Il ritorno della parola


Dopo che mi lasciasti sola su quel treno che portava a Milano, dal momento che ti alzasti e senza ne rivolgermi uno sguardo e neanche un saluto scendesti indifferente e infastidito, rimasi li incapace di qualsiasi reazione. Ero nel vuoto assoluto e piangevo in silenzio, non so per quanto tempo, poi mi accorsi guardando fuori che non sapevo dov’ero, era una periferia sconosciuta, avevo superato Milano e chissà in che posto ero finita. Scesi ad una fermata appena il treno si fermò e ne aspettai uno che mi riportasse indietro a Milano, avevo telefonato a degli amici che mi vennero a prendere.  Dopo due giorni tornai a Napoli. Da allora ero rimasta in una bolla di silenzio, cancellai tutto quello che avevo scritto sul mio blog, non pensavo nulla e non avevo nulla da dire.

La cosa strana è che, oggi posso constatare, non ho risentimento, sapevo che sarebbe andata così, te lo dissi pure quel giorno a casa tua: “questo è un addio”. È stato difficile chiudere con te, e volevo farlo da vicino non per telefono. Tutto il silenzio è in proporzione al dolore della perdita. E ora che resta solo il ricordo posso ritrovare la parola, posso scrivere. Posso dire quello che mi era negato dire e fare con te: io amavo la tua voce, la curva delle tue spalle, il sorriso sarcastico, mi piaceva dormire e svegliarmi con te. Posso ora col pensiero accarezzare il tuo viso, stringere le tue mani, darti dolcezza tenerezza affetto tutto quello che per te non era compreso nel nostro rapporto, che ti faceva sentire costretto, legato, calato in un ruolo che non volevi.

Non resta che il ricordo. Sono già fuori tempo massimo per parlare di te.

 

Il sigaro e il bacio


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Buttasti via il sigaro e
Allo stesso modo un bacio
Gli occhi oltre la mia spalla
Desideravano la partenza
Neanche un muto sguardo
Occhi dentro occhi
Per mitigare l’abbandono

Il treno partì per te solo
La destinazione non era nostra
Per noi nessuna Terra Promessa
Ferma sulla banchina
Guardavo crescere la distanza
Un punto dissolto all’orizzonte
Segnava la fine della tua presenza

Un treno partì


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Un treno partì in orario.
La destinazione non era mai stata nostra.
Scegliemmo il tragitto più lungo.
La distanza nella distanza.
Nessuna fermata nel raggio dello sguardo.
Partimmo per restare nell’altro.
La partenza nella partenza.
Arrivare non è più importante.
Il luogo da raggiungere è dovunque qui.
Qui dove tutto è rimasto identico
i profumi i rumori sono gli stessi. Chi li percorre?
Li percorriamo al contrario
senza memoria ciechi senza risposta.

No. Non riuscimmo a fermarlo il vento.
Entrò nel passato.
Spazzò le foglie dal paesaggio. Spazzò i volti.
Entrò per restare un’ombra.


Domenico Brancale – Per diverse ragioni
 (Passigli, 2017)