Michael Klein – Il corpo, lo spazio e il tempo


 

About Michael

Nato nel Massachusetts nel 1980, Michael Klein aveva diciannove anni quando ha iniziato la sua formazione. La sua arte si caratterizza per la presenza, nei suoi dipinti, di soggetti malinconici, immersi in spazi indefiniti che creano una sensazione di inquietudine.
Klein ha attirato la mia attenzione perché è un artista strano, anomalo. Ha avuto dei maestri classici, artisti figurativi accademici specializzati nei ritratti, in un panorama artistico come quello americano dove l’arte contemporanea, quella predominante dei nostri giorni, si esprime con altri linguaggi  (astratto, non figurativo, concettuale, digitale, immateriale etc.), ma nel suo percorso sviluppa uno stile che si distacca dalla corrente realista più classica e fedele alla tradizione.
Tra i maestri di Klein, importante fu Richard Lack, un pittore “classico” a cui si deve la rinascita della pittura tradizionale negli Stati Uniti.

Richard Lack

Nel 2002, Klein entrò  in quella che divenne la sua scuola definitiva, il Water Street Atelier (oggi Grand Central Atelier), dove lavorò  come apprendista per il fondatore dell’atelier, Jacob Collins, fino al 2005. L’influenza di Collins fu decisiva per la creazione del suo stile personale.

Jacob Collins

Klein rappresenta con cura le persone osservate nella loro interazione con lo spazio, uno spazio in genere chiuso, limitato e spoglio, che fa emergere e distaccare le figure. Klein ha sottolineato che per il suo lavoro, l’ispirazione dalla vita reale è una parte importante del processo creativo.
I personaggi dipinti da Klein hanno un’energia celata, qualcosa di misterioso che emana da loro, chiusi in sé stessi nel silenzio dello spazio e nell’azione sospesa. Questo silenzio, questa contemplazione assorta delle sue donne, che caratterizzano il suo lavoro, si richiama ad artisti del XIX secolo, come Whistler, ma tradotti in un linguaggio contemporaneo. Le superfici dei suoi dipinti rivelano variazioni di densità, una trama sottile di colore dipinta con ombre trasparenti. La tavolozza dei colori è volutamente limitata, così l’effetto prodotto è quello di un superamento di una fedele copia della realtà. Un alone di mistero, come di una storia lasciata incompiuta, emerge nelle sue opere rendendole così affascinanti.

Klein supera i propri maestri che erano tornati ad uno stile classico e realista: rinuncia alle dimensioni dello spazio e del tempo, il colore stesso è semplificato, la sua sembra una pittura di un passato più lontano, metafisico e medioevale, non per stile ma per idea.

Io adoro i suoi personaggi femminili ritratti di spalle, sedute su poltrone o distese a letto; stanno pensando o dormendo e sembra che aspettino il richiamo di qualcuno per voltarsi ed emergere dal silenzio in cui sono immerse, un intervento all’interno del loro spazio chiuso: non ci sono porte o finestre, la luce non è naturale, non è notte ne giorno, il tempo si è fermato. Non sappiamo cosa nascondono i loro volti, quali sono i loro pensieri: un sorriso di gioia o di scherno sulle loro labbra, dolore o tristezza per un’attesa che sembra non avere fine. Ma anche quando si voltano verso lo spettatore e fissano i loro occhi nei nostri, resta impossibile capire cosa possano dire.     85857967da0747e3b7ac8bfea55c3d98

                                                      

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