LE RADICI CA TIENI


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Lacreme napulitane, E ‘nce ne costa lacreme st’ Latina a nuje prefusseress napulitane, ecco posso almeno piangere in lingua madre. Non sto mai parlando tanto in napoletano come da quanto sto a Latina, e penso sempre inconsciamente a confronti con Napoli per qualsiasi cosa. È una malattia, lo ammetto, quello che lega i napoletani alla propria terra è qualcosa di primordiale attaccamento, una vita in simbiosi.

Oggi sono un po triste. Lontana da Napoli mi sento un’emigrante. L’emigrante è colui che lascia la sua terra. Così mi sento, senza la mia terra. Le radici sono importanti. Io le mie sono affondate nella città di Napoli, quindi in qualsiasi altro posto mi sento una pianta che sta morendo. Sono a Latina e parlo napoletano, sono a Napoli e parlo romano, sono senza un’identità.

Mi raccomando, non mi prendete sul serio, un po di autoironia fa sempre bene. Ciao raga

Vi lascio con una bellissima canzone che appartiene al mio periodo universitario: 99Posse, Curru curru guagliò


Si può vivere una vita intera come sbirri di frontiera
in un paese neutrale, anni persi ad aspettare
qualcosa qualcuno la sorte o perché no la morte
ma la tranquillità tanta cura per trovarla
sì la stabilità un onesto stare a galla
è di una fragilità guagliò
è di una fragilità guagliò
forse un tossico che muore proprio sotto al tuo balcone
forse un inaspettato aumento d’ ‘o pesone
forse nu licenziamento in tronco d’ ‘o padrone
forse na risata ‘nfaccia ‘e nu carabiniere
non so bene non so dire dove nasca quel calore
ma so che brucia, arde e freme
trasforma la tua vita no tu non lo puoi spiegare
una sorta di apparente illogicità
ti fa vivere una vita che per altri è assurdità
ma tu fai la cosa giusta te l’ha detto quel calore
ti brucia in petto è odio mosso da amore
da amore guagliò
Curre curre guagliò

Spogliati tutta


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Helmut Newton 

Spogliati
Spogliati tutta,
mostrami serena le rughe
le tue piaghe,
non temere
anch’io sono ferito
spaventato dalla vita.
Strappa con rabbia
i veli adornanti
e le maschere di ghiaccio
che occultano lividi,
mostrati fiera
nei tuoi lineamenti.
Quando sarai spoglia
come un albero d’autunno,
quando sarai nuda
ed indifesa come un bambino,
ti mostrerò le mie ricchezze
nascoste in un forziere di vetro .
Solo allora ti donerò sincero
tutta la mia fragilità
le mie insicurezze
le paure ancestrali
le impurità nascoste,
ti porgerò poi con amore,
sopra un vassoio di rose bianche
-la verginità della mia anima-

Ernesto Che Guevara

La Poesia, un dono che fa male


tre di uno

Avevo già pubblicato qui sul blog la poesia di Beatrice Cristalli “Del buio esaurito”, come inedita. ed ora è stata pubblicata nel suo primo libro di poesie insieme ad altri suoi componimenti: Tre di Uno. Attendevo questa pubblicazione perché fin dai primi versi che ho letto di questa autrice ho provato la gioia e l’imbarazzo di chi viene riconosciuto e rivoltato come un calzino.
Beatrice crede nella connessione possibile tra la parola (in ebraico Dabar) e lo spirito: la poesia è la parola che si realizza, dallo spirito si concretizza e diviene realtà.
Tre di Uno, ho pensato leggendo il titolo all’uomo come Dio, Uno e Trino: l’uomo che si manifesta in pensiero, parola e azione, e nella poesia la parola diviene creatrice nel momento stesso in cui è proferita.
Le parole sono importanti (citazione …) e Beatrice le conosce bene, sa che non è facile riuscire nell’intento del poeta di catturare le risposte, come bene dice nella bellissima poesia “Lei chiama Michele” : perché è troppo facile rispondere ed esistere insieme.
Le sue poesie si leggono con lentezza perché composte di poche parole ma cariche di senso. Si avvertono tutte le emozioni, paure, tentativi continui, ma “io so cosa fare: sentire senza pace le cose. Dicevi che è un dono. «Un dono che fa male» , eppure “Di poesia e sentimento Io sarò persa in un vuoto alla rovescia; Per stare bene ma sentire tutto”.
Vi riporto in altri due articoli due poesie tratte da Tre di Uno e vi consiglio di leggere il  suo libro, parole in forma di poesia che celano delicatamente il senso, il sentimento fragile e umano.