Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo


(Nella foto: dipinto di Jeremy Lipking)

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

Ghiannis Ritsos

neanche la pioggia ha così piccole mani


Il tuo più tenue sguardo,

facilmente,

mi aprirà;

benché abbia chiuso me stesso,

come dita sempre mi apri,

petalo per petalo,

come la primavera fa,

toccando accortamente

misteriosamente

la sua prima rosa,

e io non so

quello che c’è in te

che chiude e apre

solo qualcosa in me

comprende

che è più profonda

la luce dei tuoi occhi

di tutte le rose

nessuno

neanche la pioggia

ha così piccole mani.

(Edward Estlin Cummings)

Un cuore in inverno


Screenshot_20180118-170946In una città così rumorosa e piena di vita, vorrei tanto che si fermasse tutto. Svegliarmi la mattina e vedere dalla finestra un solo colore e un solo suono: palazzi e strade ricoperte di neve che leggera cade e allontana ogni persona nelle proprie case. Il rumore del silenzio, il bianco che placa ogni pensiero. A Napoli non nevica, piove, tira vento e poi torna sempre il sole, e la città non si ferma mai, sei travolto comunque, anche se resti fermo solo a guardare.
Ho bisogno di un inverno lungo, freddissimo e con bufere di neve, tanta che arrivi alle finestre e blocchi le porte delle case. Ma è un desiderio che è difficile si realizzi. L’ultima nevicata a Napoli fu quella del ’56.

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Screenshot_20180118-084637Guardo queste foto come in un sogno. Sto dormendo, il cuore ha rallentato i battiti, le mie giornate si fondono con le notti. Solo la mia porta si aprirà e non ci sarà più la città, mi troverò di fronte un cervo. Nei suoi occhi leggerò i miei.

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20180118_185216E mi chiamerà il corvo nel suo volo. Correrò come la rossa volpe affondando le zampe nella neve. Freddo non sentirà il mio cuore, sarò in giusta compagnia.

20180118_181050Non é così diversa la mia realtà dal sogno. Scorre il tempo di questo inverno al riparo di una tana ricoperta di neve: il mio lavoro.
Nella tranquillità che ho trovato mi muovo poco e lentamente.
Lavoro bene, ho la giusta concentrazione così staccata dal resto del mondo. Da pochi giorni ho completato il restauro di uno specchio in porcellana che andrà esposto in una mostra alla Venaria,  da marzo fino a settembre.

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A breve inizio il prossimo lavoro, sempre all’interno dello stesso museo, dove ho una stanza tutta per me.

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Il museo è una villa dell’Ottocento, nella parte alta della città, circondata da un parco, sul lato est è rivolta verso il mare, posso vedere Capri di fronte, Posillipo a destra e il Vesuvio a sinistra.

20180116_203141Lavoro sola e ogni tanto mi concedo una pausa, vado a fumare sul solaio dove posso guardare tutta la città dall’alto.
Trovo tanta sicurezza e piacere circondata dalle opere d’arte esposte nelle sale, chiuse nelle vetrine o esposte sui muri. Io interrompo il loro tempo eterno per curare le loro ferite con le mie mani, sono arrivate a me da viaggi misteriosi che percorrono da secoli, la mia cura dura un battito di ciglia per riconsegnarle poi di nuovo al mistero che ancora le attende.

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20170706_111139Intanto è ancora inverno, io ho ancora tempo, il mio cuore è al riparo.

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P.S.

UN CUORE IN INVERNO è un film di genere drammatico del 1992, diretto da Claude Sautet, con Daniel Auteuil e Emmanuelle Béart, ritratto di un malessere esistenziale che si traduce in disamore, crisi dei sentimenti, paura di un legame affettivo. Stephane non è in grado di vivere i suoi sentimenti. Quando le passioni nascono e si accendono nella relazione con lui, si ritira e rimane indifferente o addirittura freddo, é un “cuore in inverno”. Camille lo cerca ed egli si ritrae; la donna insiste, cerca in tutti i modi di sedurlo e di coinvolgerlo affettivamente ed egli rimane imperturbabile e, con estrema compostezza, come se venisse interrogato sul nome di una via o di un luogo, conclude: io non ti amo.

Ulderico Conti – quattro poesie


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Ho scoperto le poesie di Ulderico Conti mentre sfogliavo Pinterest, erano messe come commenti ad alcune foto, senza titolo e nome dell’autore. Ho scritto un messaggio chiedendo informazioni e ho trovato così Ulderico che mi ha autorizzata alla pubblicazione dei suoi versi. Ne ho scelti quattro, Dove soffia il vento , Schegge , Non chiedermi niente , Arrossisci .

Sul suo blog potete leggere tutti i suoi scritti :

http://orachesonopioggia.blogspot.it/2015/11/verde.html?m=1

 

Dove soffia il vento

C’è un posto in fondo ai tuoi pensieri dove soffia il vento
Dove le parole girano come mulinelli di foglie rosse d’autunno
È il posto dove ti ho incontrata
Dove hai sciolto i tuoi capelli
Ed io ti ho vista per la prima volta
Sola e splendida come il profumo dell’erba nuova di aprile

Giocavo con il vento
E ho chiuso gli occhi
Ma la tua malinconia dolce mi ha svegliato
E adesso ballo con la primavera dei ricordi
sognando la tua gonna che gira insieme al sole

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Schegge

Fredde
gelide come la tramontana di febbraio
Scomposte e sciatte hai sbattuto le tue parole sul tavolo e sei andata via
Le ho osservate per un po’ rotte e disperate
come bottiglie infrante di un vino prezioso
Non le ho toccate
Ho avuto cura di non tagliarmi con le schegge dei tuoi pensieri affilati

Ho deciso
Le lascerò li tra le briciole di frasi morsicate,
il caffè malinconico delle tue sere,
la marmellata di fragola delle tue risate
e le macchie rosse delle nostre confidenze sussurrate.

Ho schiacciato il mio orgoglio
con il candelabro che avevi comprato, pacchiano e goffo,
troppo grande per il tavolino del nostro ultimo incontro.
Ero venuto solo e senza tasche in cui nascondere le mani
Nell’autunno in cui cadde la testa della statua ricordo che avevi scolpito di me
Ma i pregiudizi uccidono la mente e i ricordi graffiano gli occhi

E ora me ne vado
ancora. Solo
e senza nulla tra le mani
In questo nuovo autunno che ha negli occhi i colori vivaci della tua tristezza
e nelle orecchie il suono sordo e cupo di campane di legno che intonano canti senza armonia

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Kenne Gregoire

Non chiedermi niente

Non chiedermi niente
Passami attraverso e cammina sulle mie parole
Uccidi la mia fotografia
Strappala dagli occhi e guardala col cuore

Soli
Siamo soli e tu lo sai
Soli guardiamo il cielo e soli sputiamo a terra
Soli ci salveremo dalla nostra infinita guerra-

Non chiedermi niente perché “niente” è l’unica cosa che non posso darti
Guardati i piedi
Piangi se vuoi
Leggi le mie inquietudini e sciogli la tua tristezza
Cancellami e straccia il disegno della mia casa
Ma non chiedermi niente

A chi dovrei chiedere il permesso di entrare?
A chi dovrei dire la mia direzione?
Ho camminato a lungo bruciato dal sole e spossato dal vento
E sono arrivato qui
Dove tu mi chiedi il niente che non ho

Chiuditi dentro
Spranga le porte
Goditi il buio e offrilo al cuore
Ma non chiedermi niente
Perché per niente si muore

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Arrossisci

Uno sguardo,
Una parola
le tue guance ti tradiscono.
Un’altra notte
Un altro sogno
Riprendo fiato al buio

È stato questo volerti
Il faticoso perderti ogni giorno
A chiudermi la bocca
A torturarmi gli occhi

Senza pietà ritorna
Ridicolo e spietato
Il paradosso comico
Di essermi abbandonato
E ritrovato
Solo

La presunta cecità di Irene


La presunta cecita di Irene , di Giuseppe Peveri in arte Dente (Fidenza 28 febbraio 1976), cantautore italiano.

Irene è molto bella
e ha le spalle più piccole
e gli occhi
gli occhi non hanno una fine
e ha molti biondi capelli
due mani e molte gonne.

Per colpa delle mani
solo due
lei non sa più cosa fare
scegliere un uomo
o prendere il volo.

E l’acqua il sale e la terra
non hanno nessuna colpa,
è tutto ciò che c’è nel cielo
che me l’ha portata via,
la cosa più bella che avevo.

Così le scrivo una lettera su un fiore
tutto nero su bianco
e il vento felice mi aiuta
portandola via.
Vento, adesso vola nel cielo.

Su un fiore che il vento le ha donato
Irene leggerà:
le mani amore non toccano il cielo.
E un giorno di bianchi capelli
avrà gli occhi molto stanchi.

Sentendo i profumi di Maggio
Irene, penserà …