Saranno baci.
Sembrano altre cose.
Sembrano vaghi pomeriggi, erranti
nel tempo senza meta, e ci aspettano.
Sul bordo delle labbra, della vita, nomi,
parole tremanti, dei sì, cercano il loro essere,
e non lo trovano;
fanno ritorno ai silenzi, sconfitte.
Più che parlare, avrebbero voluto parlarti,
e non ci sei. Questo tutto che nulla è,
e che vive di tenera, distratta primavera,
sta aspettando di compiersi, al tuo arrivo.
E tutto è labbra, le mie o le tue, oggi divise.
Lo chiamiamo foglie, pomeriggio d’aprile,
brezza, carta, parole. Ma se appari, tutti corrono,
lunghe frenesie impazienti d’attendere, a riunirsi.
E la nube, la luce e le parole,
questa gran solitudine di bocche sole
con le anime sole, saranno baci, incontrati nei baci,
dati da quelle labbra tutte ardenti che si chiamano
assenza, quando termina.
Ho scoperto le poesie di Ulderico Conti mentre sfogliavo Pinterest, erano messe come commenti ad alcune foto, senza titolo e nome dell’autore. Ho scritto un messaggio chiedendo informazioni e ho trovato così Ulderico che mi ha autorizzata alla pubblicazione dei suoi versi. Ne ho scelti quattro, Dove soffia il vento , Schegge , Non chiedermi niente , Arrossisci .
Sul suo blog potete leggere tutti i suoi scritti :
C’è un posto in fondo ai tuoi pensieri dove soffia il vento
Dove le parole girano come mulinelli di foglie rosse d’autunno
È il posto dove ti ho incontrata
Dove hai sciolto i tuoi capelli
Ed io ti ho vista per la prima volta
Sola e splendida come il profumo dell’erba nuova di aprile
Giocavo con il vento
E ho chiuso gli occhi
Ma la tua malinconia dolce mi ha svegliato
E adesso ballo con la primavera dei ricordi
sognando la tua gonna che gira insieme al sole
Schegge
Fredde
gelide come la tramontana di febbraio
Scomposte e sciatte hai sbattuto le tue parole sul tavolo e sei andata via
Le ho osservate per un po’ rotte e disperate
come bottiglie infrante di un vino prezioso
Non le ho toccate
Ho avuto cura di non tagliarmi con le schegge dei tuoi pensieri affilati
Ho deciso
Le lascerò li tra le briciole di frasi morsicate,
il caffè malinconico delle tue sere,
la marmellata di fragola delle tue risate
e le macchie rosse delle nostre confidenze sussurrate.
Ho schiacciato il mio orgoglio
con il candelabro che avevi comprato, pacchiano e goffo,
troppo grande per il tavolino del nostro ultimo incontro.
Ero venuto solo e senza tasche in cui nascondere le mani
Nell’autunno in cui cadde la testa della statua ricordo che avevi scolpito di me
Ma i pregiudizi uccidono la mente e i ricordi graffiano gli occhi
E ora me ne vado
ancora. Solo
e senza nulla tra le mani
In questo nuovo autunno che ha negli occhi i colori vivaci della tua tristezza
e nelle orecchie il suono sordo e cupo di campane di legno che intonano canti senza armonia
Kenne Gregoire
Non chiedermi niente
Non chiedermi niente
Passami attraverso e cammina sulle mie parole
Uccidi la mia fotografia
Strappala dagli occhi e guardala col cuore
Soli
Siamo soli e tu lo sai
Soli guardiamo il cielo e soli sputiamo a terra
Soli ci salveremo dalla nostra infinita guerra-
Non chiedermi niente perché “niente” è l’unica cosa che non posso darti
Guardati i piedi
Piangi se vuoi
Leggi le mie inquietudini e sciogli la tua tristezza
Cancellami e straccia il disegno della mia casa
Ma non chiedermi niente
A chi dovrei chiedere il permesso di entrare?
A chi dovrei dire la mia direzione?
Ho camminato a lungo bruciato dal sole e spossato dal vento
E sono arrivato qui
Dove tu mi chiedi il niente che non ho
Chiuditi dentro
Spranga le porte
Goditi il buio e offrilo al cuore
Ma non chiedermi niente
Perché per niente si muore
Arrossisci
Uno sguardo,
Una parola
le tue guance ti tradiscono.
Un’altra notte
Un altro sogno
Riprendo fiato al buio
È stato questo volerti
Il faticoso perderti ogni giorno
A chiudermi la bocca
A torturarmi gli occhi
Senza pietà ritorna
Ridicolo e spietato
Il paradosso comico
Di essermi abbandonato
E ritrovato
Solo
Una delle mie passioni sono i borghi antichi abbandonati. La meraviglia di questi luoghi è in diversi aspetti: non essendo più abitati non hanno subito cambiamenti dall’uomo con nuove costruzioni in cemento, le architetture sono immerse nella vegetazione (alcune case sono proprio invase e inaccessibili), il silenzio dovuto alla mancanza di persone fa apprezzare i suoni della natura: l’acqua dei ruscelli, il canto degli uccelli, il vento fra gli alberi. È bello girare tra le stradine, entrare nelle case e sentire la vita che il tempo fermo ha bloccato tra quelle mura. Uno dei borghi abbandonati più famosi è Rescigno Vecchia, chiamato “il paese che cammina”. La conformazione del terreno franoso ha sempre causato erosione e cedimento delle fondamenta delle costruzioni, ma i roscignoli non si arrendevano e ad ogni frana ricostruivano le case spostandosi. Le frane più disastrose sono state quelle del 1600 e 1700, poi agli inizi del ‘900 furono costretti a lasciare definitivamente, contro la loro volontà, il paese. Il periodo ideale per visitarlo è in Primavera poiché il colore verde della vegetazione risalta contro la pietra grigia delle case, e le strade sono invase dai ruscelli che scendono dalla montagna. D’estate è tutto secco invece, niente erba e niente acqua per le strade, c’è più gente e si perde tutto l’incanto.
Il Parco Nazionale del Cilento è un luogo meraviglioso, un paradiso della natura con tanti borghi tutti da visitare. Avendo casa a Paestum, ci vado molto spesso, soprattutto in primavera che è la stagione ideale per godere della sua bellezza. Il fiume Calore attraversa l’intero territorio del Cilento e le Gole sono uno dei sentieri di trekking più belli. Si segue il corso del fiume per inoltrarsi poi nel bosco, si scala la montagna e si scende a valle attraversando il ponte medioevale. Le immagini parlano da sole.
"A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì, altre volte di coppie sì, ma non d'amore, ed è il caso più ordinario", p. 1386, R. Musil, 'L'uomo senza qualità'