Un libro senza parole


Se ti baciassi adesso, come stanotte, in sogno. L’ illusione del tempo, l’eterno presente che ci dona lo stesso inganno. Smetteremmo di amare se potessimo non ricordare. Vorrei essere una foglia trascinata dal fiume. Una mela che cade dal ramo. La neve che si scioglie per assetare la terra. Un’onda allungata sulla riva. Un gabbiano che annuncia tempesta. Un libro senza parole.

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E lo sognavo, e lo sogno


sogno

E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie,
e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso
solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia

Arsenij TarKovskij

Il sogno di Maria


maria

L’iconografia della Pietà è di origine nordica, nata in Germania nel 1300, ispirata da un testo di Simeone Metafraste che racconta della Vergine addolorata che, col cadavere di Cristo sulle ginocchia, si ricorda di quando lo cullava da bambino.
L’iconografia arriva in Italia nel 1400 ma in queste opere la Vergine è rappresentata sempre anziana e si nota un evidente contrasto tra il corpo piccolo della Madre e quello rigido e ingombrante del Figlio.
germanMichelangelo innovò la tradizione concependo il corpo di Cristo adagiato sulle gambe di Maria con naturalezza. Le due figure si fondono raccordate dall’ampio panneggio e chiuse in una composizione piramidale. Originale è anche l’inaudita rappresentazione dei sentimenti: la Vergine non è anziana e straziata dal dolore, ma è ritratta con un volto giovane ed un’espressione triste e trasognata, mentre regge il corpo del Figlio ugualmente giovane e come addormentato tra le sue braccia.
pietà

Questa interpretazione venne fortemente criticata dai contemporanei che ritennero le figure di eccessiva bellezza e la Vergine non poteva essere più giovane del figlio. Michelangelo si difese affermando che non voleva rappresentare la scena con scopo narrativo ( la Morte di Cristo ) ma che era interessato all’aspetto simbolico: Maria è giovane come quando concepì il Figlio.
In realtà Michelangelo ha ritratto Maria in un momento di raccoglimento interiore e quello che traspare dal suo volto è l’espressione di una ragazza in preda al sonno.  Quello che sta sognando è un sogno profetico che si materializza davanti ai nostri occhi: Maria sa già dentro se stessa qual’è il suo destino, sul suo volto leggiamo la rassegnazione e accettazione della volontà di Dio, sul suo grembo il figlio a lei destinato.
I sogni sono profetici e, secondo il pensiero di Michelangelo, l’uomo che cerca la verità, non deve cercarla nel mondo perché il sapere è già presente, ma nascosto, in lui.

Tutto il sapere è già nella nostra anima e i sensi offrono solo lo stimolo, spunto, ispirazione, per aiutarci a ridestarlo

E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno. aurelio-amendola-michelangelo-pieta-02-665x460

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie,
e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso
solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia  (Arsenij TarKovskij)
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Il sonno del mattino


Daniel Murtagh 3

Ho dormito. Per metà della mia vita,
ho dormito: sono stata felice.
Finchè, morendo, tu non m’hai svegliata
e detto: “Guardalo, il tuo amore. Guarda
che fragile finzione, quel che credi
duraturo, eterno!”. E mi ha colpito
il viso il tuo alito guastato.
“Tanto vale non amare. Tanto, credi,
dar fuoco a tutti i ponti”. Dunque anche tu
dormivi quando m’abbracciavi? Forse,
all’amore giovane, è complice
dei sogni – fitti e illesi – la penombra,
come nel breve sonno mattutino?
Eccoci al giorno che distrugge. Svegli,
ci guadiamo in faccia – ed è ben duro
continuare, in questa luce cruda

Armanda Guiducci

Possessione luminosa


Come questo vento
voglio essere figura del mio calore
e, lentamente, entrare
dove riposa il corpo tuo
d’estate, avvicinarmi
a lui, senza che mi veda;
arrivare, come polso aperto,
pulsando nell’aria, essere
figura del pensiero mio di te, in sua presenza:
carne aperta di vento,
dimora d’amore nell’anima.
Tu – delicato avorio di sogno,
neve di carne, quiete
di palma, luna in silenzio –
seduta, addormentata, in mezzo
alla stanza. E io, entrando
come acqua chiara, inondarti tutto il corpo
fino a coprirti e, restare
così, integro dentro
come l’aria in un lampione,
incendiandoti nel mio corpo,
illuminando la mia carne,
tutta, ormai, carne di vento.

Emilio Prados