Un libro senza parole


Se ti baciassi adesso, come stanotte, in sogno. L’ illusione del tempo, l’eterno presente che ci dona lo stesso inganno. Smetteremmo di amare se potessimo non ricordare. Vorrei essere una foglia trascinata dal fiume. Una mela che cade dal ramo. La neve che si scioglie per assetare la terra. Un’onda allungata sulla riva. Un gabbiano che annuncia tempesta. Un libro senza parole.

Lascia un commento

Un treno partì


b49ffad3d73394c350284fca1802380e

Un treno partì in orario.
La destinazione non era mai stata nostra.
Scegliemmo il tragitto più lungo.
La distanza nella distanza.
Nessuna fermata nel raggio dello sguardo.
Partimmo per restare nell’altro.
La partenza nella partenza.
Arrivare non è più importante.
Il luogo da raggiungere è dovunque qui.
Qui dove tutto è rimasto identico
i profumi i rumori sono gli stessi. Chi li percorre?
Li percorriamo al contrario
senza memoria ciechi senza risposta.

No. Non riuscimmo a fermarlo il vento.
Entrò nel passato.
Spazzò le foglie dal paesaggio. Spazzò i volti.
Entrò per restare un’ombra.


Domenico Brancale – Per diverse ragioni
 (Passigli, 2017)

Un pomeriggio estivo


20180128_175753

A vent’anni, periodo universitario, studiavo nella biblioteca di mio padre, intere pareti ricoperte di libri di ogni genere. Nella ripetizione continua degli stessi argomenti, mi concedevo spesso distrazioni e pause: telefonate agli amici, caffè e sigaretta, chiaccherata con mia sorella e i suoi colleghi che studiavano in un’altra stanza.  Un pomeriggio estivo, pochi giorni prima della data dell’esame da sostenere, stavo studiando (non ho mai imparato a memoria, leggevo una volta il testo e poi divagavo in mie argomentazioni) insieme ad una collega; lei leggeva e io guardavo intanto dalla vetrata il giardino di casa. Era pomeriggio, il sole faceva risaltare il verde delle foglie dei limoni e degli aranci, le piante erano piene di passeri e nidi che spesso andavo a spiare. All’improvviso mi venne in mente ” L’albero a cui tendevi la pargoletta mano / il verde melograno da’ bei vermigli fior  “. Non ricordavo il resto della poesia e così iniziarono a venirmi in mente tutte le poesie che avevo imparato, dalle elementari alle superiori. Ma ricordavo solo le prime frasi:

T’amo pio bove

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole

Meglio venirci con la testa bionda, che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co’ bei capelli a onda, tua madre… adagio, per non farti male

Ritornava una rondine al tetto, l’uccisero: cadde tra spini

«O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna;

Oh Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini

La nebbia a gl’irti colli, piovigginando sale, e sotto il maestrale,
urla e biancheggia il mar; 

stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar. 

Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

La bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse

Sparse le trecce morbide Sull’affannoso petto

Né mai più toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne

Solo chi non lascia eredità d’affetti

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine

M’illumino, d’immenso. 

Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie. 

Non ho voglia, di tuffarmi, in un gomitolo, di strade.

Sto, con le quattro, capriole, di fumo, del focolare.

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici

E piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella, che ieri m’illuse, che oggi t’illude, o Ermione.

Così iniziai a cercare tra i libri di mio padre quelli di poesia e rilessi tutte quelle che avevo ricordato in frammenti, scoprendo una bellezza che, quando le avevo studiate a scuola, non avevo colto. Le imparai di nuovo a memoria e con una gioia mista a divertimento le recitavo ad alta voce per casa.
A trent’anni, in seguito ad una esperienza personale traumatica, scoprì nuovamente la poesia, casualmente, sentendone recitare una in un film. In quel periodo ripresi a leggere poesie, quelle che già conoscevo, ma scoprendo anche nuovi autori, e scrivevo su un quaderno quelle che più mi avevano colpito. Da allora non ho più perso questo filo, un legame che cambia e si evolve con me, con il tempo che passa e il mio vissuto.

L’esame che stavo studiando, comunque, andò bene, anzi, benissimo.

 

Ulderico Conti – quattro poesie


20170326_164041

Ho scoperto le poesie di Ulderico Conti mentre sfogliavo Pinterest, erano messe come commenti ad alcune foto, senza titolo e nome dell’autore. Ho scritto un messaggio chiedendo informazioni e ho trovato così Ulderico che mi ha autorizzata alla pubblicazione dei suoi versi. Ne ho scelti quattro, Dove soffia il vento , Schegge , Non chiedermi niente , Arrossisci .

Sul suo blog potete leggere tutti i suoi scritti :

http://orachesonopioggia.blogspot.it/2015/11/verde.html?m=1

 

Dove soffia il vento

C’è un posto in fondo ai tuoi pensieri dove soffia il vento
Dove le parole girano come mulinelli di foglie rosse d’autunno
È il posto dove ti ho incontrata
Dove hai sciolto i tuoi capelli
Ed io ti ho vista per la prima volta
Sola e splendida come il profumo dell’erba nuova di aprile

Giocavo con il vento
E ho chiuso gli occhi
Ma la tua malinconia dolce mi ha svegliato
E adesso ballo con la primavera dei ricordi
sognando la tua gonna che gira insieme al sole

20170326_164005

Schegge

Fredde
gelide come la tramontana di febbraio
Scomposte e sciatte hai sbattuto le tue parole sul tavolo e sei andata via
Le ho osservate per un po’ rotte e disperate
come bottiglie infrante di un vino prezioso
Non le ho toccate
Ho avuto cura di non tagliarmi con le schegge dei tuoi pensieri affilati

Ho deciso
Le lascerò li tra le briciole di frasi morsicate,
il caffè malinconico delle tue sere,
la marmellata di fragola delle tue risate
e le macchie rosse delle nostre confidenze sussurrate.

Ho schiacciato il mio orgoglio
con il candelabro che avevi comprato, pacchiano e goffo,
troppo grande per il tavolino del nostro ultimo incontro.
Ero venuto solo e senza tasche in cui nascondere le mani
Nell’autunno in cui cadde la testa della statua ricordo che avevi scolpito di me
Ma i pregiudizi uccidono la mente e i ricordi graffiano gli occhi

E ora me ne vado
ancora. Solo
e senza nulla tra le mani
In questo nuovo autunno che ha negli occhi i colori vivaci della tua tristezza
e nelle orecchie il suono sordo e cupo di campane di legno che intonano canti senza armonia

Screenshot_20170325-211942
Kenne Gregoire

Non chiedermi niente

Non chiedermi niente
Passami attraverso e cammina sulle mie parole
Uccidi la mia fotografia
Strappala dagli occhi e guardala col cuore

Soli
Siamo soli e tu lo sai
Soli guardiamo il cielo e soli sputiamo a terra
Soli ci salveremo dalla nostra infinita guerra-

Non chiedermi niente perché “niente” è l’unica cosa che non posso darti
Guardati i piedi
Piangi se vuoi
Leggi le mie inquietudini e sciogli la tua tristezza
Cancellami e straccia il disegno della mia casa
Ma non chiedermi niente

A chi dovrei chiedere il permesso di entrare?
A chi dovrei dire la mia direzione?
Ho camminato a lungo bruciato dal sole e spossato dal vento
E sono arrivato qui
Dove tu mi chiedi il niente che non ho

Chiuditi dentro
Spranga le porte
Goditi il buio e offrilo al cuore
Ma non chiedermi niente
Perché per niente si muore

Screenshot_20170325-220747

Arrossisci

Uno sguardo,
Una parola
le tue guance ti tradiscono.
Un’altra notte
Un altro sogno
Riprendo fiato al buio

È stato questo volerti
Il faticoso perderti ogni giorno
A chiudermi la bocca
A torturarmi gli occhi

Senza pietà ritorna
Ridicolo e spietato
Il paradosso comico
Di essermi abbandonato
E ritrovato
Solo