Sándor Márai, (Košice, 1900 – San Diego 1989), è stato uno scrittore e giornalista ungherese naturalizzato statunitense. Contrario sia al regime nazista che a quello comunista, che salì al potere dopo la seconda guerra mondiale, profondamente antifascista, riuscì a scampare al conflitto mondiale, ma le persecuzioni dei comunisti lo costrinsero ad abbandonare l’Ungheria nel 1948. Si rifugiò in Svizzera fino al 1950 e da lì si spostò a Napoli, vivendo sempre in condizioni precarie, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, dove acquisì la cittadinanza nel 1957. Insieme alla moglie Ilona ritornò in Italia nel 1968 stabilendosi a Salerno dove rimase fino al 1980 per poi tornare a San Diego. Dopo la morte della moglie per cancro, seguita da quella del figlio, Márai cominciò a isolarsi sempre più, fino a quando, nel febbraio 1989, si suicidò.
Ho letto tutti i suoi romanzi, ma quello che preferisco in assoluto è La donna giusta. Il racconto narra le vicende personali di un uomo dell’alta borghesia ungherese, Peter, della prima donna che sposa, Marika, e della seconda, Judit. La storia non si svolge con una trama unica ma è sviluppata in tre monologhi nei quali, i tre protagonisti, raccontano la stessa vicenda però secondo la propria personale esperienza.
Darò voce a tutti e tre riportando alcuni brani estratti dal romanzo in tre articoli. Non è mia intenzione narrarvi la trama nei dettagli, trovo invece molto interessante come esprimono ciò che pensano e cosa hanno provato queste tre persone, il modo in cui un’unica esperienza viene vissuta diversamente per fattori che non dipendono da loro.
