L’amore? L’amore è un’altra cosa …


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Tu dici che non è necessario, anzi non è nemmeno possibile “sapere come si fa ad amare”? Ti sbagli.
L’amore c’è o non c’è. Che altro resta da capire?
Ma il punto è un altro: quando si invecchia si scopre che le cose stanno in modo diverso, che bisogna sempre “sapere come si fa”, bisogna imparare tutto, anche ad amare. Siamo esseri umani e ciò che accade nella nostra vita viene filtrato dalla ragione. Ed è sempre attraverso la ragione che i nostri sentimenti e le nostre passioni diventano sopportabili, oppure ci paiono intollerabili.
Amare non è sufficiente.
Solo la realtà, i fatti compiuti sono certi. Mi chiedi che cosa disprezzo sopra tutto?
Quel tragico malinteso chiamato amore? O semplicemente il genere umano?
Non disprezzo niente e nessuno. Ma per il tempo che mi resta da vivere, ho intenzione di abbandonarmi a una passione. La passione per la verità. Non tollero di sentirmi raccontare menzogne, e non mi permetterò in alcun modo di mentire a me stesso.
Oltre alla passione e alla felicità esistono anche altri legami fra le persone. Ci sono l’affetto, la pazienza, la compassione, il perdono. Sì, la famiglia è forse uno degli scopi della vita. Ma non risolve tutto.
Una gioia assoluta non l’ho trovata in nessuno. Poi ho letto che forse si tratta della “solitudine della civiltà”. E’ come se il fuoco della gioia si fosse spento sulla Terra. A volte, per qualche istante, qua e là arde ancora. In fondo all’animo umano vive il ricordo di un mondo felice, solare, giocoso, nel quale il dovere è al tempo stesso divertimento, e ogni sforzo è gradevole e sensato. Forse i Greci, ecco, loro saranno stati felici.
Noi invece non viviamo in una vera civiltà, una vera cultura. La nostra è una civiltà di massa, meccanizzata ed enigmatica. Tutti hanno la loro parte, ma nessuno ne trae vera gioia. La civiltà di oggi è la somma di tutte le censure.
Se fossi un sacerdote, un artista, uno scrittore, implorerei ognuno di convertirsi alla gioia, inciterei tutti a dimenticare la solitudine, a farla svanire. A volte provo un gran pena nel contemplare gli esseri umani: corrono in modo sfrenato, si affannano inutilmente, mi verrebbe voglia di dire loro << Smettetela di agitarvi !>>. Non sanno che a volte per vivere sereni basta avere semplicemente un po di pazienza, perché l’armonia che cercano tanto affannosamente – e alla quale, con un termine piuttosto vago, danno il nome di felicità – deriva da pochi e semplici accorgimenti.
Dimmi, perché nelle scuole non si insegna nulla sul rapporto tra uomo e donna? E’ una cosa importante, influisce sulla serenità di una persona. Si dovrebbe parlare ai giovani delle gioie della convivenza, non di <<vita sessuale>>, ma di gioia, pazienza, modestia, appagamento.
Amo la verità e il più delle volte non ho sentito altro che bugie. Ma, che cos’è la verità? come si può guarire e imparare a gioire? Umiltà e coscienza di sé. Il segreto è tutto qui.
Umiltà è forse una parola troppo grossa. Per raggiungerla bisogna saper perdonare, bisogna sapersi disporre a uno stato d’animo straordinario. Nella quotidianità basta essere modesti e sforzarsi di capire quali siano veramente i nostri desideri, le nostre inclinazioni, e poi ammetterli senza vergogna. E sforzarsi di conciliare le nostre aspirazioni con le possibilità offerte dal mondo.
Adesso vivo da solo. Sai, nella vita esistono anche grandi rivincite e gioie. Arrivano tardi, in una forma inaspettata e grottesca. Ma arrivano. Bisogna pagare un prezzo molto alto, ma alla fine la vita ce le concede.
Gioia, naturalmente, non è proprio la parola precisa. Un bel giorno ci si scopre tranquilli. Non si desidera più la felicità, ma non ci sente inariditi o ingannati. Un giorno si capisce di aver ricevuto tutto, il castigo e il premio, e di aver ricevuto secondo i propri meriti. Non si tratta di gioia, ma di quiete e condiscendenza. Si arriva anche a questo alla fine, ma bisogna pagare un prezzo altissimo.
Arriva un momento in cui la tua anima si riempe del desiderio di restare solo, ma non si deve barare. Finché agisci per egoismo, cerchi la solitudine per comodità, o per risentimento, sei ancora in debito col mondo e con tutti coloro che costituiscono il tuo mondo. Fino a quando avrai dei desideri, avrai anche dei doveri.
Dapprima la solitudine è pesante, è una condanna e sembra meglio avere qualcuno con cui condividerla. Sono momenti di debolezza. E speri ancora che possa esserci una soluzione.
Io speravo in un miracolo: l’amore, che con la sua forza misteriosa e soprannaturale dissolvesse la solitudine, annullasse la distanza tra due esseri umani, demolisse ogni muro artificiale che società, educazione, passato e ricordi avevano eretto.
L’amore, che dopo anni di peregrinazioni, torna nella sua terra d’origine, a casa. Per un adulto soltanto l’amore è in grado di restituire quell’attesa piena di trepidazione e di speranza, i momenti in cui due persone si cercano, l’attesa e la speranza che le attraggono l’una verso l’altra, un altrove incontaminato e primordiale. A una certa età a letto non ci si aspetta più dall’altro il piacere sessuale, la felicità o l’estasi, ma una verità semplice e profonda: l’autentica consapevolezza che siamo esseri umani, uomini e donne, e abbiamo un compito comune su questa terra, un impegno che forse non è così privato. E’ impossibile sottrarsi a tale impegno, ma lo si può deformare con le bugie.
Dopo una certa età si pretende la verità in ogni cosa, quindi anche a letto, nella dimensione più fisica e oscura dell’amore. E’ importante essere spontanei, riuscire a sorprendere noi stessi con il dono del piacere, e nello stesso tempo, nonostante il nostro egoismo e la nostra avidità, essere capaci di dare con pari generosità, senza calcolo, senza secondi fini, con leggerezza, quasi inavvertitamente.
Ma l’amore, quello vero, è sempre letale. Il suo scopo non è la felicità. E’ una fiamma più sinistra, più tragica. Un giorno si accende il desiderio di conoscere questa passione devastante, quando ormai non si vuole più nulla per sé,  non si cerca l’amore per essere più tranquilli, più appagati, ma si vuole soltanto essere , in modo totale. Questo accade piuttosto tardi nella vita; molti non conosceranno mai un tale sentimento: i prudenti, gli ingordi, i determinati, gli astuti, i borsaioli dell’amore, fulminei nel rubare un sentimento, abili nell’estorcere un pò di tenerezza e intimità, i vigliacchi, gli accorti … gente vile e meschina.
Infine, può anche accadere che un giorno qualcuno comprenda quale sia lo scopo dell’amore, per quale motivo la vita abbia offerto questo sentimento al genere umano. Lo ha fatto per il nostro bene? La natura non è benigna e non ha bisogno delle illusioni umane, vuole semplicemente creare e distruggere. E’ spietata, ha donato all’uomo la passione, ma pretende che questa passione sia senza riserve. In ogni vita degna di questo nome arriva il momento in cui ci si immerge in una passione come ci si lancia nelle cascate del Niagara. Non credo negli amori esuberanti, quella esuberanza nelle fasi iniziali delle relazioni umane: non bisogna assolutamente fidarsi, la passione non ha niente di festoso. Questa forza truce che incessantemente crea e distrugge il mondo, non si preoccupa granchè dei sentimenti umani. Dà tutto e pretende tutto, esige uno slancio senza condizioni, alimentato della stessa energia primordiale della vita e della morte.
Dietro ogni amplesso, ogni bacio, dei veri amanti, si nasconde il desiderio segreto di annientarsi, quel senso estremo di felicità che non scende a patti con nulla, la consapevolezza che il vero modo di essere felici non è mai stato altro che svanire del tutto e lasciarsi completamente andare a un sentimento. E questo sentimento non ha nessun fine.
L’amore, vale a dire la piena espressione della vita, la perfetta comprensione del senso dell’esistenza e, quale suo esito, l’annientamento. Amare significa semplicemente conoscere appieno la gioia, sapersi donare in maniera incondizionata, e poi morire, come la conclusione di tutte le vicende umane.

verità

Tratta il mio corpo come la pagina di un libro


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I racconti del cuscino è un film di Peter Greenway basato su un’idea molto particolare che la protagonista stessa così descrive:

Due sono le cose nella vita su cui si può fare affidamento, i piaceri della carne e quelli della letteratura. Io ho avuto la fortuna di godere egualmente di entrambi.

Nagiko è una ragazza giapponese che è rimasta legata ad un rituale che il padre compiva ad ogni suo compleanno: le disegnava sul volto, pronunciando queste parole

Quando Dio creò il primo essere umano vi dipinse sopra gli occhi, le labbra e il sesso. E quando Dio era soddisfatto della sua creazione, inspirò vita nel modello di fango scrivendo su il suo nome.

Il padre disegnava gli occhi, le labbra e il sesso, simboli della percezione, linguaggio e riproduzione, riflesso della produzione intellettuale e artistica che si manifesta nel concepimento e nascita. L’ essere umano e  l’opera d’arte sono entrambi frutto di un processo creativo.

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The eyes, the lips, the sex

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Alla fine del rituale scriveva il nome della figlia sulla base del collo, rinnovando così la creazione di Dio attraverso la parola scritta sul corpo. Nagiko crescendo andrà alla ricerca di un uomo capace di darle la vita come faceva il padre. Dopo aver fatto sesso, invita i suoi amanti a scriverle sul corpo. L’incontro con l’inglese Jerome, traduttore e interprete, sarà fatale. Jerome ribalta il rituale, lei non sarà più la carta ma la penna, e Nagiko inizia a scrivere sul corpo degli uomini. Jerome sarà il traduttore dei testi presso l’editore. Nella creazione di Nagiko l’uomo è un libro, immagine e testo coincidono:

Il libro dell’ Innocente, dell’Idiota, della Vecchiaia, dell’ Esibizionista, del Seduttore, della Giovinezza, dei Segreti, del Traditore, del Silenzio, della Nascita, dell’Iniziazione, della Morte.

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“Su ogni parte anatomica viene esplicitata la funzione dell’organo relazionato a quello della scrittura. Nagiko scrive sull’origine del libro e sulla sua immortalità, stabilendo un’analogia in cui la carne diventa carta, la parola scritta dona la vita, il sangue diventa inchiostro, la penna l’organo riproduttore il cui scopo è quello di fertilizzare la pagina … la scrittura diventa un atto sessuale e la lettura un atto erotico” (Alessandro Marini).

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La ragazza scrive un poema unico diviso in tanti capitoli, ognuno con un argomento, ispirandosi a ‘I Racconti del Cuscino’, uno dei capolavori della letteratura giapponese, scritto da Sei Shonagon, dama di compagnia dell’imperatrice Teishi. Si tratta di un compendio impressionistico delle centinaia di cose classificate per categorie (“cose rare”, “cose che fanno battere il cuore più forte”, “cose che fanno emergere i bei ricordi del passato”, ecc., una specie di blog con tante categorie e pensieri personali), così come scene di vita quotidiana alla corte imperiale giapponese a cavallo del XI secolo, e gli incontri amorosi, un diario che veniva custodito dalle donne sotto il cuscino. Un particolare di questo diario colpisce Nagiko: la cortigiana scrive che prova piacere dalla scrittura di poesie che gli amanti fanno sul suo corpo.

Nagiko farà del suo corpo un libro, quello dell’amore per Jerome. La scena che più mi piace è quella in cui Jerome scrive in inglese e in latino la preghiera del ‘Padre Nostro’ sul corpo di Nagiko, con in sottofondo la canzone di Guesch Patti.

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Jerome tradisce Nagiko e disperato per averla persa si suicida. L’ultima pagina della loro storia è il figlio che nascerà dopo la morte di Jerome. Nel finale elenca le sette cose per cui vale la pena vivere: “Un amante in giardino, l’acqua ferma e scrosciante, l’amore nel pomeriggio, l’imitazione della storia, l’amore prima e l’amore dopo, la carne e la scrittura, scrivere sull’amore e trovarlo”. Il film si chiude con l’immagine di Nagiko che scopre il suo corpo mentre allatta: è interamente tatuato.

Marina Abramovic Gianna Nannini – il sesso l’amore e la sua fine


Nell’articolo che ho scritto, intitolato “Era bello” e che potete leggere qui https://danielamargherita.wordpress.com/2017/02/09/era-bello/ , ci sono due elementi che sono passati inosservati e che invece aprono e chiudono il mio discorso.

Nel dialogo fra le due persone, Lei dice: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli? 

Questa frase è il ritornello della canzone di Gianna Nannini che si chiama ” Io” , come viene detto appunto nel dialogo, che vi invito ad ascoltare:

Io che non ho capito niente
Tu che non mi basti mai
E mi dai tutto

Io che non so fermare il tempo
Tu che non mi vedi mai
E sono dappertutto

Scendi dal mio letto scendi
Scendi dal mio letto scendi

 L’amore è bello solo se lo fai con me
Allora che ti meravigli ?

 Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida
Come un bacio
Come la pioggia il sentimento
Spegnera’ la nostra rabbia
Solo una goccia
Sopra il viso
Poi ancora il sole

 Io che non so
Lasciarti e vivere
Tu che non mi ascolti mai
E parli a vanvera

 Tu che accendi e pieghi il desiderio
Si ! decidi solo tu
Mi fai passar la voglia

 Scendi dal mio letto scendi
Scendi dal mio letto scendi

 L’amore è bello solo se lo fai con me
Allora che ti meravigli ?

 Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida
Come un bacio

Come la pioggia il sentimento
Spegnera’ la nostra rabbia
Solo una goccia
Sopra il viso
Poi ancora il sole

L’altro elemento trascurato è la foto che ho messo in chiusura dell’articolo. In quella foto ci sono due persone, un uomo e una donna, seduti uno di fronte all’altro mentre si guardano. La donna è l’artista Marina Abramovic e la foto la ritrae in una performance artistica diventata famosissima. Il senso di quello che vedrete nel video va anticipato da una breve presentazione dei due protagonisti. Dopo una relazione sentimentale e artistica durata dodici anni,  tra il 1976 e il 1989, Marina Abramovic e Frank Uwe Laysiepen (Ulay), crearono la loro ultima performance, The Lovers, nella quale partirono a piedi dai due estremi opposti della Muraglia Cinese (Ulay dal deserto del Gobi e Abramovic dal Mar Giallo) per incontrarsi a metà strada dopo novanta giorni e dirsi addio. Ciascuno aveva camminato per 2500 km. Da allora, Ulay e Abramovic non hanno mai più lavorato insieme.

Nel 2010, durante l’importante retrospettiva dedicata a Marina Abramovic al MoMa (Moderne Museum of Art di New York ), dal titolo The Artist is Present, l’artista è rimasta seduta immobile su una sedia per sette ore ogni giorno, per tutta la durata della retrospettiva, cioè dal 14 marzo al 31 maggio, guardando negli occhi senza parlare chiunque volesse sedersi davanti a lei. Il primo giorno, fra l’alternarsi delle persone  (ognuna con gli occhi fissi in quelli dell’artista), senza preavviso Ulay si è seduto davanti a lei, come uno dei tanti spettatori. Ecco cosa è successo:

Un minuto lungo un’eternità, in silenzio, e il passaggio nei loro occhi di tutto quello che è impossibile da dire ( lost in translation ). Poi Marina Abramovic si sporge sul tavolo che li separa, allunga le mani e prende quelle di Frank Ulay.

Nel video emerge la loro passione intatta nonostante il tempo e la separazione. Attualmente tra i due è in corso una disputa giudiziaria: Ulay chiede soldi alla Abramovic, un risarcimento dei diritti per la realizzazione di molte delle opere senza la sua firma. Si potrebbe pensare di conseguenza che quello che è accaduto al MoMa sia stata una finzione, ma non è così: il lavoro e la sfera affettiva sono due mondi separati (e nel loro caso è stato uno dei motivi della separazione).  Il loro amore è finito e quel minuto resterà uno dei ricordi più intensi, la testimonianza di come un sentimento vero e forte non si esaurisce con la fine di un rapporto, resta in noi, è nel nostro fiume sotterraneo, leggi in proposito https://danielamargherita.wordpress.com/2016/12/19/stop-by-this-river/ )

Era bello


27.06.2015

  • LUI : Comunque a me piaceva farlo con te
  • IO : Anche a me, ma so cosa pensi e so le tue convinzioni
  • LUI: Bhe allora dimmele così le scopro pure io
  • IO: L’amore non è bello se non lo fai con me, allora che ti meravigli?
  • LUI: Bambini?
  • LUI: Nannini?
  • IO: Si, te l’ho sempre dedicata ma non l’hai mai ascoltata
  • LUI: Bhe, è pretenziosa non credi?
  • IO: No, tu sei presuntuoso e orgoglioso
  • IO: E capatosta
  • IO: Stai pensando?
  • LUI: Scusa, la frase è chiara … Dici a me che posso godere solo con te
  • LUI: È presuntuosa da parte tua
  • IO: No. La Bellezza del sesso è diversa dal godimento. Insieme era bello. Tu pensi solo al godimento. […..] Ci stai pensando? Vogliamo aspettare e far passare altri tre mesi?
  • LUI: Daniela, a me sembri confusa
  • IO: Ti sto prendendo in giro, ma fare l’amore con te per me era bello
  • LUI: Era bello farlo insieme è vero
  • IO: Esatto
  • LUI: E con molte altre non lo è stato. Ma non ti mettere in competizione, per favore
  • IO: Assolutamente. Non mi interessa, non è il sesso che mi interessa di te
  • LUI: Ah no? Pensavo di sì.
  • IO: Tutto intero, e tu mi hai detto di no
  • LUI: Vero. E quei motivi sono rimasti
  • IO: Ti dissi che potevamo continuare a vederci facendo solo sesso, ma tu non volesti
  • LUI: Esatto. Per cui, vederci ???
  • IO: solo sesso?
  • LUI: Non funziona e lo sai
  • IO: sei tu confuso
  • LUI: Ahhhhh no
  • IO: Ahhhhh si
  • LUI: Ti assicuro su questo no
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E QUEI MOTIVI SONO RIMASTI

 

Il dandy Yinka Shonibare: se la società non mi vuole, io la rifiuto


Yinka Shonibare MBE (Ordine dell’Impero Britannico, tra le più alte onorificenze),  è un artista nigeriano, nato a Londra nel 1962, dove vive e lavora attualmente. Il suo stile è caratterizzato dalla fusione di universi diversi, la cultura afro con quella british. Shonibare, anche se nato in Inghilterra, ha avuto in questo paese le stesse difficoltà dei suoi connazionali emigrati alla ricerca di una vita migliore. Nei lavori dell’artista non c’è però una palese denuncia moralista del sistema sociale. Quella che viene mostrata è la bellezza estetica nella fusione delle due culture, visibile al primo sguardo, ma a livello allegorico il significato che viene espresso è molto più forte. L’atteggiamento mentale di Shonibare da “dandy” contemporaneo è dunque questa: se la società non mi vuole, io la rifiuto. Egli non ammette mai come positiva l’accettazione sociale grazie al suo ruolo di artista, anzi, approfitta del suo ruolo per deridere ironicamente il pubblico.

Shonibare, il dandy, il degenerato, usa la carta della “differenza tollerabile” , del suo essere un artista, per lanciare messaggi sovversivi, come la seduzione e la trasgressione, lo humour, la parodia.

Il bisogno di sovvertire e di ribellione dissacratoria, di questo artista afro-britannico, si palesa nella serie di tableaux fotografici intitolata “Diario di un Dandy Vittoriano” (1998) in cui egli stesso, ironicamente, interpreta il personaggio principale della messa in scena, ispirata al ciclo di quadri di William Hogart “La carriera di un libertino” (1732-33) che potete vedere qui di seguito elencati:

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Nei panni della figura del dandy nero, l’artista troneggia al centro di ogni immagine, magnifico e sprezzante, circondato da uomini e donne in costume che, con espressioni enfatiche e gesti esageratamente teatrali, si mostrano vittime del suo fascino:

Shonibare capovolge/stravolge le gerarchie a cui siamo mentalmente abituati nella tradizione artistica della cultura occidentale, in cui la figura del nero è praticamente assente, oppure è usata come elemento pittoresco o in ruoli subalterni. Il ribaltamento dei ruoli è tuttavia rappresentato con modi kitsch che suggeriscono l’idea che la Storia possa essere altrettanto falsa della finzione.

Tre sono gli elementi caratteristici del suo stile: il fascino della seduzione, il potere della finzione, la vulnerabilità del desiderio, e tutto realizzato spesso nel suo lavoro con un uso smodato dei colori, bagliori, suggestioni. Come dice lo stesso Shonibare:

L’eccesso è il solo mezzo di sovversione legittimo: rifiuta la povertà e la povertà rifiuterà te. L’ibridizzazione è una forma di disobbedienza, una disobbedienza parassitaria rispetto alla specie ospite, una forma eccessiva di libido, è sesso gioioso. L’unica disobbedienza consentita consiste nell’impossibilità di obbedire a tutti, il produrre un oggetto d’arte che, proprio in virtù delle sue stesse ambivalenze, nega ogni nozione di lealtà. Vorrei produrre il fantastico, cerco di raggiungere l’estasi. Desidero ardentemente il godimento, il mio desiderio di una bellezza radicale mi provoca un genere di dolore che mi colpisce fino in fondo all’anima“.

La provocazione, lo scandalo, raggiungono il culmine della perfezione estetica, del godimento visivo, nelle sue installazioni con manichini decapitati, abbigliati con costumi tipicamente settecenteschi, ma riprodotti con stoffe a stampe batik, tipicamente africane. Shonibare ripropone i celebri capolavori del periodo (sono citati esplicitamente artisti come Gainsborough, Fragonard, Hogart), in tre dimensioni, tra trine, pizzi, volant, bagliori dorati, anche se i manichini decapitati ricordano con umorismo quele sarà il destino violento che metterà fine al lusso e alla voluttà dell’ aristocrazia.

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7e87a207f1a927f4f67dc4aa4f2e707e e4fb906ea36b92f3b2ca1f271e7ff2f1 0c63ff5a2dca29107eb8e5967ba6ee4b 7b77eec7b3f8dde90d0e8018c79359e9“In tutte le culture gli abiti rappresentano lo spazio deputato per un complesso circuito di forme d’identità, un involucro che cerca di rendere visibile un sistema di desiderii e di aspirazioni, sensoriali e spirituali. Attraverso il modo di vestire si esprime pubblicamente la propria classe sociale, la propria appartenenza etnica, la propria sessualità, ma si dà anche corpo alle proprie fantasie su ciò che si vorrebbe essere” (C. Perrella).

Gli abiti sono quindi una facciata, e gli abiti di Shonibare sono uno schermo su cui l’artista proietta le diverse identità sociali. Egli stesso afferma:

“Il degenerato etnico deve abbigliarsi per impressionare, il dandismo per il degenerato è tutt’altro che frivolo, è un modo di prendersi la propria libertà”

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Open your eyes


Avevo conosciuto una persona su una chat, ci fu subito intesa, dopo pochi giorni ci sentimmo al telefono e trascorremmo cinque ore a parlare. Decidemmo di vederci, ma per vincere le mie paure e insicurezze mi disse di bendarmi e lasciare la porta di casa aperta per farlo entrare. Non ho avuto paura, avevo una fiducia e abbandono nell’altro che non avevo mai provato. Quando arrivò lo senti ma non perché parlasse o facesse dei rumori, sentivo la sua presenza, ero felice, sorrisi e allungai una mano nel vuoto.

Mi tolse la benda dopo aver fatto l’amore e mi chiese: “potresti innamorarti di me?” , e io “si”. Poi mi chiese di scrivere su fb che ero felice, e io scrissi “mai stata così felice in vita mia “. Poi mi chiese se mi sarei tatuata le sue iniziali sul mio corpo …

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No, le iniziali proprio no, “non ti conosco, non c’è niente fra di noi, che senso ha? “. Sta’ storia della richiesta di tuatuarmi le sue iniziali era un tarlo, così un giorno mi chiese di scriverle a penna per accontentarlo e così feci. Dopo qualche giorno chiese di rivederle  … ma io mi lavo !!!!!! Che fine potevano fare secondo voi ??? Apriti cielo e scroscia a diluvio ….. Non era difficile da capire cosa cercava: dominio, una che si lasciasse dominare. A me piaceva, ma come carica sessuale, come donna invece aveva sbagliato persona, e mi rimproverava pure !!!! Diceva ” tu ti lasci dominare quando vuoi tu “. Lui invece pensava fosse in altro modo in cui condurre il gioco a suo favore  …

45c8f13c61c0247517512b823cb5fff6Non vi fate idee strane. Ognuno di noi ha le proprie fantasie sessuali, lui stava vivendo la sua. Ma la richiesta delle sue iniziali tatuate ad una sconosciuta era troppo. Forse aveva letto Histoire d’O e sognava una schiava d’amore in suo possesso.

Personalmente penso che abbia perso un’ occasione, era così preso dalle sue fantasie che non vedeva chi aveva davanti e con quanta innocenza e fiducia gli si era donata. Abbiamo continuato a frequentarci per un po di mesi, ma quando gli chiedevo di lasciarsi andare diceva che volevo mettergli vincoli, privarlo della libertà, avere una relazione esclusiva. Sono stata un bel gioco per lui, mi sono divertita anch’io, ma non era paritario: volevo anch’io le mie iniziali sul suo corpo, che scrivesse pubblicamente “che non era mai stato tanto felice in vita sua” , che si fosse concesso la libertà di potersi innamorare di me. E invece no, doveva giocare lui solo e io dire solo “si”.

Ecco, una bella sigaretta e finiamola qui.

Madre


Madre, Sibilla senza Tempo
un tempo il tuo richiamo ho spento
e ora fa paura la tua voce
perché non conosci il mondo
ma l’istinto della croce.

Feroce, non hai occhi
non hai braccia
non hai sesso.

Nel limbo scisso
chino il capo
sul mio amore
risolvi
assolvi
in colpa
il mio destino
tua progenie
senza nome.