Tratta il mio corpo come la pagina di un libro


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I racconti del cuscino è un film di Peter Greenway basato su un’idea molto particolare che la protagonista stessa così descrive:

Due sono le cose nella vita su cui si può fare affidamento, i piaceri della carne e quelli della letteratura. Io ho avuto la fortuna di godere egualmente di entrambi.

Nagiko è una ragazza giapponese che è rimasta legata ad un rituale che il padre compiva ad ogni suo compleanno: le disegnava sul volto, pronunciando queste parole

Quando Dio creò il primo essere umano vi dipinse sopra gli occhi, le labbra e il sesso. E quando Dio era soddisfatto della sua creazione, inspirò vita nel modello di fango scrivendo su il suo nome.

Il padre disegnava gli occhi, le labbra e il sesso, simboli della percezione, linguaggio e riproduzione, riflesso della produzione intellettuale e artistica che si manifesta nel concepimento e nascita. L’ essere umano e  l’opera d’arte sono entrambi frutto di un processo creativo.

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The eyes, the lips, the sex

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Alla fine del rituale scriveva il nome della figlia sulla base del collo, rinnovando così la creazione di Dio attraverso la parola scritta sul corpo. Nagiko crescendo andrà alla ricerca di un uomo capace di darle la vita come faceva il padre. Dopo aver fatto sesso, invita i suoi amanti a scriverle sul corpo. L’incontro con l’inglese Jerome, traduttore e interprete, sarà fatale. Jerome ribalta il rituale, lei non sarà più la carta ma la penna, e Nagiko inizia a scrivere sul corpo degli uomini. Jerome sarà il traduttore dei testi presso l’editore. Nella creazione di Nagiko l’uomo è un libro, immagine e testo coincidono:

Il libro dell’ Innocente, dell’Idiota, della Vecchiaia, dell’ Esibizionista, del Seduttore, della Giovinezza, dei Segreti, del Traditore, del Silenzio, della Nascita, dell’Iniziazione, della Morte.

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“Su ogni parte anatomica viene esplicitata la funzione dell’organo relazionato a quello della scrittura. Nagiko scrive sull’origine del libro e sulla sua immortalità, stabilendo un’analogia in cui la carne diventa carta, la parola scritta dona la vita, il sangue diventa inchiostro, la penna l’organo riproduttore il cui scopo è quello di fertilizzare la pagina … la scrittura diventa un atto sessuale e la lettura un atto erotico” (Alessandro Marini).

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La ragazza scrive un poema unico diviso in tanti capitoli, ognuno con un argomento, ispirandosi a ‘I Racconti del Cuscino’, uno dei capolavori della letteratura giapponese, scritto da Sei Shonagon, dama di compagnia dell’imperatrice Teishi. Si tratta di un compendio impressionistico delle centinaia di cose classificate per categorie (“cose rare”, “cose che fanno battere il cuore più forte”, “cose che fanno emergere i bei ricordi del passato”, ecc., una specie di blog con tante categorie e pensieri personali), così come scene di vita quotidiana alla corte imperiale giapponese a cavallo del XI secolo, e gli incontri amorosi, un diario che veniva custodito dalle donne sotto il cuscino. Un particolare di questo diario colpisce Nagiko: la cortigiana scrive che prova piacere dalla scrittura di poesie che gli amanti fanno sul suo corpo.

Nagiko farà del suo corpo un libro, quello dell’amore per Jerome. La scena che più mi piace è quella in cui Jerome scrive in inglese e in latino la preghiera del ‘Padre Nostro’ sul corpo di Nagiko, con in sottofondo la canzone di Guesch Patti.

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Jerome tradisce Nagiko e disperato per averla persa si suicida. L’ultima pagina della loro storia è il figlio che nascerà dopo la morte di Jerome. Nel finale elenca le sette cose per cui vale la pena vivere: “Un amante in giardino, l’acqua ferma e scrosciante, l’amore nel pomeriggio, l’imitazione della storia, l’amore prima e l’amore dopo, la carne e la scrittura, scrivere sull’amore e trovarlo”. Il film si chiude con l’immagine di Nagiko che scopre il suo corpo mentre allatta: è interamente tatuato.