Baudelaire – Credere, Scrivere, Ricordare


 

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Baudelaire è una canzone dei Baustelle, estratto dal loro album Amen, pubblicato nel 2008. Non è molto amata dal pubblico per il testo un po particolare. Io l’adoro. Ecco il testo:

(La domanda è: secondo te, a cosa serve vivere?)

Satana è all’inferno per te
Ed è più moderno di te 
Avremo divani fondi come tombe 
Stando a quanto dice Baudelaire 
Cristo muore in croce per me 
Pietro brucia in croce per te 
Santa è la bellezza 
Tanta è la paura 
Fai come faceva Baudelaire 
Pasolini è morto per te 
Morto a bastonate per te 
Nello stesso istante 
In qualche altra spiaggia 
Si è fatto l’amore 
Uniti contro il mondo 
E’ necessario credere 
Bisogna scrivere 
Verso l’ignoto tendere 
Ricordati Baudelaire 
Caravaggio è morto per te 
Luigi Tenco è morto per te 
Nei fiori dei campi 
Vive Piero Ciampi 
Bisogna studiare Baudelaire 
Saffo s’è ammazzata per noi 
Socrate suicida per noi 
Vivere per sempre 
Ci vuole coraggio 
Datti al giardinaggio dei fiori del male 
E’ necessario vivere 
Bisogna scrivere 
All’infinito tendere 
Ricordati Baudelaire. Baudelaire. 

« Nel testo vengono citati quei personaggi che più hanno rappresentato la figura del personaggio autodistruttivo, che riesce però a rendersi immortale attraverso la propria arte. Baudelaire e Pasolini sono accomunati da questo, e le loro vite ci spingono alla riflessione su quale sia il senso della vita. » (Fonte Wikipedia)

È NECESSARIO CREDERE, BISOGNA SCRIVERE, VERSO L’IGNOTO TENDERE.

È NECESSARIO VIVERE, BISOGNA SCRIVERE, ALL’ INFINITO TENDERE. RICORDATI …

Bisogna fare come Baudelaire. “Avremo divani fondi come tombe” è un riferimento ad una delle poesie della raccolta I fiori del male : La morte degli amanti

Avremo letti pieni di profumi leggeri,
divani profondi come tombe,
e sulle mensole fiori strani,
dischiusi per noi sotto cieli più belli.
A gara bruciando gli estremi ardori,
saranno i nostri cuori due grandi fiaccole,
specchianti le loro doppie luci
nei nostri spiriti, specchi gemelli.
Una sera fatta di rosa e di mistico azzurro,
ci scambieremo un unico bagliore,
come un lungo singhiozzo, grave d’addii;
e un Angelo più tardi, schiudendo le porte,
lieto e fedele verrà a ravvivare
gli specchi offuscati e le fiamme morte.

Baudelaire parlava della ‘morte dell’arte’ cioè la morte intesa come sacrificio artistico, l’idea di accomunare arte e vita.

“Il messaggio non è cercare nell’arte la soluzione al male di vivere o trovare un motivo per vivere nell’arte, ma cercare di vivere la vita come se si stesse creando un’opera d’arte. Il testo di Baudelaire parla della possibilità di applicare il metodo di creazione, tipico dell’arte, alla vita; non invita tutti a fare i poeti, i pittori o i musicisti per stare meglio, ma a vivere come se si stesse creando di continuo un’opera d’arte. La canzone funziona anche in quanto elenco di personaggi che con la loro vita si sono meritati l’eternità. Il significato è proprio quello: non prenderli ad esempio per la brevità della loro vita, ma per quello che possono insegnarci” ( intervista tratta dal libro I Baustelle mistici dell’Occidente – un’assurda specie di preghiera che sembra quasi amore, di Paolo Jachia e Davide Pilla, ed. Ancora, Milano 2011)

 

Pipilotti Rist – Don’t abandon me again


 

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Pipilotti Rist, Do Not Abandon Me Again, 2015, installation view at Kunsthaus Zurich, 2016. Courtesy: the artist, Hauser & Wirth and Luhring Augustine; photograph: Lena Huber

Nel panorama dell’arte contemporanea ho una predilezione per la videoarte della quale i due artisti più rappresentativi sono Bill Viola (del quale vi parlerò in un altro articolo) e Pipilotti Rist. In quest’articolo vi parlerò di Pipilotti e delle sue opere più significative, non tutte purtroppo, vista la lunga e prolifica carriera. Inizio con la mostra tenutasi a Zurigo nel 2016.
Una mappa e una piccola torcia per leggere al buio, questo il materiale consegnato al visitatore prima del suo ingresso nella mostra che il Kunsthaus di Zurigo ha dedicato all’artista svizzera Pipilotti Rist (Grabs, 1962). Subito dopo, il passaggio dalla luce naturale al buio e alla moltitudine di luci e colori artificiali che hanno trasformato uno spazio di 1400 metri quadrati in un enorme ambiente dalle atmosfere visionarie.

Qui ci si muove in un labirinto di videoinstallazioni, senza seguire un percorso cronologico né d’altro tipo, ma semplicemente vagando, catturati dalle immagini e dalla musica. Do Not Abandon Me Again (2015) è un letto matrimoniale su cui ci si può distendere per farsi colpire dalle immagini proiettate dal soffitto.

Non sono solo le immagini a suggestionarci, ma anche la musica, usando come colonna sonora dell’installazione brani noti di famose band e cover rivisitate come Wicked Game di Chris Isaak:

Un’ampia porzione dello spazio espositivo del Kunsthaus è stato occupato da grandi proiezioni di immagini in movimento: animali, frutta, foglie, l’universo naturale che l’artista reinventa attraverso la tecnologia. Il dialogo tra natura e tecnologia è ben esemplificato in una delle opere realizzate appositamente per la mostra al Kunsthaus. Si tratta di Pixel Forest: 3000 lampade LED, sospese al soffitto e sincronizzate ognuna con un segnale video, creano una foresta artificiale che cambia costantemente aspetto. Anche qui siamo invitati a una sorta di esplorazione naturalistica, entrando nell’opera e attraversando lo spazio. L’artista ha definito Pixel Forest «uno schermo esploso nella stanza».

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Il design impeccabile di Rist presenta innumerevoli proiezioni e schermi video, spesso nascosti in oggetti comuni, come borse o lampade. Entrando nello spettacolo, gli spettatori si fanno strada attraverso le pareti illuminate con immagini di pecore, scene montane pastorali e disegni vettoriali geometrici. Do Not Abandon Me Again (2015) presenta una visione dello spazio esterno proiettata su un letto anonimo. Al centro della mostra è il famoso Cape Cod Chandelier (2011) di Rist, che proietta due video astratti su indumenti intimi raccolti dalla famiglia e dagli amici dell’artista. Può essere difficile dire quali opere qui siano nuove: il technicolor sublime di Rist avvolge e unifica la mostra in modo sublime, anche se il corpo dell’artista, in confronto a precedenti lavori, scompare gradualmente. Ma il tratto distintivo di Rist è la preferenza per la sua espressione, caratterizzata dall’ispirazione alla natura nei suoi quattro elementi, soprattutto per l’acqua, dell’estetica dei video artisti e dei creatori di social media di oggi.

867b78f5b9e55dfb5a503f3562bb4704Pipilotti Rist, Cape Cod Chandelier, 2011, installation view at Kunsthaus Zurich, 2016. Courtesy: the artist, Hauser & Wirth and Luhring Augustine; photograph: Lena Huber

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Questa retrospettiva permette di vedere e immergersi nell’opera di Rist, risultato di una  combinazione di immagini bucoliche con il corpo femminile, immagini che proiettano accomunando, il ‘naturale’ con il ‘femminile’ – due concetti che sono ancora frequentemente fraintesi. Come la natura così il corpo femminile sono oggetti di  una idealizzazione; su questi due temi si costruisce una cultura dello sfruttamento e violenza. Il lavoro di Rist attesta un’autentica lotta della donna per acquisire l’amor proprio e per portare egualmente lo stesso rispetto e amore verso la natura. Donna e Natura formano un unico “corpo sublime”. Importante per la comprensione di questa visione sono le facoltà di lentezza e profondità di sguardo e di animo.
L’esempio è dato nel video che l’artista ha realizzato qualche tempo fa in una grande installazione in esclusiva per il MoMA di New York, intitolata Pour Your Body Out (2008 – 2009). In questo lavoro Pipilotti, nell’atrio del secondo piano, aveva letteralmente invaso ogni parete di proiezioni, mentre al centro dello spazio era stato realizzato un enorme divano circolare, circondato da tappeti, sul quale era possibile accedere soltanto a piedi nudi.

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Nei video si poteva assistere a una sorta di rito di baccanti, con uomini e donne che danzavano in estasi immersi in una natura lussureggiante. L’installazione che è stata un evento di grandissimo successo, è quella tenutosi in occasione della chiusura della mostra, Yoga at the MoMA, momento molto emozionante, con una lezione gratuita di yoga di un’ora tenuta da Elena Brower, fondatrice di Virayoga, un vero e proprio punto di riferimento per questa pratica negli Usa e conosciuta a livello internazionale. Circa 150 persone hanno dunque potuto assistere alla mostra e allo stesso tempo esercitarsi, coinvolti in una esperienza dalla formula inedita. I posti disponibili sono andati esauriti in pochi minuti dalla pubblicazione online dell’evento e le richieste per poter accedere sono state diverse migliaia.
Pipilotti ha ripreso Elena Brower, da sola, mentre si muove immersa dalle immagini dei  suoi video, con una colonna sonora incredibile. Il risultato è davvero meraviglioso:

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UNA CASA NEL CIELO
UN GIARDINO NEL MARE
UN’ALLODOLA NEL TUO CUORE
UN TORNARE A COMINCIARE

UN DESIDERIO DI STELLE
UN BATTER D’ALI DI UN PASSEROTTO
UN’ISOLA NEL TUO LETTO
UN TRAMONTO

TEMPO E SILENZIO
GRIDA E CANTI
CIELI E BACI, VOCE E AFFLIZIONE

NASCERE NEL TUO SORRISO
CRESCERE NEL TUO PIANTO
VIVERE SULLA TUA SPALLA
MORIRE NELLE TUE BRACCIA

TEMPO E SILENZIO
GRIDA E CANTI
CIELI E BACI, VOCE E AFFLIZIONE

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Marina Abramovic Gianna Nannini – il sesso l’amore e la sua fine


Nell’articolo che ho scritto, intitolato “Era bello” e che potete leggere qui https://danielamargherita.wordpress.com/2017/02/09/era-bello/ , ci sono due elementi che sono passati inosservati e che invece aprono e chiudono il mio discorso.

Nel dialogo fra le due persone, Lei dice: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli? 

Questa frase è il ritornello della canzone di Gianna Nannini che si chiama ” Io” , come viene detto appunto nel dialogo, che vi invito ad ascoltare:

Io che non ho capito niente
Tu che non mi basti mai
E mi dai tutto

Io che non so fermare il tempo
Tu che non mi vedi mai
E sono dappertutto

Scendi dal mio letto scendi
Scendi dal mio letto scendi

 L’amore è bello solo se lo fai con me
Allora che ti meravigli ?

 Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida
Come un bacio
Come la pioggia il sentimento
Spegnera’ la nostra rabbia
Solo una goccia
Sopra il viso
Poi ancora il sole

 Io che non so
Lasciarti e vivere
Tu che non mi ascolti mai
E parli a vanvera

 Tu che accendi e pieghi il desiderio
Si ! decidi solo tu
Mi fai passar la voglia

 Scendi dal mio letto scendi
Scendi dal mio letto scendi

 L’amore è bello solo se lo fai con me
Allora che ti meravigli ?

 Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida
Come un bacio

Come la pioggia il sentimento
Spegnera’ la nostra rabbia
Solo una goccia
Sopra il viso
Poi ancora il sole

L’altro elemento trascurato è la foto che ho messo in chiusura dell’articolo. In quella foto ci sono due persone, un uomo e una donna, seduti uno di fronte all’altro mentre si guardano. La donna è l’artista Marina Abramovic e la foto la ritrae in una performance artistica diventata famosissima. Il senso di quello che vedrete nel video va anticipato da una breve presentazione dei due protagonisti. Dopo una relazione sentimentale e artistica durata dodici anni,  tra il 1976 e il 1989, Marina Abramovic e Frank Uwe Laysiepen (Ulay), crearono la loro ultima performance, The Lovers, nella quale partirono a piedi dai due estremi opposti della Muraglia Cinese (Ulay dal deserto del Gobi e Abramovic dal Mar Giallo) per incontrarsi a metà strada dopo novanta giorni e dirsi addio. Ciascuno aveva camminato per 2500 km. Da allora, Ulay e Abramovic non hanno mai più lavorato insieme.

Nel 2010, durante l’importante retrospettiva dedicata a Marina Abramovic al MoMa (Moderne Museum of Art di New York ), dal titolo The Artist is Present, l’artista è rimasta seduta immobile su una sedia per sette ore ogni giorno, per tutta la durata della retrospettiva, cioè dal 14 marzo al 31 maggio, guardando negli occhi senza parlare chiunque volesse sedersi davanti a lei. Il primo giorno, fra l’alternarsi delle persone  (ognuna con gli occhi fissi in quelli dell’artista), senza preavviso Ulay si è seduto davanti a lei, come uno dei tanti spettatori. Ecco cosa è successo:

Un minuto lungo un’eternità, in silenzio, e il passaggio nei loro occhi di tutto quello che è impossibile da dire ( lost in translation ). Poi Marina Abramovic si sporge sul tavolo che li separa, allunga le mani e prende quelle di Frank Ulay.

Nel video emerge la loro passione intatta nonostante il tempo e la separazione. Attualmente tra i due è in corso una disputa giudiziaria: Ulay chiede soldi alla Abramovic, un risarcimento dei diritti per la realizzazione di molte delle opere senza la sua firma. Si potrebbe pensare di conseguenza che quello che è accaduto al MoMa sia stata una finzione, ma non è così: il lavoro e la sfera affettiva sono due mondi separati (e nel loro caso è stato uno dei motivi della separazione).  Il loro amore è finito e quel minuto resterà uno dei ricordi più intensi, la testimonianza di come un sentimento vero e forte non si esaurisce con la fine di un rapporto, resta in noi, è nel nostro fiume sotterraneo, leggi in proposito https://danielamargherita.wordpress.com/2016/12/19/stop-by-this-river/ )

L’appuntamento del venerdì


Da diversi anni, ogni venerdì ho un appuntamento a cui cerco di non mancare, il Wunderkammer.

Wunderkammer è un’associazione, creata dall’ architetto Diego Nuzzo, che organizza eventi che si svolgono ogni venerdì, alle ore 21,00, in luoghi affascinanti, intriganti ed esclusivi della città di Napoli, ma ignoti. La formula prevede l’invito tramite mail; a chi aderisce e prenota, sarà rivelato solo poche ore prima dell’appuntamento, sempre tramite mediante una email, il luogo dove si terrà l’evento.

Wunderkammer organizza spettacoli teatrali e musicali, reading e incontri con gli autori, homeating, serate di beneficenza. Vi riporto il link dell’homeating che si tiene nella casa dell’architetto Diego Nuzzo, una delle case più belle di Napoli:

http://www.homeating.com/it/location-wunderkammer/11

Diego è un mio carissimo amico e una persona particolare, ogni evento da lui organizzato si svolge grazie al suo indiscusso carisma: tesse i rapporti professionali e di amicizia creando spazi dove tutti possono sentirsi partecipi e a proprio agio. Incontri i tuoi amici ma conosci anche sempre nuove persone, soprattutto hai l’opportunità di conoscere Napoli, nell’intimità esclusiva delle dimore private più belle della città, studi e laboratori privati, gallerie d’arte o nell’incanto dei monumenti artistici.

Venerdì 3 febbraio infatti, sono stata allo spettacolo “Shakespeare’s tea” tenutosi in una dimora storica del 700.

20170205_074820Ecco alcune foto della serata; la casa che ci ha ospitato:

L’aperitivo prima dello spettacolo:

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Gli amici di Wunderkammer:

La consegna del “memento” alla padrona di casa, Tatiana Chafcouloff, architetto ed artista:

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Sasy, fashion designer e chef, tra gli organizzatori del Wunderkammer, compagno sostegno spalla / braccio destro di Diego e autore del blog :https://lightmagazineweb.wordpress.com/

Gli attori di “Shakespeare’ s Tea” :

Gente da Wunderkammer….

Dopo ogni spettacolo, la nostra amica Maria Sibilio scrive una recensione dell’evento. Vi riporto quella che ha scritto per “Shakespeare’s tea”

https://m.facebook.com/events/754420464723140?view=permalink&id=757076844457502

Si può riuscire, massacrando per scelta (?) avanguardistica un Autore come Shakespeare, a rappresentare la celebrazione della morte del teatro?

Sì!

È avvenuto ieri sera a Wunderkammer nello spettacolo “Shakespeare’s tea”prodotto da Liberaimago con la regia di Fabio Pisano.

Nella calda atmosfera di una stupefacente casa del ‘700 si è consumato il “misfatto”, attraverso un viaggio parodistico e frammentario all’interno di opere del Bardo (sonetti, commedie, drammi), apparentemente innovativo e iconoclastico.

Nella intenzione dell’autore, parodia della moda delle avanguardie o del classico? Nel primo caso, operazione perfettamente riuscita. Se no, agli spettatori l’ “ardua sentenza “.

Indubitabili sono stati il talento e la bravura degli attori (Francesca Borriero, Roberto Ingenito, Ciro Giordano Zangaro, Fabio Pisano) che hanno strappato applausi calorosi e prolungati soprattutto quando la parodia prendeva la direzione farsesca della Commedia dell’Arte con accentuazioni dialettali diverse e registri espressivi decisamente più caricati, forse messi maggiormente in risalto dall’alternanza con una declamazione più compassata dei sonetti.

Efficace la sottolineatura, da madrigale, del violino di Viviana Ulisse.

Ringrazio Giancarlo De Luca per le fotografie. Appuntamento venerdì al prossimo spettacolo.