Se il vento spalancasse la finestra
l’ultimo calice di cristallo andrebbe in pezzi
preziosa reliquia del mio passato
appena consumato
un’ultima volta a cena
un’ultima volta in mano
strappato via il lenzuolo
brividi improvvisi sulla schiena
soltanto un sussulto, paura, freddo
nell’ansia del sonno interrotto
a chiedersi all’improvviso dove siamo.
Se ancora in vita si potesse
cancellare il tempo
il cambiamento
fermare la mano sul tavolo
le dita in gioco sul calice
mentre con te distrattamente parlo
nella luce della sera
prima di dirsi ciao, a domani
è stato bello rivederti
si, certo, ci rivedremo.
C’è un impulso vero
E pochi sobbalzi – entusiasta.
Io so cosa fare:
Sentire senza pace le cose
Dicevi che è un dono
<<Un dono che fa male>>
Ma io guardo sotto
E’ perfetto nella sua
Inconsistenza – mare
Non può salire
Regge il suo farsi senza fondo
Nel pozzo che vedo anche io
Perché soffro i silenzi come un
Neonato
E solo le comete conoscono
I passaggi – tra sinapsi e globuli
Sparerei un canto che è solo
Sangue trattenuto
Ma quanto bene mi fa
Guardarti dopo anni senza volerti
Musa
Per dirmi quello che rimane fuori
Dalle parole – le altre
Quelle che non si dicono
Con il peso dell’ironia e l’abisso
Facile – è così, è così:
Sentirmi lontana dal mio sentimento
E fingermi a posto.
Dovrei rispondere solo a me,
Dici che troverei la meraviglia
Ma quel verso non sai indirizzarlo
Io non voglio alcun atto
Nel teatro qui sotto
Io pretendo il mare in cima
Che resta:
Ci sono cose che ritornano
E non avvisano
Le vedo,tra una mano mai chiesta
E la voglia di intrufolarsi
Nel giardino privato
Con il piacere di una sola carezza.
Nessuno apre
Ma non chiederti le cause
Vale solo la forza degli effetti,
Come guardare il vento che passa
E volerne prendere parte
In mezzo a una forma,
A un amore che squilla.
Come questo vento
voglio essere figura del mio calore
e, lentamente, entrare
dove riposa il corpo tuo
d’estate, avvicinarmi
a lui, senza che mi veda;
arrivare, come polso aperto,
pulsando nell’aria, essere
figura del pensiero mio di te, in sua presenza:
carne aperta di vento,
dimora d’amore nell’anima.
Tu – delicato avorio di sogno,
neve di carne, quiete
di palma, luna in silenzio –
seduta, addormentata, in mezzo
alla stanza. E io, entrando
come acqua chiara, inondarti tutto il corpo
fino a coprirti e, restare
così, integro dentro
come l’aria in un lampione,
incendiandoti nel mio corpo,
illuminando la mia carne,
tutta, ormai, carne di vento.
Luce, luce e ancora luce
Non mi stancherò d’invocarti
Perchè tu sei luce
E da quando non ci sei
Sono spenta, la mia bocca tace
Il mio corpo dorme,
L’anima più non ride.
Notte senza fine.
Ogni giorno è un petalo che cade,
sulla tavola immobile
aspetto il vento,il tempo,
mi porterà via come polvere.
Ho scoperto le poesie di Ulderico Conti mentre sfogliavo Pinterest, erano messe come commenti ad alcune foto, senza titolo e nome dell’autore. Ho scritto un messaggio chiedendo informazioni e ho trovato così Ulderico che mi ha autorizzata alla pubblicazione dei suoi versi. Ne ho scelti quattro, Dove soffia il vento , Schegge , Non chiedermi niente , Arrossisci .
Sul suo blog potete leggere tutti i suoi scritti :
C’è un posto in fondo ai tuoi pensieri dove soffia il vento
Dove le parole girano come mulinelli di foglie rosse d’autunno
È il posto dove ti ho incontrata
Dove hai sciolto i tuoi capelli
Ed io ti ho vista per la prima volta
Sola e splendida come il profumo dell’erba nuova di aprile
Giocavo con il vento
E ho chiuso gli occhi
Ma la tua malinconia dolce mi ha svegliato
E adesso ballo con la primavera dei ricordi
sognando la tua gonna che gira insieme al sole
Schegge
Fredde
gelide come la tramontana di febbraio
Scomposte e sciatte hai sbattuto le tue parole sul tavolo e sei andata via
Le ho osservate per un po’ rotte e disperate
come bottiglie infrante di un vino prezioso
Non le ho toccate
Ho avuto cura di non tagliarmi con le schegge dei tuoi pensieri affilati
Ho deciso
Le lascerò li tra le briciole di frasi morsicate,
il caffè malinconico delle tue sere,
la marmellata di fragola delle tue risate
e le macchie rosse delle nostre confidenze sussurrate.
Ho schiacciato il mio orgoglio
con il candelabro che avevi comprato, pacchiano e goffo,
troppo grande per il tavolino del nostro ultimo incontro.
Ero venuto solo e senza tasche in cui nascondere le mani
Nell’autunno in cui cadde la testa della statua ricordo che avevi scolpito di me
Ma i pregiudizi uccidono la mente e i ricordi graffiano gli occhi
E ora me ne vado
ancora. Solo
e senza nulla tra le mani
In questo nuovo autunno che ha negli occhi i colori vivaci della tua tristezza
e nelle orecchie il suono sordo e cupo di campane di legno che intonano canti senza armonia
Kenne Gregoire
Non chiedermi niente
Non chiedermi niente
Passami attraverso e cammina sulle mie parole
Uccidi la mia fotografia
Strappala dagli occhi e guardala col cuore
Soli
Siamo soli e tu lo sai
Soli guardiamo il cielo e soli sputiamo a terra
Soli ci salveremo dalla nostra infinita guerra-
Non chiedermi niente perché “niente” è l’unica cosa che non posso darti
Guardati i piedi
Piangi se vuoi
Leggi le mie inquietudini e sciogli la tua tristezza
Cancellami e straccia il disegno della mia casa
Ma non chiedermi niente
A chi dovrei chiedere il permesso di entrare?
A chi dovrei dire la mia direzione?
Ho camminato a lungo bruciato dal sole e spossato dal vento
E sono arrivato qui
Dove tu mi chiedi il niente che non ho
Chiuditi dentro
Spranga le porte
Goditi il buio e offrilo al cuore
Ma non chiedermi niente
Perché per niente si muore
Arrossisci
Uno sguardo,
Una parola
le tue guance ti tradiscono.
Un’altra notte
Un altro sogno
Riprendo fiato al buio
È stato questo volerti
Il faticoso perderti ogni giorno
A chiudermi la bocca
A torturarmi gli occhi
Senza pietà ritorna
Ridicolo e spietato
Il paradosso comico
Di essermi abbandonato
E ritrovato
Solo
Raccolgo qui una serie di componimenti scritti negli ultimi due anni. Li ho chiamati versi diversi perché non sono poesie in metrica, sono pensieri legati ad impressioni personali, ricordi, momenti, immagini, tutti legati ad un periodo e a una storia vissuta.
FIORI
Non vedrai più il mio viso
Vivo nel riflesso del tuo specchio
Impossibile e consumata sorte
Ora
L’uno innanzi
All’altro tace
Gli occhi aperti
Cedono per il peso
Dei ricordi
Il viso è già memoria
Ed ogni fiore
Che ad occhi chiusi
Brilla al sole di un campo estivo
Giace con gli altri
Su uno schermo bianco
Legati e inesistenti
Ma è il mio viso
Sotto i nostri occhi
Marmaid by Victor Nizovtsev
FILI DI PERLE
Fili di perle
Formano i pensieri
Impetuosi sfilano
Ai tuoi piedi
Vetro in cocci raccogli
Chiusi nelle mani
Non feriscono
Neve candida distoglie
Il tuo fuoco rivolgi altrove
Altro ignoto da conquistare
Il mio canto segua
Il tuo cammino, propizi
L’alba, il tepore del
Risveglio, un solo raggio
Raggiunga il tuo giaciglio
Con perle e sangue
Aprirai gli occhi
Al nuovo giorno
AGAVE (11.08.15)
Piove a dirotto
Pioggia nel pineto
Il suo cuore è un alieno
Curioso degli esseri umani
E di quello che provano
Fiore giallo contro il cielo
Nero, riparo trova
Ascosto sotto l’escarena
In agosto, compagno ignaro
Braccia e mani al suo ristoro
Corolle apre all’aere
Assaggia resina e sale
Disseta lo sguardo che docile
Assale ogni goccia che bussa
Piangendo alla sua porta
Sabbia e acqua alle radici
Silenzio e ombra alle sue spalle
Vita estranea non si sente
Tende baci a chi è vicino
Il suo profumo asperso assorbe
Piange il temporale
Pianto nel mare
Il suo cuore è fiorito
Nella pioggia del pineto
Salta e canta ogni goccia
Le ore eterne del suo amore
NUOVA VITA
Dalla luce il mio colore
Danzano in petto
Onde leggere
Sorge nuova vita
In ogni battito
Nuove costellazioni
Emergono dall’oscurità
Nel mio profondo L’immagine è un difetto Ma il mio esserci
È a un passo dal mio nome
Tutti gli anni
Destinati all’oblio del ricordo
Si accendono
Mi purificano
Come una fiamma
Al leggero soffio del vento
TU SEI MIA
‘Tu sei mia’, e io non sono
Non sono braccia che si stringono
Non sono scacco matto al tuo perdono
Io sono occhi chiusi che mi cercano
Rabbia in petto che ti scuote
Uccello in volo da ammazzare
Sono tua e non ci sono
Tua lontana dal tuo harem
Tua distante dal tuo cuore
ALLA FINE
Nella nascita del corpo L’innocenza è svelata Intera è donata
Ogni volta
Alla fine
Alle tue mani
Che la racchiude
Con gioia di conquista
Ogni tua parola
La mia mente soffoca
Anche i baci sono avidi
Del respiro
Che l’animo necessita
Non ho sete di piacere
E non so cosa sia l’amore
Ma nella tempesta
Che travolge il corpo e le parole
Trovo riparo
Alla fine
Nel silenzio
Chiudendo gli occhi sul tuo collo
IL SILENZIO E L’AMORE
Sorrido muta
Al tuo candore
Nel credere
Che arriverà l’Amore
E non saper ascoltare
Il tempo
Maturo
Il vivere
Nel mio cammino
Riconoscere
Il nodo forte
Che ci lega
A cui non sai dare
Un nome
IL MARE A DICEMBRE (25.12.14)
Baci sopra i sassi
Diamanti nelle mani
Incosciente amore
Brucia sulle sponde
Dà fuoco al suo domani
Inutile ultimo dono
Nella notte di Natale
Me stessa al mare
Sereno e limpido
Testimone e altare
SALUTO ALLA GIOVINEZZA
Vento, cammini dal mare
Col canto tuo silenzioso
Nella mente apri spazi
Limpidi sgombri di nuvole
Col tempo, leggero, smuovi le dune
Sgretoli curve del corpo
Erodi i solchi alle mani
Fiume d’assenzio trascini
Lacrime dal delta di rughe
Degli occhi fino alle punte dei crini
Pupille stanche
Socchiudi, finita l’estate
Saluto la mia giovinezza
Felice
"A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì, altre volte di coppie sì, ma non d'amore, ed è il caso più ordinario", p. 1386, R. Musil, 'L'uomo senza qualità'