Scusa questo mio domandare


 

scusa

                       Scusa questo mio domandare – da Canto di ferro

Amore mio,

è difficile da questo fondo, da questo finale,
dire come mi manchi, come immenso tu sei nel mancare,
adesso che mi sono persa fra masse dure, fra cinghie di buio pesto,
senza divinità, senza la tua mano che tutto sorregge.
Tu mi credi più forte, mi pensi in oro e argento, ma guarda l’orma che lascio,
come di cagna, di passero stanco, di bruco, di mosca.
Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta.
Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa.
Amami come amano i forti spiriti,
senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento.
E scusa questo mio domandare ciò che si deve dare,
questo avere bisogno,scusalo.
Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo,
la rosa al suo profumo, il vino al suo colore, il tuo cuore al mio cuore.

Mariangela Gualtieri

La presunta cecità di Irene


La presunta cecita di Irene , di Giuseppe Peveri in arte Dente (Fidenza 28 febbraio 1976), cantautore italiano.

Irene è molto bella
e ha le spalle più piccole
e gli occhi
gli occhi non hanno una fine
e ha molti biondi capelli
due mani e molte gonne.

Per colpa delle mani
solo due
lei non sa più cosa fare
scegliere un uomo
o prendere il volo.

E l’acqua il sale e la terra
non hanno nessuna colpa,
è tutto ciò che c’è nel cielo
che me l’ha portata via,
la cosa più bella che avevo.

Così le scrivo una lettera su un fiore
tutto nero su bianco
e il vento felice mi aiuta
portandola via.
Vento, adesso vola nel cielo.

Su un fiore che il vento le ha donato
Irene leggerà:
le mani amore non toccano il cielo.
E un giorno di bianchi capelli
avrà gli occhi molto stanchi.

Sentendo i profumi di Maggio
Irene, penserà …