suoi lineamenti cesellati, la forma morbida del corpo, lo sguardo pensieroso e l’innata devozione di Helga nel prestarsi e collaborare al processo creativo, avrebbero dato all’artista lo scopo insaziabile di dedicare ossessivamente le sue energie ad un unico argomento: Helga.

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Helga – studio ad acquerello

L’artista tenne nascosti tutti i disegni e dipinti a casa di un amico. Quando la moglie scoprì tutte le opere chiese spiegazioni sul rapporto tra i due, ma l’artista ammise che non erano mai stati amanti.

La serie di Helga, attualmente proprietà di una società giapponese, venne acquistata in blocco nel 1986 dal miliardario Leonard Andrews, per preservarla intatta, e fu esposta l’anno dopo alla National Gallery di Washington.

Amo molto i dipinti di Helga perché l’artista è riuscito a catturare l’intimità, il calore del corpo, l’interiorità femminile. Helga è ritratta sempre con uno sguardo perso nei suoi pensieri, mentre dorme o è immersa nel duro paesaggio dove vive. Lontana e assente, non rivolge mai lo sguardo allo spettatore.

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Tutta colpa dei grattini…


Avevo conosciuto Carunchio a settembre, il legame che s’instauro fu naturale, privo di forzature e imbarazzi. Ci scrivevamo ogni giorno e ci sentivamo la sera al telefono. Ad ottobre ci rivedemmo ma io avevo maturato una convinzione: volevo prendere le distanze, c’era troppa assiduità nel rapporto e io iniziavo a sentirmi coinvolta.

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Era la prima volta che usavo una chat e lui era stato il primo che avevo conosciuto. Volevo avere altre esperienze, maturare il mio rapporto con gli uomini, far emergere la mia femminilità. Avevo incontrato altre persone ma non mi era piaciuto nessuno. Solo un invito accettai, un fine settimana a Praiano, in Costiera Amalfitana, ma a lui non lo dissi. Non ero tenuta a dirlo, eravamo entrambi liberi e d’altronde lui sulle sue esperienze era molto vago, confusionario e reticente. Sapevo che aveva altre relazioni, ma io non chiedevo e lui non mi diceva niente. Prediligeva le amicizie femminili, ne aveva diverse e le definiva “relazioni affettive costruite nel tempo” poiché iniziavano con attrazioni sessuali e sfociavano poi in rapporti amichevoli che potevano contemplare sporadici e occasionali rapporti sessuali. Io non avevo nessuna intenzione di far parte dell’ harem !!!! Avevo da subito chiarito che io non ero sua amica, e che davo un valore diverso all’amicizia soprattutto fra uomo e donna.

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Amori sfigati di Chiara Rapaccini

Trascorremmo tre giorni a Paestum ad Ottobre. La sera a cena ad Agropoli Vecchia gli spiegai appunto la mia esigenza di distacco e gli dissi anche che avevo già avuto un’altro, oltre a lui … Non battè ciglio, si alzò dal tavolo e si allontanò per una telefonata, per un’ora circa. Tornò tranquillo, la situazione era serena, ci godemmo il resto della serata.

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Agropoli Vecchia

Il giorno dopo era un po taciturno, pensai fosse normale, in fondo ci conoscevamo pochissimo e non sapevo che tipo era. Eravamo stati tutto il giorno al mare; nel pomeriggio eravamo ancora in spiaggia (e lui sempre taciturno … ) quando ad un certo punto mi chiese di fargli un po di grattini.

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Essere o non essere?

Vidi che si era seduto di spalle, e allora mi avvicinai e con delicatezza (e assoluta improvvisazione) iniziai ad accarezzargli la schiena. Nun’se po spiegà in che modo si girò verso di me …

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T’HOOO DETTO GRATTINI !!!!!!!!!!!!!!

Nero come il catrame che ti ritrovi sotto i piedi, disprezzò le mie carezze dicendomi che … non sapevo come toccare gli uomini.

Mia reazione, in successione: ferita nella mia femminilità mi misi a piangere, poi mi alzai e gli dissi “sei uno stronzo stai lontano da me”.

E qui m’ha fregata !!!!!! Mi chiese scusa e disse “LA MIA PORTA È APERTA PER TE” E io gli ho credutooo!!!!! mannaggia la p…………..aaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!! Ma quanto so’ scema !!!!!!!!!!!!!!!!!!! Le distanze  !!!!!!! Io volevo le distanze, come ho fatto a cadè in stò tranello??? Sto ancora a pensà a li grattini, ma te la dovevo scorticare a unghie quella schiena!!!!!!!!!

Tutta colpa di quei maledetti grattini. Gli dicevo “non li so fare” e finiva lì quel pomeriggio del mese di ottobre, lui se ne partiva e spariva dalla mia vita così mi sarei risparmiata tempo energie parole discussioni, non avrei sprecato le mie emozioni, dato spazio ai miei sentimenti, riposto fiducia in una persona che si incazzava per dei ‘grattini’. Sò scema, sò proprio scema  …